Omicidio Neri, 29 anni di Villa Raspa di Spoltore

Pescara. Seduto con le gambe in acqua e il busto adagiato sugli arbusti, vestito e con il cappuccio della felpa in testa, posizione incompatibile con il suicidio, spiegano gli investigatori. Il corpo di Alessandro Neri, 29enne di Spoltore (Pe), è stato trovato dai cani molecolari della Protezione civile, nel tardo pomeriggio dell’8 marzo a fosso Vallelunga, periferia Sud di Pescara, vicino ad una strada poco conosciuta ai più che conduce al cimitero di San Silvestro, distante un centinaio di metri dal luogo del ritrovamento.

Aggiornamento

Le ricerche con le unità cinofile sono partite dopo la localizzazione del telefonino di Alessandro Neri che il 6 marzo alle ore 8 ha smesso di squillare. A quell’ora la batteria del telefonino del ragazzo era completamente scarica. Sull’apparecchio era attiva la modalità vibrazione o la suoneria? Il telefono era addosso al ragazzo o nelle vicinanze del corpo? Chi era con Neri, prima della sua morte, non ha pensato a far sparire il telefonino, perché? É stata una dimenticanza, non c’era tempo o non era rilevante il terminale perché gli ultimi contatti non erano compromettenti o peggio, il cellulare é stato lasciato proprio per non indirizzare le successive indagini, o per facilitare l’individuazione del corpo del giovane? Distrazione, convenienza o briciole di umanità? Il tragico epilogo dei 3 giorni di ricerca è tutto in un post (giovedì ore 19.30) della madre: “Ale non c’è più”.

Nerino, per gli amici, è uscito di casa il 5 marzo. La madre Laura Lamaletto, il 6 marzo, lancia un appello su Facebook perché il figlio è scomparso dalle ore 17.55 di lunedì (vai al testo). Quel pomeriggio, rientrati a casa dalle compere (fonte Rete8), Alessandro ha informato la mamma che probabilmente non sarebbe tornato per cena, forse per stare con gli amici e così il ragazzo é uscito. Ha appuntamento? Qualcuno si è preoccupato del suo ritardo, ha contattato l’amico non vedendolo arrivare? E dopo il tragico evento ha parlato con la madre della vittima spiegandole che si sarebbero dovuti incontrare?

Gli amici del giovane. Alcuni dei conoscenti della vittima hanno precedenti penali. Una pista passionale? Alessandro aveva aiutato diverse donne e una di queste si sarebbe invaghita della vittima, ha raccontato ai carabinieri un suo amico. Forse nell’ambiente della malavita locale questo comportamento potrebbe aver dato fastidio a qualcuno e forse con il giovane potrebbe esserci stato qualche chiarimento. É uno dei tanti sospetti.

Il luogo del ritrovamento. Circa 28 anni fa nello stesso luogo avvenne un altro omicidio con modalità simili a quelle riferite al giovane Neri. Nel 1990 a fosso Vallelunga é stato ucciso Nicola Frate, un pregiudicato ammazzato con 3 colpi di pistola, uno al fianco sinistro e 2 alla testa. A trovare il corpo di Frate è stato un agricoltore. Dall’ultimo segnale del cellulare di Neri è stato possibile individuare l’area in cui poteva essere passato e proprio lì i cani molecolari hanno cominciato a cercare e sono riusciti a trovare il corpo del giovane. Cinque minuti a piedi dal punto del ritrovamento del corpo c’è un casolare a guardia del quale ci sono molti cani, dei Pastori abruzzesi. “Abbaiavano talmente forte che andavano verso la parte opposta – dichiara al microfono del corrispondente di IV Grado la signora che abita nel casale e riferisce che quella è zona di passaggio dei cinghiali e così non ha dato peso ai cani agitati quel lunedì 5 marzo dopo le ore 18. La donna riferisce anche di non aver sentito alcuno sparo quella notte così il marito. Due gli accessi per raggiungere il luogo, il primo dalla strada principale che passa dal cimitero di San Silvestro, frazione di Pescara, percorribile in auto. L’altro accesso si può percorre solo a piedi con dei calcinacci sul percorso che ostacolano il passaggio dei veicoli. Quanto pesava il giovane, chi lo avrebbe potuto trascinare a peso morto sin lì? Ci sarebbero tracce di pneumatici e scarpe sul posto, descrive la scena del crimine il quotidiano il Centro.

