Depurazione, maxi multa per l’Italia già graziata nel 2012. Peggio dell’Abruzzo la Sicilia

“Inquinare e non impedirlo, è veramente un pessimo affare. Ci rimettono l’ambiente, la salute umana e ora anche le nostre tasche” è il commento del Wwf alla notizia che l’Italia è stata condannata dalla Corte di giustizia europea a 25 milioni di euro di multa per mancata depurazione delle acque reflue. Sono oltre 70 le aree e i centri urbani della penisola sprovvisti di reti fognarie o di sistemi di trattamento delle acque di scarico. Tra le 18 regioni maglia nera per la Sicilia dove oltre la metà dei Comuni è inadempiente, ma l’Abruzzo non è da meno. Non sono bastati 18 anni di tempo per mettersi in regola e così la Commissione europea ha chiesto una nuova condanna per l’Italia già graziata 6 anni. che puntualmente oggi è arrivata.

Schizzano alle stelle i canoni per la depurazione in bolletta spesso anche per i residenti di quei quartieri in cui gli impianti non funzionano o sono  inesistenti e il business del trattamento dei reflui come rifiuti speciali nasconde ben altro. Non solo 25 milioni di euro. A questi si aggiungono i 30 milioni per ogni semestre di ritardo per la messa a norma degli impianti. Per l’associazione del Panda “La multa è il frutto di tanti anni di gravi inadempienze sulle normative europee che peraltro l’Italia ha giustamente contribuito a fissare”. La procedura di infrazione era partita 14 anni fa (2004) e l’Italia era stata condannata una prima volta nel 2012La Corte tuttavia aveva concesso un ulteriore termine, l’11 febbraio 2016, per applicare la prima sentenza che coinvolgeva 109 Comuni. Scaduta anche questa proroga la Commissione europea ha chiesto la nuova condanna. “Non sono bastati oltre 18 anni per mettersi in regola, termine in origine fissato al 31.12.2000 – sottolinea l’associazione ambientalista – L’Italia ha ridotto le situazioni fuori norma, ma ha comunque continuato ad avere oltre 70 aree o centri urbani sprovvisti di reti fognarie o di sistemi di trattamento delle acque di scarico”.

 Sono 18 le regioni fuori regola e tra queste l’Abruzzo. Il territorio regionale coinvolto è quello dell’area Castel Frentano – Lanciano (Ch) perché il nuovo depuratore è stato inaugurato, ma nel 2017 con eccessivo ritardo rispetto ai tempi previsti. Il Wwf è preoccupato anche per altre procedure che incombono sull’Italia in materia di acque,  riguardanti l’inadeguata applicazione della direttiva quadro Acque (2000/60/CE), una concernente le derivazioni a scopo idroelettrico (EU Pilot 6011/14/Envi) e una più generale (EU Pilot 7304115/Envi) per la mancata piena attuazione della direttiva, con particolare attenzione all’insufficiente coordinamento, all’assenza di metodologie corrette per gli inquinanti nelle acque sotterranee, ai prezzi dell’acqua in agricoltura e ad altre questioni legate sempre al settore agricolo.

Pescasseroli (Aq) e Lanciano (Ch). In Parlamento sono stati numerosi gli atti a tutela delle sorgenti e delle acque in Abruzzo sollecitati dal Movimento 5 stelle, rimasti inascoltati deputati e amministratori regionali che se ne sono fatti promotori. “Pescasseroli e Lanciano risultano già nella lista nera della Ue, ma decine di Comuni sono sotto procedura e potrebbero essere sanzionati – avvisano il deputato Gianluca Vacca e la consigliera regionale Sara Marcozzi – L’incapacità di mettere a norma i depuratori e gli scarichi di ben 74 agglomerati urbani, sparsi in 18 regioni d’Italia, costringe gli utenti a pagare sia un servizio scadente di depurazione che la successiva sanzione da parte dell’Unione europea. Mezzo servizio e doppio pagamento che palesano una gestione delle acque reflue pessima”. L’Acqua pubblica e la sua integrità è una priorità del governo nazionale per il Movimento 5 stelle così come lo sarà per il governo regionale a guida pentastellata, promette Marcozzi.