Nuove buche e vecchi rattoppi che cedono a San Pietro, Eremo del Papa del Morrone

Stiamo per immortalare l’arrivo, a circa 1380 metri sul livello del mare, sospesi tra cielo e terra, ma sul pianoro una colonnina marrone spunta nel bel mezzo del prato verdeggiante.

Un coccio allungato che disturba, chiude la visuale, serra l’atteso abbraccio degli occhi alla chiesa di Santa Croce. I marchi del Parco nazionale della Majella e della fondazione di una nota compagnia telefonica sulla colonna scura hanno la presunzione di raccontare l’edificio in una paginetta incisa che replica parte di quanto già scritto sulla pagina del sito Web del Parco della Maiella dedicata all’eremo di alta quota. La colonna anticipa l’antico romitorio con poca cortesia e poca discrezione.

Eremo di Santa Croce CV Foto Maria Trozzi Report-age.com giugno 2018
Foto Maria Trozzi © Report-age.com

Superiamo l’impatto della lapide installata probabilmente dopo la rovente Estate dello scorso anno. Un fuoco diabolico ha divorato questa fetta del monte Morrone, fino ad arrivare a pochi metri dal romitorio già costruito nel XII secolo. Con il fiato spezzato dalla fatica l’unico sentimento che al momento dell’arrivo si prova è di entrare nell’edificio in pietra e visitarlo, sorseggiando un po’ d’acqua conservata nello zaino. Ad agosto l’eremo circondato dalle fiamme ha rischiato di essere danneggiato e di annerire per gli incendi dolosi appiccati sulla montagna sacra di Papa Celestino V. A salvare e proteggere la chiesetta, operando per giorni, sono stati i vigili del fuoco, i volontari, la Protezione civile e gli spericolati piloti dei Canadair che, con voli al limite del possibile, hanno versato acqua sulle antiche mura. La promessa di tornare sul posto sabato scorso è stata mantenuta. Arrivati sulla vetta il desiderio è  soprattutto di entrare, aperto il cancello in ferro battuto con la croce fusa con il serpente, nell’edificio a pianta rettangolare con volta a botte, ci siamo sincerati dello stato del luogo, la nicchia del santo anacoreta. La chiesa di Santa Croce non versa in buone condizioni, avrebbe bisogno di un intervento di recupero, ci sono delle infiltrazioni. L’imprenditore Pasquale Di Toro si è già messo a disposizione per le riparazioni così come a fine agosto ha garantito mezzi, tempo ed energia, rischiando in proprio, per spegnere le fiamme che hanno avuto la meglio sul monte per quasi 20 giorni. Tra le pareti e il soffitto dell’eremo di San Pietro non mancano le fessure, alcuni buchi sono scoperti, altri sono chiusi da rattoppi ammuffiti che sembrano cedere e delle vecchie toppe di cemento danno l’impressione di staccarsi dall’alto, in più punti.

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