L’altra faccia della medaglia: il punto di vista di Snam e gli interventi in Abruzzo

Le interviste del sindaco di Poggio Renatico, Paolo Pavani, del direttore dell’Arpa (Agenzia per la tutela ambientale), Simona Ferrara Coppi, del funzionario Arpa Enrica Ferrara Canossa e del funzionario della Provincia Gabriella Dugoni per l’impianto di compressione realizzato in provincia di Ferrara. L’esperienza con la multinazionale, così come da loro raccontata, è positiva. Poi la parola alla società Snam Rete gas di cui riprendiamo in versione integrale la storia e l’intervento sul perché della realizzazione della centrale di spinta del gas naturale, a marzo autorizzata, da realizzare a Case Pente di Sulmona, nell’aquilano. 

Snam è la principale utility regolata del gas in Europa. Nata nel 1941 come Società Nazionale Metanodotti, da oltre 75 anni realizza e gestisce infrastrutture sostenibili e tecnologicamente avanzate che garantiscono la sicurezza energetica. Opera in Italia e, tramite partecipate, Austria (TAG e GCA), Francia (Teréga) e Regno Unito (Interconnector UK). È tra i principali azionisti di TAP (Trans Adriatic Pipeline) ed è la società maggiormente coinvolta nei progetti per la realizzazione dell’Energy Union. Prima in Europa per estensione della rete di trasporto (oltre 32.500 km in Italia, circa 40.000 con le partecipate internazionali) e capacità di stoccaggio di gas naturale (16,7 miliardi di metri cubi in Italia, circa 20 miliardi con le partecipate internazionali), gestisce il primo impianto di gas naturale liquefatto (GNL) realizzato in Italia ed è azionista del principale terminale del Paese. Il suo modello di business è basato sulla crescita sostenibile, sulla trasparenza, sulla valorizzazione dei talenti e sullo sviluppo dei territori dialogando con le comunità. Snam promuove la mobilità sostenibile, espande il proprio business nell’efficienza energetica, nel biometano e in tecnologie innovative per aumentare l’uso del gas rinnovabile, una risorsa chiave per la green economy.

La premessa della multinazionale è che “opera in Italia da oltre 75 anni e realizza metanodotti interrati e impianti seguendo le più rigorose norme internazionali, anche sulla sismicità. Nei principali eventi sismici degli ultimi 40 anni, dal Friuli all’Irpinia, dall’Abruzzo all’Emilia, non è mai accaduto nulla, le opere non hanno subito danni e non ci sono mai state interruzioni delle forniture. Le nostre opere, in assenza di specifica normativa nazionale, sono da noi considerate infrastrutture strategiche ai sensi delle Norme Tecniche di Costruzione del 2008, che forniscono indicazioni precise sulla definizione della risposta sismica locale italiana e sulle condizioni di verifica dell’infrastruttura in termini di geometria delle tubazioni, di resistenza della condotta interrata e delle caratteristiche delle trincee di posa. Le tubazioni in acciaio saldate hanno una resistenza molto buona nei confronti delle sollecitazioni indotte dai terremoti, come dimostrato anche dalla rilevante presenza di tubazioni interrate nelle aree più sismiche della Terra, quali il Giappone e la California. Snam, inoltre, verifica sempre l’adeguatezza delle condotte interrate a resistere agli effetti di scuotimento sismico (shaking) secondo la più avanzata normativa americana (Asce)”.

1) L’impianto di compressione di Sulmona, opera fondamentale e sicura

Per imprimere al gas la spinta necessaria a viaggiare lungo la rete di trasporto, è prevista la realizzazione a Sulmona (Aq) di un impianto di compressione e spinta.

L’impianto di compressione di Sulmona risulta funzionale al trasporto di gas naturale sulle dorsali della rete nazionale e alla successiva distribuzione nelle reti regionali, oltre che dei quantitativi previsti provenienti dai punti di entrata da sud (25 milioni di metri cubi standard al giorno), anche dei quantitativi giornalieri aggiuntivi previsti per il campo di stoccaggio Stogit di Fiume Treste nei pressi di Cupello (Ch) che per volumi di stoccaggio e capacità di punta è il primo in Italia. La configurazione del tracciato del gasdotto Rete Adriatica e i calcoli idraulici di assetto della rete hanno reso necessaria la collocazione dell’impianto di compressione a Sulmona dove già transitano i gasdotti appartenenti al Transmed. L’impianto, consentendo anche il potenziamento delle reti regionali esistenti e aumentando la flessibilità e l’affidabilità del sistema locale di trasporto, assicurerà agli abitanti e alle attività produttive dei territori attraversati maggiori disponibilità di gas metano in sostituzione dei tradizionali combustibili fossili, maggiormente inquinanti rispetto al gas naturale. L’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio dell’impianto è stata rilasciata con Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico il 7 marzo 2018. In Italia sono attualmente già attivi lungo la rete di trasporto Snam 20 impianti tra centrali di compressione e siti di stoccaggio del gas. Si tratta di impianti sicuri e a basso impatto che in nessuno degli eventi sismici succedutisi in Italia (si veda Poggio Renatico in Emilia Romagna) sono mai stati danneggiati, al pari dell’intera rete di gasdotti. 