La scena del crimine potrebbe non essere quella del luogo del ritrovamento del corpo anche perché nonostante le ricerche eseguite, anche con i metal detector, non è stato ritrovato nell’area alcun bossolo che dovrebbe essere lungo almeno 21 millimetri se la cartuccia che ha ucciso Alessandro Neri, estratta dalla calotta cranica del giovane, è calibro 7.65 (0,30 pollici) per arma corta . Forse è stata sparata da una pistola che i bossoli li trattiene nel tamburo, un Revolver? Per recuperare i bossoli si possono impiegare mesi soprattutto se la vegetazione è fitta e a Fosso Vallelunga lo è e con l’arrivo della Primavera sarà sempre più difficile il recupero.

Una vera e propria esecuzione. Un colpo di pistola all’emitorace ..(esattamente al fianco sinistro, fonte IV Grado trasmissione di rete4) ..con foro d’entrata anteriore è il primo responso del medico legale Cristian D’Ovidio, che sarebbe compatibile con un colpo sparato in auto, ma non è il colpo di grazia. Al 29enne hanno sparato 2 volte (se si fosse trattato di vendetta per uno sgarro, un sicario avrebbe fatto cilecca al primo colpo?). Un proiettile è stato recuperato durante l’autopsia ed è di piccolo calibro, chiarisce il colonnello Marco Riscaldati (fonte Affaritaliani.it il 12 marzo 2018). Potrebbe essere stato sparato forse a breve distanza ed è stato estratto dalla calotta cranica del giovane, affidato al Reparto investigazioni scientifiche (Ris) dei carabinieri di Roma. Non si sa nulla invece del colpo che ha ferito Neri all’emitorace, probabilmente sparato per primo. Colpito al fianco il giovane potrebbe essere scivolato fino al greto del fiume dove il carnefice potrebbe averlo finito, ma i proprietari del casolare, a poche centinaia di metri dal cimitero e 5 minuti a piedi dal punto in cui è stato recuperato il corpo però, non hanno sentito spari nel tardo pomeriggio di lunerì, dopo le ore 18 hanno abbaiato come forsennati i Pastori abruzzesi. Se avessero ammazzato Neri con un silenziatore ci sarebbe la premeditazione. Altro interrogativo: dove sono finiti i bossoli e il primo proiettile? Dall’autopsia eseguita (ieri art. pubblicato on line lunedì 12 marzo) in un primo momento si pensava che Neri fosse morto circa 48 ore dal ritrovamento (martedì?), i dettagli dell’ora della morte del giovane arrivano dopo, è deceduto tra le ore 19 e le 20 di lunedì così il 20 marzo, parlando d’indiscrezioni, chiarisce la corrispondente di Pomeriggio 5 (programma condotto da Barbara Durso su canale5, rete Mediaset). Trascorrono 2 ore da quando il giovane saluta la madre, ore 17.55 puntualizza la donna. Il ragazzo ha mangiato qualcosa dopo? Ci sarebbero dei segni sul volto del giovane, è stato picchiato? Non c’è stata colluttazione, il ragazzo non si è difeso. I segni in questione potrebbero essere stati provocati da qualche rovo che lo ha colpito scivolando sul greto del torrente?

Criminalità a Pescara e dintorni. Sequestri di armi detenute illegalmente vengono eseguiti anche a marzo 2017. Più di 6 blitz dei carabinieri di Pescara intaccano i lucrosi affari del traffico d’armi proveniente dai Balcani e smerciati anche nel capoluogo adriatico. Le indagini del comandante dei Carabinieri Claudio Scarponi portano alla luce un lato nascosto del traffico, il commercio contestuale di armi e droga. Dai controlli eseguiti proprio un anno prima dell’omicidio Neri, da febbraio 2016 e sino a metà del 2017, l’operazioni del 14 aprile è quella più indicativa. I militari dell’Arma quel giorno scovano un vero e proprio arsenale nel garage di un 50enne di San Giovanni Teatino che dinanzi al giudice che convalida l’arresto si difende chiarendo che non sa proprio nulla di armi e munizioni nascoste nella condotta d’aria del suo garage. L’uomo ufficialmente è impegnato a reclutare manodopera per le agenzie funebri. Particolare inquietante, tra munizioni e armi viene recuperato dai militari anche un silenziatore. 

