Cocullo Patrimonio Unesco, i Comuni sostengono la Candidatura della festa dei Serpari

Cocullo (Aq). Le proposte? Una zona franca per i borghi montani a rischio per lo spopolamento e gli eventi sismici, l’impegno contro l’abbandono assunto con un documento approvato dai borghi dell’Anci e ancora il sostegno alla candidatura di Cocullo a patrimonio immateriale dell’Umanità dell’Unesco, nella lista di salvaguardia urgente. A sostegno della località dei Serpari scendono ufficialmente in campo le amministrazioni locali, soprattutto delle aree interne, che in aggiunta al corposo dossier inviato al ministero dei beni culturali (MIbact) faranno la differenza per raggiungere l’ambizioso obiettivo di entrare a far parte, con le sue tradizione, nel patrimonio immateriale dell’Umanità .  

Cammino di San Domenico Report-age.com 29.4.2018

I punti messi a fuoco al convegno dell’Anci “Si è trattato di uno dei momenti più importanti del nostro percorso di candidatura che ci ha messo in rete con tanti Comuni che hanno i nostri stessi problemi – ha dichiarato il sindaco di Cocullo Sandro Chiocchio – Arrestare il degrado e lo spopolamento dei nostri centri è una grande operazione di civiltà a cui la nostra candidatura, che ha oggi il pieno sostegno dell’Anci, può dare forza e visibilità”. L’incontro di ieri è stato organizzato in collaborazione con l’amministrazione comunale, la Pro loco e l’associazione I Nola di Cocullo, erano presenti delegazioni e sindaci dei Comuni di Montegallo (Ascoli Piceno) Sergio Fabiani, di Montecchio  (Terni) Federico Gori, Castel del Giudice, Lino Nicola Gentile e San Pietro Avellana (Isernia) Francesco Lombardi, di Carsoli (Aq) Velia Nazzarro, di Pizzoli (Aq) Giovanni Anastasio, Villalago (Aq) Fernando Gatta, Anversa degli Abruzzi (Aq) Gianni Di Cesare, Pettorano sul Gizio (Aq) Pasquale Franciosa e Bugnara (Aq) Giuseppe Lo Stracco; i primi cittadini di Crognaleto (Te)Giuseppe D’Alonzo, Pretoro (Ch) Sabrina Simone e le delegazioni dell’Anci di Marche, Umbria, Abruzzo, Lazio e Campania; gli antropologi Lia Giancristofaro, Valentina Zingari, Omerita Ranalli, Vincenzo Santoro (responsabile cultura dell’Anci) e i deputati Stefania Pezzopane e Luigi D’Eramo; il consigliere regionale Andrea Gerosolimo, il presidente dell’Anci Abruzzo, Luciano La Penna; il presidente nazionale Anci piccoli comuni, Massimo Castelli; il presidente del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Antonio Carrara, il direttore del settore cultura della Regione, Francesco Di Filippo. Pronto l’itinerario del cammino lungo le terre di San Domenico Abate per un percorso della devozione al Santo Benedettino.


Proposta di documento conclusivo del convegno del 28 aprile 2018, Cocullo

Il destino dei piccoli paesi dell’Appennino centrale è un problema nazionale, che si inserisce nel più generale questione del rapporto tra le aree interne del paese e le aree costiere.

La progressiva rarefazione dei servizi è la caratteristica dominante e, al tempo stesso, una concausa e un effetto dello spopolamento in atto nei piccoli centri dell’interno. Il peggioramento della qualità della vita e le limitate possibilità di formazione e di lavoro spingono le giovani generazioni a lasciare questi luoghi per cercare maggiori opportunità altrove. Il peggioramento delle strutture viarie rende difficile e in qualche caso impossibile l’insediamento di unità produttive di qualsiasi tipo, oltre a creare problemi seri a quelle strutture produttive che già operano in questi territori. La carenza di strutture culturali, inoltre, porta all’impoverimento della vita civile e delle relazioni umane, indispensabili per la valorizzazione e della tutela del grande patrimonio artistico che in questi centri si è sedimentato nei secoli.

