Appennino, ironico diario cinematografico sulla questione di vivere nell’area sismica

Dalla lenta ricostruzione del capoluogo di regione, colpito duramente dal sisma dell’aprile 2009, alle odierne vicissitudini delle comunità colpite dai recenti terremoti, con Appennino, racconto cinematografico di Emiliano Dante, la riflessione è risolutiva per garantire un vero sviluppo all’Abruzzo. La proiezione è programmata alle ore 19 del 2 giugno a Lanciano (Ch) presso il Giardino Dora Manzitti. 

“La fragilità del territorio, tragicamente palesata dai terremoti del 2009 e del 2016, impone un indirizzo concertato non solo sulla ricostruzione, ma anche sullo sviluppo economico e sociale dell’intera comunità abruzzese” spiega il movimento Nuovo senso civico (Nsc) alla luce di questo interessante reportage. “Questo sviluppo non deve prescindere dai rischi che, in nome di una strategia energetica imposta dalle lobbies degli idrocarburi, con la compiacenza della politica asservita ai loro interessi e senza alcun vantaggio per i cittadini, potrebbero portare molto presto l’Abruzzo a diventare un’immenso serbatoio del gas, con impatti irreversibili per la salute e l’incolumità degli abruzzesi – chiarisce il movimento cittadino – A cosa serve spendere miliardi per ricostruire paesi e città se quella ricostruzione non è integrata ad altrettante congrue e legittime possibilità di sviluppo economico, sociale e culturale delle aree devastate dai terremoti e di quelle tantissime altre che potrebbero essere interessate da sismi futuri, magari anche stuzzicati da una loro infelice e sciagurata gestione governativa? Questo diario cinematografico aiuta a comprendere che la fragilità dell’Abruzzo, anche determinata da un assetto idrogeologico fortemente instabile, oltre che dall’indiscutibile rischio sismico, non può essere ulteriormente acuita da uno scellerato e indiscriminato sfruttamento delle risorse naturali, a irrimediabile danno di quella terra indomabile su cui continuiamo a costruire le nostre case e dentro cui abbiamo il diritto di vivere senza la paura che si trasformino nella nostra tomba- conclude Nsc – Ben altre sono le risorse dalle quali abbiamo il dovere di incanalare il nostro sviluppo futuro, con un’attenzione particolare per chi calpesterà dopo di noi questo meraviglioso lembo di terra”.

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