Controllori o consulenti delle controllate? Nuovo Senso Civico contro la semplificazione voluta da Arta

Nuovo senso civico (Nsc) interviene sulla proposta dell’Agenzia regionale per la tutela ambientale (Arta Abruzzo) di semplificare le procedure di autorizzazione per le iniziative imprenditoriali che incidono e spesso producono impatti ambientali rilevanti soprattutto per la salute. L’iniziativa annunciata da Arta, il giorno della sottoscrizione del Protocollo d’intesa con Confindustria, garantirebbe un supporto preventivo alle aziende per i progetti sottoposti a procedura di autorizzazione. La proposta Arta ha messo in allarme anche il blog Report-age.com che ne sta seguendo gli sviluppi assieme agli  ambientalisti. 

Laboratorio mobile monitoraggio aria Arta Foto Maria Trozzi Report-age.com
Laboratorio mobile Arta Foto Maria Trozzi

Un conto sono le attività svolte da Arta per conto di privati, limitate e mai in conflitto di interessi con l’attività di controllo dell’agenzia, un altro è trasformare i tecnici Arta in consulenti per le imprese di Confindustria che devono adempiere degli obblighi, in materia ambientale, per realizzare impianti e attività. A questo si aggiunga che il personale dell’agenzia sembrava ridotto all’osso e così le strumentazioni, sino a qualche mese fa! “E ci risiamo – scrive il movimento Nuovo senso civico – Nel mese di maggio l’Arta  ha sottoscritto un Protocollo d’Intesa con l’Associazione Industriali delle Provincie Chieti Pescara. Il fatto già di per sé avrebbe potuto richiamare una certa attenzione per quanti si occupano di tutela ambientale. Volendo evitare preconcetti ci siamo dedicati alla lettura. Le migliori sorprese sono proprio giunte da quanto, con soddisfazione, è stato pubblicato sul sito istituzionale dell’agenzia. E quel che abbiamo appreso è sconcertante. Il Protocollo, per quanto si legge, nasce dalla circostanza che molte imprese lamentano difficoltà nell’interpretazione e nell’applicazione delle disposizioni normative in materia ambientali di cui registrano l’eccessiva corposità e frammentarietà. Certo un problema, ma la soluzione è inaccettabile perché adottata senza tener conto dei principi di trasparenza, efficienza, buon andamento ed imparzialità. Sarebbe bastata qualche circolare o direttiva esplicativa o l’interlocuzione attraverso Faq (domande poste frequentemente), pubblicate sul sito ufficiale dell’agenzia. Questi sono gli strumenti che le pubbliche amministrazioni devono usare. Ed invece no – mette in chiaro il movimento ambientalista – L’agenzia ha deciso di sottoscrivere un accordo che di fatto si fa completamente carico degli interessi delle imprese. Non si tratta di una becera deduzione. É sufficiente leggere quello che è scritto nel Protocollo: I tecnici Arta preposti allo studio e all’istruttoria delle pratiche concernenti il rilascio di parerei e procedure autorizzative evidenziano come di frequente la documentazione presentata dalle imprese sia incompleta od erronea, determinando il probabile esito negativo delle pratiche stesse. Ci sarebbe da sorridere sull’affermazione se non fosse tragica. Si, perché pur seguendo gli iter autorizzativi di tanti progetti, dobbiamo ammettere che non ci risultano iniziative bloccate per erronea o incompleta documentazione. Anzi, tante volte, assieme alle amministrazioni locali, abbiamo invocato l’archiviazione dei progetti per carenze documentali. L’interesse di chi propone è stato sempre ritenuto prevalente, quindi, altro che archiviazione! Caterve di documenti vengono accolti anche quando per legge non sarebbero ammissibili – denuncia Nuovo senso civico – Evidentemente noi abbiamo una visione diversa. Quel che costringe a passare dalla sorpresa allo sgomento è il fatto che sono i tecnici Arta, e lo scrivono nero su bianco, a preoccuparsi del possibile esito negativo dei progetti. Sulla base di quale delega ritengono di poter fare tali valutazioni? Il compito di Arta è assicurare la tutela ambientale e non altro. A questo aggiungiamo che le norme ambientali prevedono la cosiddetta opzione zero, cioè la possibilità che il progetto non venga realizzato quando gli interventi comportino sacrifici ambientali non giustificabili. Tutto questo viene completamente ignorato nel documento. Non basta – aggiunge il movimento – Lo sgomento cresce davanti ad un altro passaggio del Protocollo: l’Arta può rappresentare un centro di competenza tecnico-scientifica idoneo ad orientare le imprese nell’adempimento di obblighi e prescrizioni in materia ambientale. Ad orientare? Come può essere legittimo che un ente possa orientare se deve essere terzo perché deve occuparsi di controllare che le attività vengano autorizzate e si esercitino nel rispetto delle norme ambientali? Il fatto che sia stato redatto e poi approvato un documento con tali contenuti è gravissimo. L’Arta è Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente e non Agenzia per le attività produttive – chiarisce Nsc – Le parole, come diceva qualcuno, sono pietre. Queste sono pietre scagliate contro i cittadini. É del tutto evidente che il Protocollo produce uno sbilanciamento inammissibile degli interessi. A prevalere solo quelli di una parte, tanto che Arta arriva a dichiarare la propria preoccupazione per il probabile esito negativo delle pratiche stesse. E gli interessi dei cittadini e delle comunità? Lo sbilanciamento trova conferma d’altra parte nell’oggetto dell’intesa ovvero fornire alle imprese supporto tecnico amministrativo nella verifica della completezza delle istanze in materia ambientale di competenza dell’ Arta. Tutto questo ha del clamoroso”.

