Assoluzione per l’Orso ucciso: Wwf chiede al Procuratore generale d’impugnare la sentenza

Roma. Anche se per il tribunale di Sulmona l’uccisione di un orso marsicano, specie particolarmente protetta dalle leggi italiane e europee, non costituisce reato per il Wwf continua ad essere un crimine contro la Natura gravissimo che, invece, dovrebbe essere sanzionato. In attesa delle motivazioni della sentenza emessa ieri dal giudice Marco Billi l’associazione del Panda annuncia che chiederà al Procuratore generale della Corte d’Appello d’impugnare la sentenza do assoluzione pronunciata ieri nel tribunale Peligno.

“Le sentenze, ovviamente, si rispettano, ma la decisione del giudice di Sulmona che hanno assolto una persona che nel 2014 aveva ucciso a fucilate un orso marsicano a Pettorano sul Gizio in Abruzzo, lascia un certo sconcerto – scrive il WWf – L’animale, infatti, è stato colpito alle spalle, quindi, mentre era già in fuga, ed è morto molte ore dopo essere stato colpito: quindi, presumibilmente, in seguito a  molte sofferenze. Il suo delitto? Aver predato alcune galline di proprietà dell’imputato, del valore di pochi euro, con molta probabilità neanche tenute in modo atto ad evitare la predazione da parte degli animali selvatici (che non fanno altro che seguire la loro natura). Per questo l’orso è stato condannato a morte in una situazione che somiglia veramente poco con un incidente o una reazione per difendere la propria incolumità, come evidenzia la perizia del Wwf e di altre associazioni, costituitesi parte civile nel processo – conclude l’associazione ambientalista – Era, infatti, evidente e inequivocabile che chi ha sparato era in piedi e che ha usato 2 diversi tipi di munizione”.

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Uccisione orso: assolto Centofanti