Orso ucciso a Pettorano, il pm chiede l’assoluzione, a sentenza nel pomeriggio

Sulmona (Aq). Si va a sentenza oggi, verso le ore 15, per l’orso ucciso a Pettorano sul Gizio il 12 settembre 2014, trovato morto su una pista ciclabile in località Sanbt’Alberto. Dopo la discussione finale di stamane si avvia a conclusione il procedimento penale a carico di Antonio Centofanti, dipendente Anas 61enne che sparò all’orso Biagio per paura, ammise dinanzi al magistrato che a casa lo ascoltò. Centofanti è accusato di uccisione di animali di specie protetta, (articolo 544 bis del Codice penale) reato che prevede la pena massima di 2 anni di carcere.  L’uomo disse che allarmato dalla figlia, uscì di casa, armato di fucile, poi di essere scivolato e di essere finito a terra, nella caduta partirono i colpi che ferirono l’orso di spalle, nel cortile. 

In aula il giudice Marco Billi contesta all’avvocato dell’imputato, Francesco Zurlo, il fatto che  i testimoni chiamati dalla difesa siano fuori dal contesto del capo di imputazione. Così si assottigliano le testimonianze. Il pubblico ministero presenta una consulenza tecnica che però non può essere acquisita se non dopo l’escussione del consulente o con l’accordo di tutte le parti. Billi restituisce la consulenza. L’istruttoria é completa, si va a discussione. Il pm chiede l’assoluzione dell’imputato perché il fatto non costituisce reato: “Unico dato certo in questo fatto è che l’orso si è avvicinato all’abitazione dei Centofanti.. La dinamica dei fatti é compatibile con quanto certificato al pronto soccorso al signor Centofanti”.. che allarmato dalla figlia spavenbtata per i rumori esterni, uscito da casa con il fucile, stava piovendo ed era buio, scivola e partono 2 colpi mentre cade, riportando delle lesioni. Sono state rilevate 2 lesioni d’arma da sparo sull’animale riferisce il consulente Rosario Fico che ha eseguito l’autopsia sull’orso Biagio così ribattezzato da un’associazione, Dalla parte dell’orso, nata dopo questo triste episodio. Il tecnico del Centro di medicina veterinaria forense di Grosseto ha chiarito nelle scorse udienze che la prima ferita non era mortale: “Si tratta di ferite sulla parte anteriore” collo e testa. Dunque l’orso è stato colpito in 2 momenti differenti, le prime ferite erano in fase di cicatrizzazione, spiega il perito. Un altro colpo, unico, con più pallettoni, in gergo cartuccia da caccia grossa, calibro 12 (9 mm), è stato sparato alle spalle del plantigrado a quelle lesioni portarono alla morte del grande mammifero, perché generarono la peritonite che uccise l’animale.

Costituiti parte civile il Wwf Abruzzo, l’associazione Salviamo l’Orso, la Lav, Pro Natura Abruzzo e il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm). Pro natura Abruzzo, la difesa parla di orsi confidenti che vengono avvicinati, con il cibo, dagli ambientalisti e poi delle aggressioni di orsi che risalgono al Paleolotico. Lo stato di necessità invocato dal pm non si configurerebbe a detta degli avvocati di parte civile, l’orso era di spalle stava andando via. Chiesta la condanna dell’imputato anche da parte dell’avvocato del Parco, l’istruttoria dibattimentale ha dimostrato la volontà di uccidere del Centofanti che avrebbe posto in essere un’azione volta ad uccidere l’orso, sottolinea anche Elisabetta Ercole che, legale della Lav, si associa agli altri sottolineando che l’orso é una specie protetta e trattando dello stato di necessità riferisce che a parere della Lav è evidente come vi sia responsabilità sulla commissione del reato. Per questo l’avvocato chiede la condanna del Centofanti e un risarcimento danni che quantifica in 50 mila euro. A ricordare la denuncia contro ignoti del Centofanti è il suo avvocato, Zurlo. L’imputato sarebbe stato minacciato con una lettera anonima,il suo difensore punta il dito sia sul Parco che non risarcisce i danni e non provvede, sia sugli ambientalisti e parla di un clima di terrore: “A quei tempi in paese giravano 3 orsi”.

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