Piano rifiuti D’Abruzzo corretto, il Tar rinvia alla Corte di Giustizia per difformità tra legislazioni

Non regge di fronte alla legislazione europea la norma con cui il  governo ha messo in discussione il Piano rifiuti dell’Abruzzo perché non prevede inceneritori. Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio rimanda così alla Corte di giustizia europea l’esame dell’articolo 35 dello Sblocca Italia che impone di costruire anche in Abruzzo un inceneritore perché in contrasto con la normativa dell’Unione europea sui rifiuti. Gli inceneritori non prevedono alcun recupero di energia, l’Europa invece lo richiede e così si adegua l’Abruzzo con una legge regionale e con un Piano rifiuti d’Abruzzo coerente, corretto chiarisce il Tar Lazio. Inoltre per Mario Mazzocca, sottosegretario regionale con delega all’ambiente, il calcolo del fabbisogno residuo d’incenerimento in regione sarebbe stato gonfiato. L’ordinanza del giudice amministrativo supporterà la Regione  innanzi alla Corte costituzionale alla  quale è stata sollevata la questione della legittimità della legge regionale, messa in discussione dall’esecutivo nazionale.

Sono le conclusioni alle quali sono giunti i giudici amministrativi nell’esaminare il ricorso presentato da 2 associazioni ambientaliste, movimento Legge rifiuti zero per l’economia circolare e l’associazione Verdi ambiente e società, accogliendo e sottoponendo ai giudici europei 5 questioni pregiudiziali sulle difformità tra le norme europee (Direttive 2008/98/CE e 2001/42/CE) oltre che nazionali (D.Lgs.152/2006) e lo Sblocca Italia (Legge 133/2014). “L’Ordinanza del Tar del Lazio pubblicata ieri rappresenta una conferma delle tesi da noi sostenute nel difendere la coerenza del nostro Piano di gestione integrata dei rifiuti con i principi dell’economia circolare che sono alla base della legislazione europea – afferma il sottosegretario d’Abruzzo Mario Mazzocca – A commento della decisione del governo, di osservare il nostro piano di gestione dei rifiuti, definii Gian Luca Galletti il peggior ministro dell’ambiente della storia repubblicana. Non mi sbagliavo di certo e ogni giorno emergono motivi per confermare questo poco lusinghiero giudizio”. In sostanza i giudici europei dovranno pronunciarsi, tra l’altro, sulla corretta attuazione della gerarchia di trattamento dei rifiuti (riduzione-riutilizzo-recupero) che prevede solo in ultimo lo smaltimento, visto che i 40 impianti autorizzati non prevedono alcun recupero di energia. Inoltre la Corte di giustizia europea valuterà la mancata esecuzione della Vas (Valutazione ambientale strategica), del tutto ignorata dal ministero senza alcuna motivazione accettabile, l’errato calcolo del presunto fabbisogno residuo d’incenerimento basato su dati male interpretati o gonfiati, come nel caso dell’Abruzzo. “Faremo valere questa ordinanza – aggiunge Mazzocca – davanti alla Corte Costituzionale che dovrà pronunciarsi sul Piano rifiuti della Regione Abruzzo, sollevando la questione della legittimità della norma in base alla quale il governo ha impugnato la nostra legge regionale – conclude il sottosegretario – Detesto esclamare: lo avevamo detto!”.