Dimensioni. L’area interessata dall’impianto sarà circa di 12 ettari, di cui soltanto 4 ettari con impianti fuori terra, mentre i rimanenti 8 saranno destinati a verde. L’area è stata acquistata da Snam Rete Gas tramite accordi bonari con i proprietari.

Emissioni. I principali enti e istituti di ricerca ambientale nazionali e internazionali considerano le emissioni di polveri degli impianti di compressione pari a zero o comunque talmente trascurabili da essere considerate nulle.  Le turbine a gas dell’impianto sono dotate di bruciatori a basse emissioni[1] del tipo Dry Low NOx (DLN), in linea con la migliore tecnologia attualmente disponibile sul mercato internazionale. A tale tipologia di turbine sono associati livelli di qualità dell’aria con concentrazioni al suolo 25 volte inferiori per NOx (ossidi di azoto) e 100 volte inferiori per CO (monossido di carbonio) prescritti dalla norma vigente, tenendo in considerazione sia la conformazione del territorio sia le caratteristiche meteoclimatiche dell’area peligna (compresi i ristagni dell’aria).

Gas naturale vs gasolio. Il gas naturale costituisce una fonte di energia a basso impatto ambientale. A seguito della metanizzazione della città di Sulmona si sono ottenuti benefici ambientali quantificabili come dalla successiva tabella che raffronta le emissioni prodotte nell’anno 2012, derivanti dagli usi civili ed industriali di gas naturale, con le equivalenti emissioni prodotte con eventuale esclusivo utilizzo di gasolio.

Emissioni NOx (t)

ossido di azoto

CO (t)

monossido di carbonio

CO2 (t)

anidride carbonica

Città di Sulmona anno 2012 35,2 18,3 33.609
Città di Sulmona a gasolio 51,9 32,9 53.534

 2) RETE ADRIATICA

Un progetto strategico per il sistema nazionale di trasporto gas. Il progressivo decadimento della produzione nazionale di gas, già oggi inferiore al 10% rispetto al fabbisogno energetico del Paese, ha reso necessario progettare nuove infrastrutture di trasporto del gas naturale dai punti di ingresso (importazioni e terminal GNL) verso le regioni dell’Italia. Il progetto Rete Adriatica ha una valenza strategica per il sistema nazionale di trasporto del gas per le seguenti ragioni:

  1. a) copertura del fabbisogno energetico del Paese nel medio-lungo termine attraverso l’incremento delle capacità dei Punti di Entrata della rete italiana;
  2. b) individuazione sul versante Adriatico di un nuovo corridoio alternativo al gasdotto Transmed, in esercizio sul versante Tirrenico, per conferire maggiore sicurezza e affidabilità al sistema di trasporto del gas.

Il nome Rete Adriatica è stato scelto da Snam per differenziare il progetto dal gasdotto Transmed – Linea Tirrenica, costituito da due condotte di equivalente diametro poste sul versante tirrenico. Il tracciato migliore per continuità, sicurezza e compatibilità ambientale. Dal punto di vista tecnico-ingegneristico, Rete Adriatica è stata progettata individuando cinque tratti funzionalmente autonomi: ogni tratto è cioè in grado di svolgere la propria funzione indipendentemente dagli altri. Ciò consente di raggiungere obiettivi quali il potenziamento delle reti locali esistenti, l’aumento della flessibilità del sistema e un ulteriore miglioramento del livello di affidabilità.

I 5 tratti autonomi sono:

  • Massafra-Biccari (195 km di lunghezza; interessa Puglia e Basilicata): in esercizio dal 2012;
  • Biccari-Campochiaro (73 km; Puglia, Campania e Molise): in esercizio dal 2016;
  • Sulmona-Foligno e centrale di compressione di Sulmona (170 km; Abruzzo, Marche, Lazio e Umbria): autorizzazione in corso per il metanodotto; già ottenuta per la centrale;
  • Foligno-Sestino (114 km; Umbria, Marche e Toscana): iter autorizzativo in corso;
  • Sestino-Minerbio (141 km; Toscana ed Emilia-Romagna): lavori avviati nel 2017.