Le indagini sono condotte dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Pescara, diretti dal maggiore Massimiliano Di Pietro, comandati dal Colonnello Riscaldati. Collaborano i Ris di Roma e le ricerche sono state estese alla situazione patrimoniale della famiglia, impegnando la Guardia di finanza. Il Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme gialle sta ricostruendo anche i movimenti di conto (c/c) del ragazzo.

Il computer portatile e lo smart phone della vittima sono stati riformattati 3 volte nell’ultimo mese. Dunque perché cancellarne più volte la memoria in pochi giorni, cosa voleva nascondere il ragazzo che acquistava e rivendeva auto all’asta? Dagli accertamenti delle Fiamme gialle, sullo stato patrimoniale della famiglia di Alessandro, è stato accertato che il ragazzo aveva dei rapporti con 2 società di Pescara e le fatturazioni, sequestrate, ora sono al vaglio degli inquirenti.

Veicoli sequestrati. Il 14 marzo i carabinieri sequestrano 2 auto di proprietà della famiglia materna della vittima: un’Audi Q7 (o Q5) a Giuliano Teatino (Ch) nella villa di Gaetano Lamaletto, nonno di Alessandro e una Mercedes nell’azienda vitivinicola di Orsogna (Ch). Le analisi delle automobili sarebbero necessarie per eventuali riscontri. É stata analizzata anche la Fiat 500 della vittima per ricostruire, anche con il supporto delle immagini delle videocamere di sorveglianza di via Mazzini, quanto accaduto tra il momento in cui il giovane è uscito di casa, lunedì scorso, e quello del ritrovamento dell’automobile. Così si è potuti arrivare alla Opel Meriva grigia che sulla stessa strada di Neri sembra seguire la 500 del ragazzo (forse lunedì pomeriggio con a bordo il ragazzo o mercoledì mattina per caricare il posteggiatore della Fiat 500 su via Mazzini?). L’auto grigia è finita nella pressa mercoledì proprio quando viene trovata nel parcheggio di via Mazzini l’auto rossa di Alessandro ferma lì dalla mattina presto. I carabinieri hanno sequestrato ciò che resta della Opel grigia, bruciata a Pescara Colli alle ore 23.52 di martedì 6 marzo e poi finita nel compressore per la demolizione.

