Snam comincia ad esportare metano: ad acquistarlo per primo è la Svizzera

La notizia è che Snam rete gas da circa 60 giorni esporta metano e nemmeno ad un Paese membro dell’Unione europea. Questo a conferma che la società punta alla hub del gas (da anni lo segnaliamo anche sul blog Report-age.com) realizzando, fra Trans adriatic pipeline -Tap- e altri, anche il progetto Rete adriatica e riducendo l’Italia a corridoio di passaggio delle nuove condotte, dalla Puglia sino all’Emilia Romagna. A rivelare la fatidica data dell’avvio della prima esportazione di gas naturale targata Snam, in un accurato report pubblicato nel suo blog, è la ricercatrice italo-americana Maria Rita D’Orsogna.

Aggiornamento 1 e 2

Trasformare l’Italia in un hub del gas. Lo vanno dicendo dappertutto i manager dell’Eni e della Snam. Dappertutto ma non nelle comunità trivellande d’Italia” dichiara D’Orsogna, fisico e docente universitario della California State university at Northridge che chiarisce molto della prima esportazione di gas, ad opera della multinazionale, avvenuta il 14 marzo 2018. Nemmeno 2 mesi fa, dunque, la Svizzera ha cominciato a acquistare circa 3 milioni di m³ di gas al giorno dalla Snam. Dunque è la Confederazione svizzera la prima ad beneficiare degli approvvigionamenti energetici italiani, in realtà pensati per l’Europa, per un bisogno ingiustificato di metano visto che il consumo si riduce costantemente dal 2006, necessità inconsistente ma illuminata da parole come strategia energetica per chiedere altri sacrifici enormi ai fragili territori e alle comunità dell’entroterra italiano. La scusa è renderci indipendenti dal gas russo, ma le infrastrutture in corso di realizzazione che costituiranno l’impero della multinazionale è a spese degli italiani, costi fissi in bolletta che lieviteranno in modo esorbitante. Con assurde motivazioni, addotte dai governi italioti di centro destra e centro sinistra, si fa passare il concetto che sia necessario intubare la Penisola per renderci indipendenti dal gas russo, ma trasformando l’Italia in una colonia del dittatore dell’Azerbaijan con il gas azero nelle vene. “Questo sulla scia dei 600 milioni di dollari già investiti in Algeria nel 2017 per importare circa 11 milardi di m³ di gas dal Paese. Oltre all’Algeria ci sono Libya ed Azerbaijan” chiarisce in dettaglio D’Orsogna. Dalla padella alla brace, in breve, con tanto di rischi per le comunità dell’Appennino a cui certo viene nascosto il vero obiettivo . Il serpentone d’acciaio attraversa tutti i crateri in cui si sono manifestati i più recenti e devastanti terremoti italiani. La condotta attraverserà con un tunnel persino le sorgenti del Pescara. Ed è a rischio anche questo bacino imbrifero tra i più importanti d’Europa. E proprio in area a massimo rischio sismico è prevista la centrale di compressione del gas naturale da installare a Sulmona (Aq), guarda caso autorizzata ai piedi di monte Morrone, una settimana prima della prima esportazione di metano della Snam alla Svizzera. In breve, la centrale di spinta del gas naturale sarà costruita  a poca distanza da una faglia, tra le più pericolose d’Italia, così per l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), oggi impegnato con la Snam, ma in tempi non sospetti a svelare i rischi della faglia profonda, a 10 km di profondità da quella più nota del Morrone, sono altri geologi. “Italy is geographically and geologically very well positioned to act as a hub” dichiara l’amministratore delegato di Snam. Tradotto: “L’Italia ha una buona posizione geografica e geologica per agire da hub” ossia snodo del trasporto gas. Parole di Marco Alvera, l’uomo che ha deciso di trasformare l’Italia in un’autostrada del gas. mariatrozzi77@gmail.com

Approfondimento nel blog di Maria Rita D’Orsogna

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