Ecco la diffida al dipartimento per l’istruttoria del Sulmona-Foligno, ultimo passaggio prima dell’autorizzazione del Rete adriatica

É pronta la formale diffida al governo nazionale dimissionario, avanzata dal sottosegretario alla presidenza della giunta regionale, Mario Mazzocca. “Si invita formalmente codesto dipartimento/ufficio a non voler proseguire nella strada intrapresa” sottolinea nel documento il sottosegretario regionale con delega all’Ambiente.

Aggiornamento

Dal canto suo il Movimento 5 Stelle invita ad interrompere l’istruttoria, convocata dal dipartimento ai vertici dell’esecutivo dimissionario. In breve il confronto del 4 aprile non s’ha da fare perché formalmente garantirebbe la presa d’atto del diniego, così da definirlo insuperabile, aprendo di conseguenza le porte all’autorizzazione dell’ultimo tracciato e le Regioni Umbria e Abruzzo sono contrarie. Si rispetterebbe formalmente l’iter, ma non la volontà delle comunità che da un decennio si oppongono all’opera e alla costruzione del segmento Sulmona-Foligno, del metanodotto Rete adriatica della Snam. L’intero tracciato attraversa aree a massimo rischio sismico, parchi, calpesta territori ad uso civico nell’aquilano,  interferisce con ecosistemi fluviali importantissimi. Parliamo ad esempio delle sorgenti del Pescara, a Popoli, dove è previsto un tunnel che permetterà alla condotta di attraversare il bacino imbrifero tra i più delicati e importanti d’Europa. Il gas venduto oltralpe, dalla multinazionale, dovrebbe affrancare l’Italia dalla dipendenza del gas naturale russo, ma la legherebbe alla singolare democrazia dell’Azerbaijan. E qui l’ennesimo controsenso, se il gas viene venduto all’Europa non finisce alle famiglie italiane e quindi non si tratta di approvvigionamenti ma di strategie che di certo non hanno a che fare con il bisogno di metano, quello che arriva basta  e avanza per riscaldare lo stivale.

Il documento consultabile in questa pagina è stato perfezionato appena ieri in Regione, nel corso di una riunione con l’avvocatura dello Stato proprio a seguito della convocazione, il 4 aprile, alla conferenza istruttoria indetta da Annalisa Cipollone, capo dipartimento della presidenza del consiglio dei ministri. I portavoce in senato e alla Camera dei deputati del Movimento 5 stele dubitano sulla  legittimità procedurale della convocazione. Riunione fissata dopo le dimissioni del premier Gentiloni, quando l’esecutivo ha solo competenza per il disbrigo degli affari correnti e sembra estraneo a questi affari l’incontro programmato con gli enti interessati dal progetto del metanodotto Rete adriatica, segmento Sulmona-Foligno, per superare il diniego delle Regioni Abruzzo e Umbria all’autorizzazione del metanodotto Sulmona-Foligno.

“.. si comunica che il sottoscritto .. assisterà al’incontro, limitandosi tuttavia alla mera presenza istituzionale senza quindi esternare alcuna posizione in merito alla vicenda che ne occupa – prosegue a missiva inviata ad un elenco piuttosto corposo di rappresentanti delle istituzioni locali, regionali e nazionali – Quanto sopra per le intuibili ragioni di opportunità correlate all’attuale momento di transizione sul piano politico ed alla conseguente legittimazione di tale dipartimento/ufficio nelle more dell’insediamento della nuova compagine governativa statale, e all’espressione dell’interesse pubblico di riferimento. Alla luce delle suesposte argomentazioni, con la presente si invita formalmente codesto dipartimento/ufficio a non voler proseguire nella strada intrapresa. Questa amministrazione nell’ottica di un efficace confronto degli interessi politico-istituzionali in gioco, interverrà con il proprio apporto collaborativo in vista del superamento del manifestato dissenso in occasione dei successivi incontri che saranno convocati in seguito alla ufficializzazione del nuovo esecutivo nazionale”.

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