Come è noto, in Abruzzo sono già da tempo in esercizio 1.000 km di metanodotti; in particolare Sulmona è già raggiunta da due gasdotti delle stesse dimensioni di quello in progetto: uno prosegue verso ovest nell’ambito del cosiddetto Transmed, mentre per l’altro gasdotto è stata prevista la prosecuzione verso Foligno. La scelta del tracciato risponde alla necessità di individuare corridoi di passaggio compatibili, sia dal punto di vista ambientale che urbanistico, con le caratteristiche dimensionali e con lo scopo dell’opera. Gli studi di fattibilità del tracciato hanno esplorato tutte le ipotesi alternative e hanno individuato, in prossimità dello spartiacque appenninico, la migliore direttrice in termini di continuità, sicurezza e compatibilità ambientale. I restanti corridoi sottoposto a valutazione sono stati esclusi, per cause ambientali, geologiche e di densità urbanistica, incluso quello posto in prossimità della linea di costa Adriatica. Fatta eccezione per alcuni determinati punti di linea (dove sono installate le valvole di intercettazione), le condotte Snam sono sempre completamente interrate e non producono impatti ambientali di rilevanza durante la fase di esercizio. Più precisamente, non causano emissioni acustiche, inquinamenti atmosferici e frammentazioni di habitat. Anche i tratti che compongono Rete Adriatica saranno interrati come lo sono, ad esempio, gli oltre 600 chilometri di gasdotti attualmente in esercizio in Umbria o gli oltre 1.000 km in Abruzzo.  

Nessun rischio sismico e nessuna interruzione di servizio. ll tracciato dei metanodotti è stato definito scegliendo i lineamenti morfologici e geologici più sicuri (fondovalle, terrazzi, dorsali, etc…) e comunque lontani dalle aree interessate, anche solo potenzialmente, da dissesti idrogeologici o sismici. In sede progettuale sono stati naturalmente presi in considerazione gli effetti diretti di un sisma potenziale sulle tubazioni interrate, sottoponendo il metanodotto in progetto a verifica strutturale allo scuotimento sismico (shaking). I risultati di tali verifiche hanno, di fatto, evidenziato l’idoneità dello spessore della tubazione a sopportare le sollecitazioni trasmesse dal movimento transitorio del terreno durante l’evento sismico. In aggiunta, al fine di verificare le dimensioni della trincea di scavo e le caratteristiche granulometriche del materiale di riempimento, è stato affrontato lo studio della risposta sismica locale, con riferimento alle più recenti normative in tema sismico. Le verifiche sono state effettuate tenendo conto delle condizioni più gravose e i risultati mostrano che l’amplificazione dinamica dei terreni non comporta particolari criticità sul metanodotto interrato. Occorre peraltro rilevare che l’intero territorio italiano è coperto da una fitta rete di condotte interrate, metanodotti e oleodotti – tra i quali i 34.000 km di rete nazionale dei gasdotti, di cui oltre 1.000 km in esercizio nella Regione Abruzzo e 600 in Umbria – progettati secondo norme internazionalmente riconosciute, la cui realizzazione risale ormai anche ad alcuni decenni fa.