E sovviene una domanda. “Questo accordo non si traduce in una stretta collaborazione tra Arta e imprenditori funzionale alla realizzazione dei progetti? – chiede il gruppo di ambientalisti frentani – In pratica un ente dello Stato che ha specifici compiti di tutela a garanzia di beni costituzionalmente rilevanti come salute ed ambiente si impegna, sulla base di quale provvedimento superiore non si sa, ad offrire il proprio contributo ad evitare che i progetti vengano bocciati. Ottimo e i cittadini? E no, i cittadini devono aspettare di chiedere e forse essere ammessi alle procedure ed alle conferenze dei servizi. Un partecipazione non scontata anche se si tratta di accendere una ciminiera sotto la loro casa o realizzare una discarica di rifiuti tossici davanti alla scuola dei loro figli. E non è detto che possano proferire parola. E no. Il tavolo è tecnico e loro, magari, possono solo udire”.

Tecnici Arta o consulenti delle imprese di Confindustria? “Tutto questo non è ammissibile.Oltre alla sproporzione tra interessi vi è un’altra questione – sottolinea Nsc – L’Arta come tanti altri enti è chiamata a partecipare alle conferenze dei servizi per il rilascio delle autorizzazioni e in quella sede è tenuta a svolgere i propri compiti. Alla luce del Protocollo quale ruolo dovrebbero assumere i funzionari Arta nelle procedure autorizzative? Forse il ruolo di consulenti delle imprese? Cosa potranno fare, in sede autorizzativa, se non certificare quello che hanno già deciso o magari suggerito durante la fase di supporto tecnico amministrativo nella verifica della completezza delle istanze in materia ambientale di competenza, citando il documento? É difficile trovare le giuste parole per esprimere controllati sentimenti di rabbia per chi ha negli occhi i fumi, i maleodori e magari i mali di quanti negli anni si sono trovati a subire impianti che rilasciavano emissioni o polveri o miasmi. Impianti che non venivano, per gli accidenti più vari, sottoposti a controlli. O peggio ancora in alcuni casi autorizzati fuori dai parametri di legge nonostante il supporto degli organi tecnici. No, non si tratta di pure affermazioni.

Il caso Arpam nell’area Frentana. L’agenzia regionale per la tutela dell’Ambiente delle Marche di recente ha scritto una pagina tragicamente storica per i cittadini della frentania e per chi da anni denuncia il degrado ambientale. Su ordinanza del Tribunale amministrativo regionale (Tar) Pescara, l’agenzia marchigiana è stata chiamata, al posto dell’Arta Abruzzo, a verificare procedure e natura delle emissioni del Sansificio Vecere. La relazione ha accertato che i parametri emissivi non rispettavano le disposizioni normative già dal 2011. In pratica l’area frentana per anni è stata invasa da emissioni non conformi eppure autorizzate anche attraverso il supporto tecnico dell’Arta Abruzzo. Scrive il movimento della provincia di Chieti: “Abbiamo sperato che questa vicenda potesse essere oggetto di una riflessione per i vertici Arta che pure avevano di recente dato segnali positivi in materia di controlli. Purtroppo non è andata così. Questo fatto non solo è stato ignorato, con buona pace dei cittadini, ma l’Arta ha ritenuto di sottoscrivere un Protocollo che, come si legge nel comunicato, ufficializza una prassi”.

Supporto tecnico Arta a Confindustria: consuetudine amministrativa? “Se così fosse andrebbe dedotto che Arta già svolgeva attività di supporto? – fa notare Nsc – E con quale trasparenza e sulla base di cosa? Ora potremmo fare altre mille riflessioni, ma c’è un fatto che deve essere chiaro. Se da un lato le agenzie come Arta possono svolgere anche attività per i privati queste attività sono rigorosamente limitate. Non si tratta di una novità. L’Arta compie analisi o attività di studio anche per soggetti non pubblici. C’è una bella differenza con quello che si vorrebbe fare e che mina l’imparzialità di un ente pubblico che nell’interesse dei cittadini e dell’Ambiente deve rimanere terzo. Questo è stabilito in maniera rigorosa anche dall’art. 7 della legge 132/2016: l’esercizio di quel tipo di attività in ogni caso devono essere compatibili con l’imparzialità delle agenzie istituzionali di vigilanza e di controllo e, comunque, non devono determinare situazioni di conflitto di interessi, anche solo potenziale; in particolare, è vietato lo svolgimento di attività di consulenza in favore di soggetti privati su materie sottoposte a vigilanza da parte del Sistema nazionale. Limiti ribaditi anche dall’art. 5 della legge regionale 64/98. Ora come potrà essere mai compatibile l’attività di supporto alla preparazione della documentazione necessaria all’approvazione del progetto con il compito di verifica degli iter autorizzativi?”. Ancora una volta in nome della necessità di snellire, semplificare, agevolare alcuni, si buttano al macero i diritti delle comunità e dei cittadini, conclude Nuovo senso civico: “É inammissibile. Chiediamo immediatamente il ritiro del Protocollo e l’adozione di procedure che garantiscano la trasparenza in ogni attività nella quale Arta è impegnata. Basta anche solo con le prassi delle stanze riservate solo ad alcuni e chiuse ai cittadini. E che sia chiaro, l’Arta è acronimo di Agenzia regionale per la tutela ambientale e non altro”.

mariatrozzi77@gmail.com