Acqua del Gran Sasso torta e candelina per un anno senza sicurezza

Teramo. Questa mattina nella sede del Wwf l’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso ha festeggiato con torta e candelina il primo anno trascorso dall’ennesimo incidente in cui fu vietato, in gran parte della provincia di Teramo, il consumo di acqua. A distanza di un anno non è chiaro cosa accadde sotto il monte più alto degli Appennini per l’acqua di falda trattata dalla Ruzzo reti e vicina ai laboratori di fisica nucleare e alle gallerie autostradali.

Lanciato 2 giorni dopo l’interruzione dell’erogazione dell’acqua, il 10 maggio, ad opera del Wwf, Legambiente, Arci e Mountain wilderness, all’Osservatorio H2O aderirono poi ProNatura, Cittadinanzattiva, Gadit, Fiab, Cai, Italia nostra e Fai prefiggendosi 3 obiettivi da raggiungere: verificare cosa fosse successo tra l’8 e il 9 maggio (e nei giorni immediatamente precedenti), avviare un confronto con gli Enti competenti per comprendere cosa non funzionasse nel sistema di approvvigionamento idrico dal Gran Sasso e comprendere quali fossero i programmi per la messa in sicurezza definitiva delle acque del Gran Sasso. Per questo, nell’anno passato l’osservatorio ha organizzato 2grandi incontri pubblici in cui i cittadini, per la prima volta, si sono potuti confrontare con tutti i soggetti coinvolti nella gestione e nel controllo dell’acquifero del Gran Sasso: Istituto nazionale di fisica nucleare, Strada dei parchi, Ruzzo reti spa, Parco nazionale del Gran Sasso e monti della Laga, Regione Abruzzo, Arta e Asl Teramo. Molteplici incontri locali per informare i cittadini sulla situazione dell’acquifero del Gran Sasso, una escursione-manifestazione nei luoghi del Gran Sasso da dove parte la distribuzione di acqua, una grande manifestazione per l’Acqua Trasparente a Teramo l’11 novembre 2017 con la partecipazione di 4.000 persone, aperta dai gonfaloni di quasi tutti i Comuni del teramano; innumerevoli richieste di accesso agli atti, incontri e confronto ai competenti Enti locali e nazionali per chiedere informazioni e trasparenza e ancora banchetti, volantinaggi, articoli, interviste, documenti, lettere.

I risultati di questo anno. Non si è ancora giunti ad una ricostruzione di quanto è accaduto tra l’8 e il 9 maggio  2017. Cosa causò la situazione che portò Asl, Arta e Ruzzo Reti SpA, ognuna per le proprie competenze, a vietare il consumo di acqua proveniente dal Gran Sasso non è stato reso noto. In attesa delle risultanze delle indagini della magistratura, nessun risultato sembra essere scaturito dalle verifiche interne agli organi di gestione e controllo dell’acquifero (se mai siano stati effettivamente svolte). Non è stato possibile instaurare un confronto reale con gli Enti competenti perché ci si è trovati di fronte ad un vero e proprio muro di gomma. La Regione Abruzzo ha vietato all’Osservatorio di prendere parte come auditore alla “Commissione tecnica per la gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso”. La Regione ha adottato la strategia di negare partecipazione e trasparenza, vietando alla associazioni che compongono l’Osservatorio, tutte associazioni nazionali individuate dalla legge italiana quali portatrici di interessi diffusi riconosciuti dalla Costituzione, di partecipare ai lavori della Commissione. Una negazione del diritto alla partecipazione che pure viene garantita anche nelle disposizioni dell’Ordinanza 36 dell’8 settembre 2017 Disciplina delle modalità di partecipazione delle popolazioni dei territori interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016 all’attività di ricostruzione. Nessun progetto di messa in sicurezza definitiva dell’acquifero del Gran Sasso, che rifornisce oltre 700 mila abruzzesi, è stato individuato. Si continua a brancolare nel buio con idee estemporanee che si leggono ogni tanto sulla stampa per qualche fuga di notizie e che vengono poi subito smentite. Da più di un anno si mandano a scarico circa 110 litri di acqua al secondo che vengono presi dalle fonti di captazione a più stretto contatto con i Laboratori. Si è appurato che il rischio di interferenza con l’acquifero da parte dei Laboratori dell’Infn delle gallerie autostradali è talmente grave da richiedere interventi che dovrebbero modificare totalmente il sistema di captazione esistente, nonostante gli oltre 82 milioni di euro già spesi per i lavori svolti durante la gestione commissariale Balducci. Non vi è alcun progetto di allontanare le migliaia di tonnellate di sostanze pericolose (nafta pesante, trimetilbenzene, ecc.) stoccate all’interno dei Laboratori. È ancora impossibile per il semplice cittadino conoscere tempestivamente i dati sulla qualità dell’acqua che arriva al suo rubinetto, non essendo stato messo a punto, come invece richiesto fin da subito dall’Osservatorio, un sito web dove riportare tutti i dati sulle analisi effettuate dai vari enti e organismi di controllo. Va registrata la totale assenza della politica. Il tema sembra non appassionare né amministratori locali, né consiglieri regionali e neppure deputati o senatori. Al di là di qualche eccezione, il silenzio sul tema da parte del mondo politico, se si esclude la prima fase a ridosso dell’incidente in cui nessuno ha fatto mancare una dichiarazione ad effetto (magari anche totalmente infondata o irrealizzabile), è stato pressoché totale.