Durante i terremoti più importanti che hanno interessato l’Italia negli ultimi quarant’anni (Friuli 1976, Irpinia 1980, Umbria-Marche 1997-1998, Abruzzo 2009, Emilia 2012, Marche/Lazio/Umbria 2016) non si sono verificati mai danni alle condotte nelle zone interessate dagli eventi né ci sono state interruzioni alle forniture, a differenza di quanto avvenuto per altri sistemi di trasporto di energia. Ciò in considerazione dell’ottima resistenza delle condotte saldate nei confronti di scuotimenti sismici e della grande flessibilità dei metanodotti intesi come strutture. In particolare, nell’ambito della casistica italiana sul comportamento sismico delle condotte interrate, si ricorda l’evento sismico del Friuli, ove esisteva nell’area epicentrale una condotta importante già operativa: il gasdotto Sergnano-Tarvisio per l’importazione di gas naturale dalla Russia. Nel periodo che va da maggio a ottobre del 1976, la regione fu colpita da un’intensa sequenza sismica culminante in due scosse di elevata intensità: la scossa principale di magnitudo 6,4 e una successiva di 6,1. Il gasdotto Sergnano-Tarvisio attraversava l’area epicentrale e deve aver quindi subito lo scuotimento sismico massimo prodotto dal terremoto, tuttavia non è stato rilevato alcun danno lungo il tracciato, come testimoniato dal fatto che il flusso del gas non fu interrotto, né subì perdite. Più recentemente, in concomitanza della sequenza sismica del territorio aquilano (l’evento più forte è del 6 Aprile del 2009, con magnitudo valutata 6,3) non è stato rilevato alcun tipo di danno né interruzione nelle forniture né perdite di gas dai metanodotti di Snam, tra i quali il  Vasto-Rieti che attraversa le aree più intensamente colpite dal terremoto. Anche nella letteratura tecnica internazionale non sono riportati casi di danni a tubazioni integre in acciaio, saldate e controllate con le attuali tecniche, per effetto dello scuotimento sismico del terreno. Oltre alla casistica italiana, vale la pena di ricordare che anche il recente terremoto che ha colpito il nord est del Giappone, con una scossa di terremoto di magnitudo 7,1, non ha causato alcun inconveniente alle infrastrutture di trasporto gas.  Le condotte Snam sono in ogni caso periodicamente controllate dall’interno con apparecchiature automatiche che rilevano qualsiasi variazione di spessore dell’acciaio e i fenomeni corrosivi eventualmente in atto.

 

Un’opera compatibile con l’ambiente. Il gasdotto Rete Adriatica non attraversa alcun Parco Nazionale o Regionale, ad eccezione del Parco Nazionale Gran Sasso – Monti della Laga ma in misura limitata (circa 1 km) e in zone prevalentemente agricole. Per quanto riguarda l’attraversamento dei siti appartenenti alla rete Natura 2000, tra cui i Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS), la compatibilità dell’opera con gli ambiti di tutela di tali siti è dimostrata nelle “Valutazioni di Incidenza” allegate allo Studio di Impatto Ambientale (SIA) di ciascun metanodotto o tratto funzionale, da cui è possibile ricavare che in tali aree i lavori di installazione della condotta comporteranno unicamente l’occupazione temporanea di suolo. In generale, la compatibilità dell’opera in queste aree è da ascrivere al totale interramento della condotta che consente, al termine dei lavori e con l’affermarsi dei ripristini vegetazionali, la completa ricostituzione delle condizioni naturalistiche e paesaggistiche originarie. In particolare, gli interventi di mitigazione saranno finalizzati al recupero naturalistico, paesaggistico e produttivo delle aree interessate dai lavori. In questo senso, si opererà con l’obiettivo di preservare le condizioni originarie di fertilità dei terreni mediante la conservazione e la protezione dei suoli; sarà inoltre ripristinato il naturale deflusso delle acque superficiali, con opportune opere di regimazione volte anche a consolidare e a stabilizzare la fascia di terreno interessata dai lavori. Dunque, lungo il corridoio sarà possibile riprendere ogni tipo di attività di coltivazione preesistente, ivi compresa quella che riguarda alberi ad alto fusto.

 

Le attività di ripristino. I lavori di posa del metanodotto interesseranno esclusivamente una fascia di terreno larga 28 metri nelle aree agricole e una di 18 metri nelle aree boscate. La trincea di scavo è normalmente profonda circa 3 metri. Lungo i tracciati dei metanodotti saranno eseguiti complessivamente rimboschimenti per circa 47 ettari in corrispondenza di tutte le aree boscate e di vegetazione ripariale interessate dai lavori. Al fine di assicurare il completo attecchimento e l’adeguato sviluppo degli interventi di rivegetazione effettuati, Snam eseguirà periodiche operazioni di cure colturali, per un periodo complessivo di almeno 5 anni. L’area di passaggio ripristinata si presenterà come ambiente ri-vegetato sia nel piano erbaceo sia nel piano arbustivo ed arboreo. Pertanto, i metanodotti in progetto ricadenti nella fascia appenninica, similmente ad altri metanodotti costruiti in ambiti ecologicamente analoghi (come ad esempio il metanodotto Campochiaro-Sulmona, che interessa il Parco Nazionale della Maiella) sono da ritenersi compatibili con i tratti dell’Appennino centrale, senza causare alcuna interruzione funzionale dei territori interessati. Snam garantisce, con l’esecuzione di opportuni interventi di mitigazione e ripristino, il recupero delle condizioni naturalistiche e ambientali delle aree attraversate dai metanodotti. Tali aree sono oggetto di monitoraggio da parte degli enti competenti, che valutano nel tempo i risultati conseguiti. Normalmente, i sopralluoghi delle commissioni di controllo hanno cadenza annuale e si concludono dopo un ciclo della durata di almeno cinque anni, sufficiente per verificare l’affrancamento della vegetazione arborea e delle condizioni ecologiche d’insieme. Alla luce di queste verifiche, gli enti coinvolti hanno sempre manifestato piena soddisfazione e apprezzamento per i risultati ottenuti. 