Un’auto rossa seguita da un’auto grigia. La chiave della Fiat 500 Rossa non è stata trovata sull’area del ritrovamento del corpo dov’era invece il cellulare di Neri, dicono, vicino al ragazzo o in tasca (e in quale tasca) e nemmeno nel parcheggio di via Mazzini. La madre ha messo 15 euro di benzina perché l’auto lunedì pomeriggio era a riserva, ma è stata trovata di nuovo a riserva nel parcheggio in centro a Pescara, dove il veicolo è stato lasciato il 7 marzo, mercoledì mattina presto. Così confermerebbero le registrazioni dell’impianto di videosorveglianza (perché non parcheggiarla martedì?). In base ai filmati visionati dai carabinieri una Opel Meriva seguiva la Fiat 500 di Neri. La Opel al vaglio degli inquirenti è di un personaggio noto alle forze dell’ordine, ascoltato sulla singolare circostanza della sua auto bruciata il giorno prima del ritrovamento del corpo del giovane, ma l’auto in realtà sarebbe bruciata a Pescara Colli martedì a tarda sera. La Opel sequestrata è già stata pressata, ma i carabinieri ne hanno fermato la demolizione. L’auto di Neri è stata spostata perché andava pulito in un luogo sicuro e perché? Pulito da cosa, dal sangue di qualcun altro? “Non c’è stata colluttazione, il ragazzo non si è difeso” spiega il medico legale. Difficile cancellare del sangue poi da un’auto e qualsiasi traccia sulle fodere non sfugge ai reagenti della scientifica. Potrebbero non aver sparato nell’auto del ragazzo, ma vicino o in un’altro veicolo e forse con un silenziatore dato che i residenti del casale a 5 metri non hanno sentito spari quel pomeriggio. Piuttosto dalla 500 si volevano cancellare impronte e capelli di un eventuale passeggero? E perché nel mezzo è stata rilevata solo un’impronta dai Ris di Roma e non è dato sapere di chi? Cosa rivelano le analisi nella 500 per la polvere da sparo? Dopo Neri, chi ha guidato l’auto usata per oltre un’ora e mezzo? Nemmeno un capello nel veicolo che possa dire qualcosa in più di quell’ombra che ha parcheggiato il mezzo in via Mazzini (non ha capelli o ha usato un cappello) Per le impronte, ne risulterebbe solo una. Neri ha fatto entrare qualcuno in auto? Era pulito l’interno dell’auto quando la madre è andata a fare benzina? Non sembra dunque l’interno del veicolo è stato ripulito o dovrebbero esserci almeno 2 diverse impronte, quelle di mamma e figlio. Il giorno dopo la scomparsa del ragazzo l’auto comincia a scottare terribilmente. É il 6 marzo alle ore 22.27 quando la madre di Alessandro chiede aiuto su Facebook, è disperata, cerca il figlio scomparso il giorno prima e indica in dettaglio il mezzo con cui è uscito, il colore e persino la targa. La sera stessa alle ore 23.52 brucia la Opel grigia che risulterà in coda alla 500 del ragazzo dai video delle telecamere di sorveglianza. La mattina seguente, sul presto, l’auto del figlio viene posteggiata su via Mazzini. É un caso? Forse qualcuno a tarda ora legge il post della madre di Neri sul social, la monitora, e si preoccupa di provvede a liberarsi dei mezzi? Da subito su Facebook Laura Lamaletto indirizza direttamente i suoi messaggi all’assassino convinta che possa leggere e poi persuasa che siano stati almeno in 2 ad uccidere il figlio. Una intuizione o la signora ha qualche particolare sospetto.

Un nuovo algoritmo del social network di Mark Zuckerberg (Facebook) renderebbe visibile un post pubblicato agli amici che leggono di frequente l’autore del post, in questo caso la madre di Neri, (Alessandro aveva un account Facebook?). Dalla cerchia ristretta di persone, soprattutto a quell’ora, la condivisione ha pian piano ampliato la visione dell’appello della donna, postato a tarda sera, nelle ore successive così da renderlo pubblico alla gran parte degli iscritti al social forse prima nella provincia di Pescara e nel Paese di origine della signora, poi delle altre province abruzzesi e delle regioni limitrofe e ancora nel Nord Italia. Considerata il fuso orario, in Venezuela è pomeriggio (6 ore in meno rispetto all’Italia) quando la signora Lameletto pubblica l’appello chiedendo se qualcuno ha visto il figlio, indicando l’auto in cui viaggiava.

A cosa poteva ancora servire la Fiat 500 rossa, soprattutto, perché non è stata bruciata come la Opel Meriva, se i 2 mezzi sono davvero collegati? Bruciandola qualcuno avrebbe anticipato il nesso tra le 2 auto? Quanti chilometri ha percorso in quel tardo pomeriggio la vittima, a bordo della sua auto, quanti ne ha percorsi chi l’ha guidata dopo di lui?

