Metanodotto: la purga russa accelera il progetto d’approvvigionamento del gas azero

L’espulsione dei 2 diplomatici russi dall’Italia renderebbe ancora più urgente un diverso approvvigionamento energetico. La spasmodica ricerca d’indipendenza dello Stivale dal gas russo non porta il Bel Paese a superare la frontiera mentale delle fonti fossili, ma lo spingerà a sottomettersi al gas azero di un’altra Repubblica, democratica, è scritto nell’elenco del motore di ricerca Google. Anche quella tedesca era democratica nel 1949. Si preme l’acceleratore, si tenta il tutto per tutto per autorizzare il tratto Sulmona-Foligno del progetto Rete adriatica, connesso al Tap pugliese (Trans adriatic pipeline). Curiosità, delle 2 espulsioni italiane tratta, in un articolo, Alfonso Celotto, avvocato costituzionalista incaricato dal Comune di Sulmona per portare avanti il ricorso contro la recentissima autorizzazione della centrale di spinta Snam prevista a Case Pente, altro segmento spezzettato arbitrariamente – Salami slicing – pratica condannata dalla Corte di giustizia europea ((Direttiva 85/337 Ce ), del progetto Rete adriatica.

Il 4 aprile è programmato a Roma il confronto tra quel che resta del passato governo nazionale Gentiloni-Renzi e le Regioni Abruzzo e Umbria. L’incontro nasce dalla necessità di provare a superare il diniego all’intesa, dell’Abruzzo e dell’umbri, al progetto Rete adriatica che spara il metano nelle condotta installata a 5 metri di profondità in aree a massimo rischio sismico, anche per il tratto Sulmona Foligno. Il diniego espresso con delibera di giunta regionale 132 del 20/02/2015 crediamo sia insuperabile ed è proprio in queste ore che a Pescara il sottosegretario regionale, Mario Mazzocca, incontra alcuni consulenti per programmare azioni e intervento per l’incontro fissato fra 8 giorni. Se con questa trattativa non si arriva ad un accordo, come speriamo ed immaginiamo, la questione viene rinviata al Consiglio dei ministri cui si aggiungerà le regioni devastate dal progetto. É importante formare il nuovo governo e mandare a casa i grandi sostenitori della multinazionale.

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