Fratini a rischio estinzione, il 2017 peggio del 2016 per il Piccolo Trampoliere

Per gli abruzzesi è una grande responsabilità se il fratino rischia di scomparire dalle spiagge, a lanciare l’allarme è Luciano Di Tizio, delegato Wwf per l’Abruzzo.

Fratino maschio. Foto Marco Carafa Report-age.com 2018
Fratino maschio. Immagine di coeprtina Marco Carafa
Luciano Di Tizio Report-age.com 2014
Luciano Di Tizio

“Nonostante gli sforzi che stiamo mettendo in campo con il progetto Salvafratino, portato avanti dall’Area marina protetta Torre di Cerrano e dal Wwf Abruzzo, dopo i buoni risultati della stagione 2016, abbiamo registrato dati molto preoccupanti nel 2017 e ci arrivano segnali non confortanti dai primi mesi del 2018 – interviene Di Tizio – Il Fratino è 1 dei simboli della biodiversità costiera e farlo scomparire dalle nostre coste sarebbe gravissimo. Purtroppo l’azione dei soli volontari non è sufficiente a salvare questa specie che peraltro è in regressione in tutta Italia. Le cause sono svariate, alcune anche naturali come la predazione da parte di altri animali selvatici, ma nella stragrande maggioranza dei casi la colpa è dell’uomo che sottrae sempre più spazio al Fratino e gli reca disturbo proprio nel periodo della riproduzione, della cova delle uova e dell’involo dei piccoli. Sono di pochi giorni fa gli ultimi 2 episodi. A Vasto (Ch)  una pulizia effettuata da privati con mezzi meccanici fino alla fascia dunale ha arato un ampio tratto di spiaggia. A Pescara si è intervenuti con le ruspe in quella che dovrebbe essere la Spiaggia dedicata al Fratino per prelevare sabbia da utilizzare per il ripascimento. Due operazioni condotte male e in periodo sbagliato che sicuramente non aiutano la presenza del Fratino che nidifica sulle spiagge proprio in questi mesi”. Lo scorso anno  il progetto Salvafratino ha visto la collaborazione tra il Wwf Abruzzo e l’Area marina protetta Torre del Cerrano (Amptc) coordinati con gruppi di volontari e appassionati. Sono stati monitorati 14 siti: Biotopo Costiero di Martinsicuro, Villa Rosa di Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto, Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi, Pescara, Ortona, Riserva “Punta Aderci”, Riserva “Marina di Vasto” con il Biotopo Costiero di San Salvo Marina, San Salvo Marina e Vasto Marina.

Dati 2017

Nidi: 

Nidi Positivi Negativi % successo
All’interno di aree protette 27 6 21 22%
All’esterno di aree protette 26 11 15 42%

Uova:

Deposte Schiuse Non schiuse % successo
All’interno di aree protette 75 17 58 23%
All’esterno di aree protette 73 30 43 41%

Confronto con anni precedenti – Nidi

Nidi Positivi Negativi % successo
2015 44 21 23 48%
2016 50 29 21 58%
2017 53 17 36 32%

Confronto con anni precedenti – Uova

Deposte Schiuse Non schiuse % successo
2015  123  59  64  48%
2016   141  89  52  63%
2017    148  47  101  32%

“Nel 2017 la stagione riproduttiva non ha dato un esito positivo come il 2016 – dichiara Fabiola Carusi, responsabile del progetto Salvafratino per il Wwf Abruzzo – In totale, sui circa 130 km di costa abruzzese, sono stati monitorati 53 nidi di cui solo 17 sono andati a buon fine, mentre 36 sono stati i nidi negativi. Le uova deposte sono state 148, di cui solo 47 sono giunte alla schiusa. Sia per nidi che per uova, la percentuale di successo si attesta quindi al 32%. Come era successo nel 2016, anche nel 2017 il maggior successo riproduttivo si è avuto nelle aree esterne alle aree protette, ma va considerato che è tutelata solo una piccola parte della costa. Nel confronto con gli anni precedenti, si è passati dai 44 nidi individuati e monitorati nel 2015, ai 50 nel 2016 fino ai 53 nel 2017. Uguale crescita si è riscontrata nelle uova deposte che erano 123 nel 2015, 141 nel 2016 e 148 nel 2017. In pratica è probabile che l’aumento di volontari organizzati stia consentendo di individuare un numero maggiore di nidi, ma poi da questi nidi riesce a schiudersi un numero inferiore di uova per molteplici motivi”.

Le cause del regresso. Le cause del regresso possono essere svariate. Sicuramente sono stati registrati casi di predazione naturale sui nidi: cornacchie e gabbiani tra gli uccelli, o piccoli mammiferi come ratti, ricci o volpi, possono arrecare danni a nidi e uova. Anche eventuali piogge molto forti nei periodi di cova possono creare problemi alla specie, come sta accadendo anche quest’anno. Ma è chiaro che i maggiori danni vengono arrecati dall’uomo, direttamente o indirettamente. Innanzitutto la pulizia meccanica delle spiagge nel periodo del corteggiamento, riproduzione, cova e schiusa provoca distruzione di uova e/o disturbo agli adulti con conseguente abbandono di nidi. In secondo luogo la predazione o il disturbo da parte di cani lasciati liberi in spiaggia senza museruola: si tratta di un comportamento vietato i cui effetti possono essere molto pesanti sulla specie. Da non trascurare poi le azioni di vandalismo condotte su alcuni nidi. Inspiegabilmente si sono riscontrati anche casi di furto di uova o distruzione di nidi fatti in maniera cosciente. Veri e propri “crimini di natura”. Infine un fattore generale. La nostra costa è sempre più antropizzata. A parte l’aver costruito su praticamente tutto il litorale e il continuare a restringere le spiagge libere per aumentare le concessioni, durante la bella stagione i bagnanti sono veramente dappertutto con un continuo ed innegabile effetto di disturbo sulla specie.

Il futuro. “Siamo fortemente preoccupati” riprende Di Tizio. “Se vogliamo fare in modo che questa specie continui a vivere sulle nostre spiagge va messo un freno allo sfruttamento totale della costa. Da settimane i volontari del Progetto Salvafratino stanno cercando di proteggere i nidi, le uova e i nuovi nati. Ma ovviamente non si può garantire la vigilanza tutti i giorni da aprile fino a giugno. Le amministrazioni comunali e i balneatori devono adottare sistemi di pulizia della spiaggia meno invasivi, si devono creare zone maggiormente protette con fasce di rispetto dei nidi, si devono effettuare controlli maggiori sulla presenza di cani in spiaggia facendo capire ai proprietari, auspichiamo sensibili alla tutela dei fratini quanto a quella dei loro amici a quattro zampe, che i divieti esistenti vanno rispettati perché servono a proteggere una specie a rischio di estinzione. Non mancano buone pratiche che ci fanno ben sperare. Diversi balneatori sono i primi a cercare di proteggere i nidi, così come amministratori e funzionari di vari comuni si mostrano molto più attenti di quanto lo fossero nel passato. Negli anni è cresciuta la sensibilità di molti, ma purtroppo non basta. Se vogliamo continuare a vedere i fratini correre sulla battigia delle spiagge abruzzesi, dobbiamo fare tutti di più e farlo in fretta”.