Per tanti anni, soprattutto nelle regioni dell’Italia centrale, le amministrazioni comunali innervate da persone colte formatesi nelle grandi università del nord e del sud, hanno lavorato per fare dei borghi dell’Umbria, delle Marche, del Lazio e anche di alcune parti del territorio abruzzese e molisano un brand turistico nazionale. Esempio della capacità di resilienza di quella Italia di mezzo che metteva nella conservazione del patrimonio urbanistico e ambientale, ereditato dalle generazioni precedenti, tutta la propria intelligenza. Oggi sembra che non sia più così. Il terremoto che ha colpito tutta l’Italia centrale, il dissesto idrogeologico e le avversità naturali hanno colpito la maggior parte di questo patrimonio nelle città, come L’Aquila, ma soprattutto in tanti piccoli centri.

Tra cittadini e amministratori pubblici si va, purtroppo, diffondendo un senso di impotenza e pessimismo. Ci si chiede: “E’ utile lavorare per riportare questi paesi allo splendore di un tempo? O non sarebbe meglio se le generazioni più giovani pensassero al loro futuro costruendosi una vita altrove?” Qualora questo sentimento dovesse prevalere, i piccoli paesi sarebbero destinati alla desertificazione e verrebbe meno quel patrimonio immateriale, fatto di tradizioni, di espressioni culturali, di pensiero e di eventi espressione di tante comunità, che negli anni ha trasportato in quei luoghi visitatori da tutto il mondo. Ecco perché la  presenza di oggi a Cocullo di tanti sindaci e associazioni è la testimonianza che c’è un vivace tessuto sociale e culturale, rappresentato da Amministrazioni Comunali, Parchi, Pro loco, Associazioni culturali etc., che a tutto questo non si rassegna  e vuole reagire. Occorre, tutti insieme, fare rete e mettere in campo azioni che invertano la tendenza.

In particolare, ci preme segnalare le proposte contenute nei documenti Anci, relative alla realizzazione di una macchina amministrativa che, utilizzando strumenti amministrativi e finanziari, metta borghi e comuni in condizione di operare efficacemente. Riteniamo altresì necessario dispiegare le seguenti misure:

  1.  Mettere in atto azioni che diano visibilità e pongano la questione del destino dei piccoli borghi al centro dell’azione di governo nazionale;

  2.  Creare gli strumenti e le strutture attraverso le quali le comunità locali possano proporre progetti che rispondano ai bandi comunitari volti a sostenerne lo sviluppo economico e culturale dei territori. Nei borghi, infatti, esiste un capitale sociale di grande valore, che va stimolato e motivato a mettere in campo tutta la propria progettualità;

  3.  Promuovere agevolazioni fiscali per le strutture produttive che si insediano nei centri dell’interno o che già vi operano, in modo particolare per quanto riguarda l’artigianato, la valorizzazione e la messa a coltura dei prodotti tipici, il turismo e l’organizzazione degli eventi;

  4.  Migliorare la viabilità, condizione indispensabile per rendere i borghi interessanti sotto il profilo turistico, per consentire agli imprenditori di essere competitivi, per rendere i territori appetibili per nuove imprese, per tagliare i tempi di percorrenza per chi deve recarsi a scuola e al lavoro, per agevolare i servizi, sanitari e non. In breve, per migliorare la qualità della vita.

  5.  Garantire la salvaguardia della cultura popolare immateriale, tutelando e sviluppando le manifestazioni che la caratterizzano. In questo senso è importante che le Regioni interessate si dotino di strumenti legislativi con i quali si riconosca l’importanza della cultura popolare immateriale e si agevola l’accesso della stessa ai fondi europei.

In conclusione, crediamo che, nella grave situazione che stanno vivendo i piccoli borghi dell’Appennino centrale, la candidatura di Cocullo, della sua festa e della rete della devozione a San Domenico Abate, nella lista di Salvaguardia Urgente del Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco possa rappresentare l’occasione per dare visibilità e trasformare in problema di interesse nazionale la salvaguardia di un pezzo di Italia che il mondo ammira e che rappresenta un elemento identitario  per l’immagine e la cultura nazionali.