3) IL GAS IN ITALIA | COSA DOBBIAMO SAPERE

Perché continueremo ad avere bisogno di gas? Il gas metano è invisibile ma lo utilizziamo tutti i giorni. Viene usato a fini domestici – ad esempio per cucinare o per riscaldare – e industriali, per produrre elettricità, per spostare merci e persone. L’82% delle famiglie italiane è servito dal gas per usi domestici. Con 1 metro cubo di gas si può: cucinare pasta per 90 persone, riscaldare un ufficio per 8 ore, guidare una macchina per 16,7 km, usare uno smartphone per 142 giorni.

  • I consumi di gas in Italia sono in crescita da 12 trimestri consecutivi. Nel 2017 la domanda di gas è aumentata del 6% rispetto al 2016 e dell’11% rispetto al 2015. 
  • Il metano è una fonte di energia efficiente e flessibile che offre grandi opportunità nel percorso verso lo sviluppo sostenibile. Sia nella generazione di elettricità sia nei trasporti su strada e via mare consente di eliminare il particolato e di diminuire sensibilmente le emissioni di anidride carbonica. La strategia energetica nazionale attribuisce un ruolo centrale al gas naturale anche negli anni a venire per accelerare il processo di decarbonizzazione del nostro paese.
  • L’Italia è il Paese europeo con il maggiore utilizzo di gas naturale. Nel 2015 il metano ha rappresentato circa il 35% dei consumi energetici primari e il 40% della produzione lorda di energia elettrica. Il gas sarà decisivo nel processo di riduzione emissioni e polveri pur soddisfacendo la crescente domanda di energia del pianeta.
  • Il metano è inodore, incolore e non è tossico. Quello che viene avvertito come “odore di gas” proviene da una sostanza – il mercaptano – che viene aggiunta al gas naturale a fini di sicurezza per rendere subito riconoscibile la sua presenza nell’ambiente.

Perché abbiamo bisogno di nuove infrastrutture?

  • L’Italia dipende per oltre il 90% della propria domanda di gas dalle importazioni (rispetto a una media europea del 70%) e la nostra produzione interna è in declino. Più del 40% delle importazioni proviene dalla Russia.
  • Realizzare nuove infrastrutture è perciò importante per diversificare le nostre forniture di gas e ricevere approvvigionamenti stabili e sicuri, oltre che per ridurre i prezzi e rendere il Paese più competitivo. Il metano è fondamentale per garantire la resilienza del sistema energetico in caso di eventi imprevisti come il blocco delle centrali nucleari francesi avvenuto nell’inverno scorso, quando l’Italia riuscì a compensare il calo della produzione di energia elettrica solo grazie alle sue centrali a gas.

Il gas può essere un’energia rinnovabile? 

Il gas è il partner ideale delle rinnovabili per un’economia a basse emissioni. Questo ruolo fondamentale lo porterà a crescere dal 22% al 25% della domanda globale di energia entro il 2040.

  • Il gas sta diventando sempre più una fonte al 100% rinnovabile e a zero emissioni grazie allo sviluppo del biometano. Questa fonte, che è anche programmabile, è prodotto dalla digestione anaerobica di biomasse agricole e altri rifiuti organici, nonché dalla gassificazione termica di residui legnosi. Un contributo aggiuntivo può venire dall’idrogeno ricavato da elettricità rinnovabile e dal metano sintetico prodotto da idrogeno rinnovabile.
  • Il gas rinnovabile può dare un contributo significativo a decarbonizzare l’Europa e a garantire risparmi per 140 miliardi di euro l’anno, rafforzando al contempo la sicurezza energetica del nostro continente. Infatti, il gas rinnovabile può essere trasportato, stoccato e distribuito attraverso le infrastrutture del gas e integrato in modo efficiente con l’elettricità rinnovabile per ridurre i costi della decarbonizzazione.

snam.it/snamperabruzzo

[1] Secondo gli standard previsti dal Decreto Ministeriale del 01.10.2008, che ha recepito nell’ordinamento italiano il documento del Luglio 2006. << Reference Document on Best Available Techiniques for Large Combustion Plants>>