Isolati d’alta quota uniti nella protesta per le strade provinciali: ‘Aprite almeno ai veicoli a 4 ruote’

Pacentro (Aq). Se ne parla da tempo e ma gli amministratori rassicuravano sarebbe andato #tuttoaposto e in breve tempo. Ora i blocchi al posto delle transenne per molte arterie di montagna devastate, completamente chiuse dalla Provincia dell’Aquila. Stamane poi l’ennesima manifestazione di un centinaio di persone per chiedere la messa in sicurezza di questi importanti collegamenti e di rendere fruibili i tratti almeno alle vetture, vietandoli solo alle 2 ruote. Basterà protestare per strada?

Aggiornamento

Angelilli e Salutari

“Le strade chiuse ci dividono la rabbia ci unisce” è scritto sullo striscione portato in corteo contro il provvedimento dell’ente territoriale. Anche alcuni sindaci sono scesi in strada stamane con i cittadini per manifestare tutto il dissenso e le preoccupazioni per l’ordinanza dirigenziale che il 24 aprile ha portato alla chiusura dei collegamenti d’alta quota. “Chiudendo si vanificano tutti gli sforzi che noi facciamo per le nostre comunità – spiega Angelilli –  alla fine le istituzioni che sono sopra di noi non sono in grado di mantenere il collegamento tra le nostre comunità”. Addio attività e imprese che, stando così le cose difficilmente riusciranno a superare la già pesantissima crisi. Ad esprime solidarietà oggi al fianco dei sindaco di Pacentro, Guido Angelilli, anche il primo cittadino di Castelvecchio Subequo (Aq), Pietro Salutari, in corteo verso località San Rocco dove i blocchi sono piazzati da anni per chiedere soluzioni diverse dalla chiusura per le strade malandate e soprattutto minacciando pesanti azioni legali contro l’ente. Il succo della questione in un cartellone: “Territori attivi per la prevenzione. Né prevenzione Né manutenzione. Solo incendi e dissesto dalla vostra gestione”. Francesco De Chellis, gestore del ristorante Fonte romana chiede di poter confrontarsi con i responsabili della provincia per trovare soluzioni diverse e migliori al blocco delle arterie: “Ufficialmente siamo aperti, ma come segno di protesta, in molti hanno disdetto prenotazioni e viaggi perché siamo irraggiungibili” spiega De Chellis.

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