Indagato per un caffè, archiviazione per Damiani sulle perizie al centro oli di Viggiano

Il fatto non sussiste e per Giovanni Damiani, già direttore tecnico Arta, arriva l’archiviazione. Polverizzata dunque l’accusa di aver redatto e consegnato alla procura di Potenza una falsa perizia sul Centro Eni di Viggiano. Idem per l’ingegnere pescarese, consulente di parte dell’Eni, indagato con il tecnico abruzzese per un caffè preso, alla luce del giorno, al Nuvola Rossa. Il fatto contestato risale al 30 luglio 2014 quando dagli uffici amministrativi dell’Arta, dove Damiani lavorava, il consulente Eni e il tecnico escono per un caffè al bar vicino. Si diradano le ombre sul tecnico e le analisi messe in discussione dalla procura di Potenza nelle indagini sui rifiuti al centro olii dell’Eni, in val D’Agri, a Viggiano. 

Giovanni Damiani foto Maria Trozzi Report-age.com 21.10.2017
Giovanni Damiani foto Trozzi

Un linciaggio mediatico per Giovanni Damiani cominciato solo il 17 aprile 2016 quando sul Fatto Quotidiano viene pubblicata la notizia, a firma di Antonio Massari, e si ricama sul fatto che il direttore tecnico Arta era iscritto nel registro degli indagati della procura della Repubblica di Potenza. “L’articolo, farcito di toni scandalistici, di cose non veritiere e corredato di una vignetta infame, riporta brani di intercettazioni del 5 agosto 2014 con tanto di virgolettato, alludendo al fatto che il contatto fra l’ingegnere, consulente di parte dell’Eni, e il sottoscritto consulente della procura prefiguravano una situazione losca, d’intrigo e di complicità nel commettere reati di falsificazione – sottolinea Damiani – Proprio per il clamore suscitato dagli eventi sopra ricordati e per il linciaggio mediatico provocato nei miei confronti da Il Fatto Quotidiano, comunico l’esito di questa vicenda. Il 10 ottobre scorso i 2 pubblici ministeri che mi hanno indagato per 40 mesi dal 2014 hanno chiesto al giudice per le indagini preliminari (gip) l’archiviazione”. Così il 18 gennaio scorso il gip ha disposto l’archiviazione ritenendo che il fatto di reato non sussista sul piano materiale con la conseguenza della non sostenibilità dell’accusa in dibattimento nei confronti di entrambi gli indagati. Trattasi di argomentazione di natura assorbente e, quindi, dirimente. “Solo in questi giorni sono venuto a conoscenza del provvedimento che chiude la vicenda che mi ha segnato profondamente in questi ultimi 5 anni – interviene l’ex direttore tecnico Arta con 40 anni di ininterrotta militanza ambientalista – Dal provvedimento di archiviazione ho potuto constatare comunque la presenza di errori, di illazioni e di inesattezze gravi e sostanziali che hanno connotato il procedimento, senza che mi sia stata data la possibilità di rappresentarli agli inquirenti – aggiunge Damiani già direttore generale dell’Anpa oggi Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). La richiesta di essere ascoltato, inoltrata attraverso il legale di fiducia Veronica Dini ( avvocato del foro di Milano che ha patrocinato per Bussiciriguarda nella causa della discarica Montecatini a Bussi) per poter evidenziare l’estraneità assoluta ai fatti, non ha mai avuto seguito. Per quanto riguarda gli articoli de Il Fatto Quotidiano prendo atto che, ad oggi, l’articolista Andrea Massari non ha ritenuto di sentirmi, né di approfondire i fatti limitandosi a riportare veline e di ricamarci su, cosa che sarebbe stata (ed è) suo dovere deontologico per la delicata funzione pubblica che svolge e per la gravità dei fatti ipotizzati dall’Accusa”. Se Damiani fosse stato ascoltato avrebbe potuto chiarire “Quando sono stato chiamato ad assumere l’incarico di perito di fiducia del Tribunale per assicurare un campionamento di rifiuti e analisi degli stessi, non ero a conoscenza di che cosa si trattasse né quale fosse la controparte e dove si andava ad operare. Cose che ho appurato al momento in cui sono arrivato a Potenza, dalla voce dei pubblici ministeri. Non ho mai redatto quella perizia. Non vi ho aggiunto o tolto nulla nella stesura, né dato suggerimenti per la stessa all’estensore. É stata redatta per intero e in autonomia da un ingegnere dell’Ispra, il mio ruolo è stato di predisporre campionamenti e analisi, effettuate dall’Arta, ad uso del redattore della perizia. Inoltre non ho neppure svolto materialmente i prelievi che sono stati effettuati da 2 Tecnici dell’Agenzia regionale da me invitati. I punti di campionamento sono stati indicati dall’ingegnere dell’Ispra che ne motivava la rappresentatività e la significatività a tutti i presenti all’atto del prelievo: pubblico ministero, Carabinieri, Arta (il sottoscritto e i due Tecnici esecutori). I campioni sono stati immediatamente oggetto di apposizione di sigilli controfirmati da tutte le parti coinvolte presenti al momento del prelievo. Non neppure ho partecipato in alcun modo allo svolgimento delle analisi dei campioni che sono stati trattati dal laboratorio chimico dell’Arta di Pescara e non presso l’indirizzo del mio ufficio come riportato dal giornale. Le procedure utilizzate per le analisi, tra l’altro, avrebbero potuto essere spiegate e verificate data la tracciabilità insita nel sistema operativo di qualità e l’utilizzo di metodiche ufficiali”. In pratica, come ha rilevato sostanzialmente il gip, a Damiani non sono stati contestati fatti precisi, ovvero cosa sarebbe stato falsificato o magari omesso, ma è stata formulata solo un’accusa generica.

