Orso ucciso a Pettorano: impugnata la sentenza di assoluzione di Sulmona

La Procura generale dell’Aquila impugna la sentenza di assoluzione emessa il 10 aprile dal giudice del Tribunale di Sulmona, Marco Billi, per l’uccisione dell’orso il 12 settembre 2014 a Pettorano sul Gizio, nell’aquilano. Sentenza che ha mandato assolto l’imputato, unico indagato per la morte del plantigrado, perché il fatto non costituisce reato. 

Quando gli investigatori risalirono ad Antonio Centofanti, 61enne operaio Anas, l’uomo ascoltato dal magistrato e difeso dall’Avvocato Francesco Zurlo, spiegò che quella sera per soccorrere la figlia con il bambino a casa, allarmata dai rumori esterni, prese il fucile e si recò fuori l’abitazione. Era brutto tempo e alla vista dell’orso l’uomo, cacciatore per hobby, indietreggiò con il fucile in pugno, scivolò e cadde. Così gli partirono i 2 colpi dall’arma che (attinsero) colpirono il plantigrado alle spalle, a pochi metri dal pollaio antistante l’abitazione. Fu anche medicato in ospedale per le ferite riportate dalla caduta di quella notte. Solo dopo che l’orso fu rinvenuto, in fin di vita, ai margini di un sentiero a valle del paese, il 61enne si rese conto che la notte precedente aveva colpito l’orso tra i pochi esemplari rimasti in vita, nemmeno 50, della specie protetta. Dall’autopsia risultò che l’animale aveva mangiato galline ed era stato attinto da colpi d’arma da fuoco anche precedentemente, ma le ferite erano marginali e si stavano cicatrizzando. Una di quelle della notte tra l’11 e il 12 settembre provocò all’animale una peritonite letale.  “Uccidere un orso è reato” ribadisce l’associazione Salviamo l’orso sempre in prima linea per tutelare gli ultimi esemplari rimasti di Orso bruno marsicano.  “La scorsa settimana  la Procura generale dell’Aquila ha depositato l’appello contro la sentenza del tribunale di Sulmona del 10 aprile – dichiara il presidente di Slo, Stefano Orlandini – Sentenza che mandò assolta la persona che, nel 2014, è stata imputata per aver ucciso a fucilate un orso marsicano (specie particolarmente protetta dalle leggi italiane e europee). Salviamo L’Orso  insieme a Wwf e Lav si era costituito parte civile nel processo ed assieme alle stesse associazioni un mese dopo ha presentato, tramite gli avvocati Elisabetta Ercole e Michele Pezone, al procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’appello dell’Aquila e al procuratore della Repubblica del tribunale di Sulmona, una formale e dettagliata istanza di impugnazione della sentenza assolutoria. La decisione della Procura generale conferma che tutti i dubbi delle associazioni nei confronti della sentenza, rinforzati in seguito alla lettura delle sue motivazioni, erano quantomeno fondati. Siamo soddisfatti dall’attenzione e dallo scrupolo dimostrati dalla magistratura aquilana e convinti che il processo di appello possa finalmente chiarire la dinamica dei fatti e le responsabilità personali. Attendiamo quindi il processo di appello con rinnovata fiducia nell’operato dei giudici, convinti come siamo che l’uccisione di un orso marsicano, una specie in via di estinzione e particolarmente protetta da leggi europee e nazionali, non sia un fatto di poco conto ma un reato grave che un paese civile non può che sanzionare con severità. Il messaggio pericolosissimo che la sentenza di Sulmona ha  prodotto è che uccidere un orso non è reato. Attendiamo ora la sentenza del nuovo processo per  cancellarlo e sostituirlo da un forte richiamo al rispetto della legalità. Aspettiamo dunque che all’orso venga resa giustizia, cosi come a tutti quegli abruzzesi che lo amano e ne difendono il diritto all’esistenza”. I fatti oggettivi di quella notte di settembre: l’animale è stato raggiunto da colpi d’arma da fuoco sparati alle spalle, , il fatto esclude un ‘ipotesi di attacco, ma era già in fuga ed è morto di peritonite causata dai pallettoni molte ore dopo e soffrendo.

Motivazioni Sentenza Trib. Sulmona (Aq) Uccisione Orso

del 10.4.2018

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