Proposta di legge regionale per usi civici, Pietrucci: interrompano l’iter è sbagliata

L’Aquila. “La proposta di legge depositata in Consiglio regionale da Dino Pepe, Sandro Mariani e Lorenzo Berardinetti sugli usi civici è sbagliata nel merito e nel metodo – interviene Pierpaolo Pietrucci – abbiamo già chiesto loro di interromperne l’iter”. 

“A leggere il provvedimento risultano contraddizioni rispetto alla legge nazionale, entrata in vigore a novembre scorso, che segna un importante passo in avanti con il riconoscimento del ruolo e dell’importanza delle amministrazioni separate dei beni di uso civico – spiega Paolucci – Nel progetto di Pepe, Mariani e Berardinetti non si tiene conto di questo quadro di riferimento nazionale e, dichiarando la volontà di snellire le procedure, si conferiscono competenze e poteri eccessivi alla Regione sottraendoli alle comunità e ai nativi. Oltre ad andare incontro a problemi di legittimità, visto il contrasto con la normativa nazionale, se il progetto di legge venisse approvato in questa forma si rischierebbe di svuotare di senso e di cancellare le opportunità derivanti dalla valorizzazione del ruolo e delle funzioni delle Asbuc, che devono unire alla rapidità delle procedure l’avvicinamento delle scelte alle comunità e ai territori – aggiunge il presidente della commissione regionale ambiente e territorio –  É un passaggio fondamentale, che il legislatore regionale dovrebbe ponderare con attenzione e coinvolgendo i portatori di interesse, a cominciare naturalmente dalle Asbuc, per arrivare a comprendere appieno le esigenze e le problematiche. Abbiamo perciò invitato Pepe, Mariani e Berardinetti a interrompere l’iter facendoci carico di organizzare un’assemblea che coinvolga tutte le Asbuc abruzzesi, realtà nella nostra regione costituiscono una realtà viva e importante: se ne contano 28, di cui 12 solamente nell’aquilano. Per comprendere quanto è importante disciplinare nel modo corretto gli usi civici, basta un dato: in Abruzzo il 49% della superficie regionale è dominio collettivo e proprio l’Abruzzo è la seconda regione d’Italia dopo il Trentino per estensione territoriale gestita dalle popolazioni residenti -conclude Pietrucci – Una realtà che riguarda in modo particolare le aree interne, e interessa da vicino le problematiche relative alla ricostruzione: per molti terreni sono in corso le procedure di affrancamento e legittimazione”.

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