Uccisione orso: assolto Centofanti, il fatto non costituisce reato

Sulmona (Aq). Il giudice Marco Billi ha assolto Antonio Centofanti, dipendente Anas 61 enne, dall’accusa di uccisione di animali (art. 544 cp). Assoluzione chiesta dal pubblico ministero, Tiziana Pinterpe.

Aggiornamento

Assoluzione piena perché il fatto non costituisce reato, questa è la decisione del giudice di primo grado, le motivazioni saranno chiarite fra 30 giorni e da queste le associazioni valuteranno per un eventuale appello. “Siamo soddisfatti” dichiara la difesa di Centofanti ed è rimasto perplesso l’avvocato Francesco Zurlo ad ascoltare uno dei legali delle associazioni, costituitesi parti civili nel procedimento penale a carico del suo assistito, che ha dichiarato che i cittadini in quell’area sono ospiti dell’orso. La notte del  12 settembre 2014, Centofanti, allarmato dalla  figlia perchè in quei giorni alcuni orsi erano in cerca di galline e cibo nel paese, uscì di casa armato di fucile e ad un tratto scivolò, battendo a terra. Nella caduta  partirono i 2 colpi che colpirono alle spalle l’animale, raccontò al magistrato. Oggi però quel fatto non costituisce reato per il giudice. Nessun risarcimento dunque per il Parco nazionale D’Abruzzo, Lazio e Molise che ha chiesto 400 mila euro, 200 mila per danni materiali. In aula stamane, a testimoniare per la difesa, sono stati i molti residenti dell’area protetta, danneggiati dalla fauna selvatica, che di risarcimenti non ne hanno ricevuti dal Pnalm, così dichiarano.

Discorso a parte per l’associazione Salviamo L’Orso (Slo), anch’essa parte civile nel procedimento, che con una serie di campagne di sensibilizzazione non solo ha cercato di garantire un ristoro ai danneggiati dalle incursioni del plantigrado, ma insieme all’associazione Dalla parte dell’Orso, nata proprio a seguito dell’uccisione del grande mammifero poi chiamato Biagio, ha garantito gratuitamente dei recinti elettrificati per proteggere pollai e allevamenti, non solo a Pettorano sul Gizio (Aq) teatro delle incursioni dei plantigradi. Ogni anno poi l’associazione Slo, coordinata da Stefano Orlandini, proprio nell’areale, provvede a rendere accessibili frutteti e meleti che gli ambientalisti, quelli seri che non danno da mangiare direttamente agli orsi confidenti, hanno piantato negli anni per la fauna selvatica.

Dal Pnalm, nel tardo pomeriggio, arriva una commento sull’assoluzione: “Accogliendo la tesi della difesa e la richiesta di assoluzione del Pm, il giudice ha pronunciato la sentenza di assoluzione dell’imputato dando credito a quella che fu la sua prima versione nelle dichiarazioni rese spontaneamente agli inquirenti, vale a dire che non aveva alcuna intenzione di uccidere l’orso e che il colpo partì per una sfortunata fatalità determinata dalla sua caduta. Le sentenze vanno rispettate e sicuramente non è nostra intenzione derogare da questa regola. Il Parco, che si è costituito parte civile nel processo, valuterà le motivazioni della sentenza e deciderà se ricorrono i presupposti per proporre appello. Tuttavia, riteniamo utile e necessario fare alcune considerazioni. Il messaggio che può venir fuori dalla Sentenza è molto pericoloso per la conservazione dell’orso marsicano. C’è un evidente rischio di compiere la generalizzazione secondo la quale uccidere un orso non è un reato. Ancora, c’è il pericolo che possa emergere e diffondersi l’idea che la risposta più naturale ad un orso che si avvicina ad un’abitazione sia quella di sparargli. Questo sarebbe devastante, perché noi ci troveremo sempre più a fare i conti con animali che si avvicinano alle aree antropizzate e dobbiamo imparare a conviverci, non a risolvere il problema con l’eliminazione del presunto intruso. La conservazione dell’orso marsicano, come abbiamo più volte sostenuto, presuppone che gli orsi possano ricolonizzare nuovi territori anche fuori da parchi e aree protette e non possiamo sicuramente legittimare l’atteggiamento di chi ritiene che gli orsi debbano stare a casa loro, cioè nel ristretto territorio del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Convivere con gli orsi si può e la stessa comunità di Pettorano, con le azioni di prevenzione e informazione messe in campo dopo l’uccisione dell’orso, ha dimostrato che è possibile. Infine, non possiamo esprimere un certo sconcerto per le modalità con le quali è stato condotto tutto il procedimento dalla Procura di Sulmona. Ci sono voluti più di 3 anni per arrivare a processo, per concludere il dibattimento con la richiesta di assoluzione. Davvero difficile da capire! Per evitare spiacevoli conseguenze, visto che diversi orsi frequentano le aree antropizzate, sarebbe il caso che non solo il Parco, ma anche la Procura, ribadisse che uccidere un orso è reato”.

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