Da una violenza partono le indagini che portano alla cattura dei ciclisti spacciatori

L’Aquila. Operazione Papavero: 9 misure cautelari, 5 in regime di detenzione in carcere e 4 con divieto di dimora nell’aquilano, eseguite dalla Squadra mobile della questura su delega della procura della Repubblica dell’Aquila.

Le indagini sono partire dopo una rapina con violenza sessuale avvenuta il 25 novembre scorso. La vittima è una ragazza residente all’Aquila di rientro a casa. Sul portone la donna è stata sorpresa alle spalle da un delinquente che, dopo averla afferrata per il collo e tappandole la bocca, l’ha trascinata all’interno di un fabbricato inagibile, puntandole un oggetto alla gola e intimandole di consegnare telefono e denaro. Poi ha approfittato di lei. Partite le indagini, i sospetti nei confronti di un gambiano 20enne, richiedente asilo ospitato in una comunità vicina al luogo dell’aggressione, hanno portato alla luce l’attività criminale dell’uomo ben inserito in un gruppo criminale capeggiato da un altro gambiano, richiedente asilo, di 28 anni conosciuto alle forze dell’ordine per spaccio e ricettazione, soprattutto di telefoni rubati. I controlli nel primo mattino sono stati estesi anche ai centri di accoglienza della Marsica e della valle Peligna. Da una  perquisizione effettuata presso il centro di accoglienza in cui il 28enne ha il domicilio, sono stati rinvenuti telefonini, sim, card intestate a soggetti inesistenti rendendo difficile l’identificazione degli utilizzatori. L’attività di spaccio del gruppo era destinata a clienti minorenni incontrati in pieno giorno in centro storico e nei pressi dei palazzi in ricostruzione. Il sistema per non farsi beccare, utilizzato dai pusher è l’uso delle bici per dileguarsi nei vicoli del centro, sottraendosi facilmente al controllo della Polizia. L’utilizzo del dialetto del Paese di origine poi non ha di reso facile lo sviluppo delle indagini, nonostante le difficoltà gli investigatori hanno raggiunto risultati apprezzati dalla comunità.