Agenti in Stato di agitazione al carcere di Lanciano ancora sotto organico

Lanciano (Ch). Sono in stato di agitazione gli agenti della Polizia penitenziaria del carcere frentano che chiedono un immediato intervento dei vertici del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria per il contratto di lavoro nell’istituto di pena della provincia e domandano l’invio immediato di personale, la revisione della pianta organica, considerata inadeguata alle necessità dell’istituto, l’implementazione dei sistemi di video sorveglianza e automazione.

Le organizzazioni sindacali hanno concordato una nuova organizzazione del lavoro per l’istituto lancianese con turni di servizio in linea con la legge e la previsione di organico data dall’amministrazione, scrive in una nota condivisa i sindacati di categoria: “Il 1 maggio abbiamo cominciato una sperimentazione che avrebbe dovuto apportare i richiesti benefici ai lavoratori del carcere di Lanciano e la giusta organizzazione della Casa circondariale che, giova ricordarlo, deve contemperare le esigenze di sicurezza, trattamentali ed ovviamente i diritti dei lavoratori. Purtroppo il 2 maggio la sicurezza dell’istituto è risultata da subito grandemente compromessa, i 4 o 5 agenti inviati temporaneamente a supporto dell’apertura del nuovo reparto si sono rivelati del tutto insufficienti, i turni di lavoro sono passati da 6 a 8, 9 o più ore i periodi di ferie richieste non sono stati accolti o accolti solo parzialmente e perfino il riposo settimanale è stato in alcuni casi sacrificato. Alle nostre rimostranze l’amministrazione ha contrapposto, adesso, i motivi di sicurezza, affermando che, dovendo anche garantire i diritti fondamentali ai lavoratori, dal 1 giugno tutti i posti di servizio dell’istituto sarebbero passati dalle prescritte 6 ore a 8 ore di servizio – sindacati e poliziotti hanno preso atto del provvedimento assunto per questioni di sicurezza preminenti rispetto a tutto il resto – Chiaramente abbiamo nuovamente indetto lo stato di agitazione, riservandoci di intraprendere ulteriori azioni a salvaguardia dei diritti dei lavoratori e con il presente documento chiediamo al Capo del dipartimento, al sottosegretario Chiavaroli ed al Provveditore regionale Cinzia Calandrino d’intervenire come promesso e, stavolta, di ascoltare le ragioni dei sindacati che lamentano, tra le altre cose, di non essere stati mai ascoltati, ma solo sentiti. Al prefetto chiediamo di essere convocati per esporre le criticità legate alla sicurezza dell’istituto e le possibili ricadute sul territorio – concludono i rappresentanti di categoria – Abbiamo previsto tutto ciò con mesi di anticipo ed a questo punto ci chiediamo dove sia il benessere per chi vive ed opera in questo carcere creato dall’apertura di una nuova sezione e dove sono adesso le risorse che il Dipartimento metterà a disposizione per reali necessità?”.