Tutto negativo? Innanzitutto è stato importante vedere come la società civile sia stata capace di mobilitarsi in più occasioni. La manifestazione dell’11 novembre 2017 per l’Acqua Trasparente è stata sicuramente la più partecipata per la nostra città degli ultimi 10 anni. Finalmente è stato messo a punto un Protocollo per la gestione delle informazioni relative agli interventi che i Laboratori di Fisica Nucleare e la Strada dei Parchi svolgono a contatto con l’acquifero. Questo, in realtà, è un risultato positivo solo parziale. In primo luogo perché è incredibile che per ottenerlo sia stato necessario attendere il 2017 quando il problema delle interferenze tra autostrada e laboratori con l’acquifero era stato denunciato dalle associazioni ambientaliste più di vent’anni fa. In secondo luogo perché il Protocollo, appena sottoscritto, fu clamorosamente disatteso in occasione delle prove di trasporto di materiale radioattivo per l’esperimento Sox. Sono aumentati i sistemi di controllo dell’acqua prima della distribuzione. L’Arta, pur lamentando carenze di organico, ha dichiarato un aumento dei controlli (4 mila negli ultimi 6 mesi) e la Ruzzo Reti SpA, seppure in ritardo rispetto a quanto ipotizzato, ha messo in campo Early warning, un sistema che entrerà a regime tra sei mesi e che dovrebbe essere in grado di misurare una serie di parametri (idrocarburi, sostanze volatili, Toc, torbidità, conducibilità, ph, redox, temperatura, ecc.) garantendo il controllo in tempo reale e da remoto della qualità delle acque. È stato anche acquistato un gascromatografo di massa che servirà in particolare a rilevare le sostanze aeree. Ovviamente si tratta di misure importanti per la tranquillità della distribuzione, ma che non risolvono la problematica della sicurezza intrinseca del sistema poiché intervengono solo a valle del sorgere di un eventuale problema.

Peraltro il tutto avrà un costo notevole, circa 700 mila euro, che non dovrebbe essere sostenuto dai cittadini tramite le bollette dell’acqua. La torta di oggi, quindi, non vuole essere celebrativa, ma vuole semplicemente ricordare come, a distanza di un anno dall’ultimo incidente, le cose fate per la sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso sono state ben poche e le cose che rimangono da fare restano ancora tantissime. Sulla torta compare una sola candelina, anche se in realtà potrebbero essercene molte di più volendo contare da quanti anni questo territorio sta facendo i conti con una serie di interventi che hanno messo a rischio e pesantemente danneggiato la principale risorsa idrica del centro Italia. L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso è però intenzionato a portare avanti il suo impegno e a rispettare il patto stretto con i cittadini in occasione della Manifestazione per l’Acqua Trasparente: ottenere finalmente acqua sicura nelle nostre case e comportamenti trasparenti da parte di chi è chiamato a gestire, a nome della collettività, un bene comune così prezioso.