“Se fossi stato ascoltato dalla procura e se il giornalista avesse avuto la sensibilità professionale di approfondire le notizie date in pasto al pubblico con disinvoltura, avrei potuto dimostrare non solo la mia estraneità ai fatti e l’infondatezza dell’accusa, ma anche che sono stato accusato di un reato impossibile da commettere per come sono andate le cose, alla luce del sole – chiarisce Diamani che ha fatto parte della Commissione nazionale per le Valutazioni dell’impatto ambientale al ministero dell’Ambiente – Per quanto riguarda i contatti con il consulente della controparte (su cui qualcuno saccente mi ha accusato di leggerezza attraverso i social media, ritenendo la cosa inammissibile) tengo a chiarire che trattandosi di un esame irripetibile, la legge e la giurisprudenza impongono di dare (come ho fatto) comunicazione alla controparte del giorno, del luogo e dell’ora dell’inizio delle operazioni di analisi perché essa, rappresentata da un proprio consulente tecnico, possa esercitare il diritto di assistere per intero allo svolgimento di tutti i lavori analitici e chiedere tutti i chiarimenti che ritenga necessari.  Se si elude questo passaggio, le risultanze analitiche non possono essere utilizzate dall’accusa, né essere ammesse al dibattimento e tutto il lavoro svolto decade. Durante lo svolgimento tecnico delle analisi il consulente è passato una sola volta nel mio ufficio, per pochi minuti, per comunicarmi di essere stato incaricato come tecnico di parte ad assistere alle analisi presso il laboratorio  e che riteneva inutile  presidiare per intero alle lunghe procedure di analisi (protrattesi per molti giorni) data la qualità delle procedure utilizzate dall’Arta e la neutralità e terzietà degli analisti – Damiani aggiunge – Nulla avrei avuto da obiettare e non avrei avuto alcun risentimento se un magistrato, anche a seguito di sospetti vaghi, avesse voluto, com’è avvenuto, indagarmi e farmi intercettare, pedinare e svolgere accertamenti su ogni aspetto della mia vita. Vale il detto Male non fare…paura non avere. Tutto questo non è rimasto in un ambito riservato però, è stato oggetto di un processo mediatico, incurante della mia onorabilità, della mia storia, della mia pratica nel sociale, della sofferenza apportata anche alla mia famiglia e ai miei cari oltre che a me personalmente. Chiedo attraverso l’iniziativa odierna ad Antonio Massari e alla direzione de Il Fatto Quotidiano se non sentano il dovere, accertato finalmente che quanto hanno scritto e ipotizzato era privo di fondamento, di darmi la possibilità di dire come stanno le cose ai propri lettori”. In ultimo Damiani ringrazia quanti hanno continuato a credere e a sostenerlo nonostante il linciaggio: “Voglio ringraziare sentitamente le svariate centinaia di persone e i rappresentanti di Associazioni ecologiste e pacifiste ( Italia Nostra, Marevivo, il Fai, Mila Donnambiente, la Fondazione Alexander Langer di Trento, la Casa della Pace di Verona, l’Ecoistituto Abruzzo, Medici per l’Ambiente , i miei colleghi e collaboratori, gli ex  colleghi, gli amici di battaglie ambientaliste, cittadini e cittadine, amici dell’università e delle società scientifiche a cui appartengo, i molti rappresentanti delle forze politiche che, ad amplissimo spettro (inclusi quelli ritenuti “giustizialisti”), mi hanno comunicato, da tantissime parti d’Italia, la loro solidarietà personale, umana  e la loro assoluta certezza della mia estraneità ai fatti addebitatimi e, il più delle volte, la loro indignazione.  La loro vicinanza mi ha consentito di gestire l’angoscia e il dispiacere che ho vissuto, per tanta ingiustizia mediatica subita. Inviterò l’ingegnere pescarese ex consulente dell’Eni, coindagato e come me scagionato dalle accuse, a prendere un caffè al bar Nuvola Rossa – Damiani conclude con un pizzico d’umorismo – Siete tutti invitati”.

mariatrozzi77@gmail.com