Quanto consuma di carburante una Fiat rossa usata come quella di Neri? Il veicolo potrebbe fare circa 210 km con 15 euro di benzina prima di tornare in riserva? Prendendo a riferimento poi il range dell’ora della morte (dalle ore 19 alle 20) si può già intuire qualcosa. Mettiamo che la vittima è salita in auto e abbia percorso almeno 20 minuti alla guida del mezzo da quando è uscito di casa (in via Londra ore 17.55). Ipotizziamo che fosse diretto verso San Silvestro Colle, ad esempio, percorrendo la statale 16 bis da via Londra di Villa Raspa di Spoltore (Pe) e per circa 10 km (più o meno 20 minuti di guida con normale situazione di traffico ) prima su via Aterno e via Alento poi su via Tirino per fermarsi verso le 18.15, nei pressi del luogo del ritrovamento del corpo considerato anche che i cani del casolare abbaiano dopo le ore 18, così dichiara la signora del casale che a casa e, su richiesta del marito, si affaccia per vedere cosa stesse succedendo lì fuori a fosso Valle Lunga. Sono altre 6 ore e 40 minuti in cui il veicolo è rimasto in moto, in mano a chi era e dov’è transitato prima di essere parcheggiato in via Mazzini. Sono circa altri 200 km percorsi tra lunedì sera per nascondere la 500 e mercoledì mattina per posteggiare l’auto rossa in via Mazzini con la spia della riserva di nuovo accesa. Farsi beccare a bordo di un veicolo di uno ragazzo scomparso non è proprio il caso e tanta sicurezza e noncuranza del guidatore ad uscire con quel mezzo da cosa deriva? L’auto è rimasta semplicemente accesa per consumare benzina e depistare? Oppure il veicolo ha percorso davvero altri 220 chilometri rispetto agli ultimi 10 km forse percorsi dal ragazzo? L’auto viene spostata forse prima dell’alba per raggiungere il parcheggio dinanzi la pizzeria Maruzzella, a circa 6 km dal luogo in cui sarà trovato il corpo del giovane. Perché proprio lì viene fermata l’auto e chi l’ha guidata sa della telecamera installata sul posto? Perché scompaiono le chiavi del mezzo? Perché non lasciare le chiavi per un ladro che magari, con un furto, avrebbe potuto confondere ulteriormente le cose? Il posteggiatore non ci ha pensato? Potrebbe esserci stato fatto un altro rifornimento di carburante per la 500 rossa? Improbabile. L’auto scotta, bisogna liberarsene non basta più venderla, nasconderla, distruggerla visto il colore, il modello e il numero di targa ormai noti a tutti, grazie a Facebook. Nessuno sembra averla vista tra lunedì sera e martedì notte.

“Non siamo in grado di stabilire con certezza se sia stato ucciso sul luogo del ritrovamento del corpo” ha dichiarato il comandante provinciale dei carabinieri di Pescara, Marco Riscaldati, il 12 marzo. On line, Rete8 tratta dell’esito dell’autopsia: Alessandro Neri é stato ucciso sul luogo dov’è stato trovato o nelle strette vicinanze. Morto per il proiettile alla testa e non per il colpo in pieno petto (in verità al fianco sinistro) che però potrebbe aver causato la caduta del ragazzo (dove sono finiti quest’altra pallottola e i bossoli?). L’assassino ha fatto sparire le chiavi della Fiat 500 trovata pulita mercoledì (Rete8). In un primo momento si credeva che Neri fosse stato ucciso altrove e poi trasportato nel punto in cui i cani molecolari l’hanno trovato. Il 7 marzo (mercoledì) è stata recuperata l’auto del giovane, una 500 rossa con il tettuccio beige, parcheggiata in centro a Pescara, esattamente su via Mazzini, nei pressi della Parrocchia San Pietro Apostolo. Il gestore della pizzeria Maruzzella, sul lato della strada in cui era posteggiato il veicolo di Neri, è certo che martedì (6 marzo) l’auto non fosse davanti al suo locale chiuso in serata. La mattina seguente però la 500 c’era, ferma a 5/6 km di distanza dal luogo in cui è stata recuperata la salma.

Legami di famiglia. Al 20 marzo nessuno è ancora iscritto sul registro degli indagati. La famiglia del ragazzo ha un’azienda vinicola, la cantina di famiglia è su 5 livelli, incastonata nella roccia, sono 50 ettari di vigneti coltivati ad uva di Montepulciano. Alessandro avrebbe lavorato nell’azienda un tempo gestita dalla madre, ne era stato proprietario il nonno materno Gaetano Lamaletto, oggi 79enne sulla sedia a rotelle, tornato in Abruzzo a produrre vini dopo 40 anni trascorsi in Venezuela. Nella capitale Caracas l’anziano imprenditore ha lasciato al figlio Camillo la conduzione della fabbrica di ceramiche per l’edilizia, la Grupo Lamaletto Balgres. La madre di Alessandro è fuori dagli affari dell’azienda vitivinicola Il Feuduccio di Orsogna (Ch) creata dal padre nel 1995 fonte.

Dissidi tra la madre di Alessandro e forse Camillo, zio della vittima che gestisce l’azienda di ceramiche in America latina, padre di Gaetano junior. Laura ed Alessandro erano rimasti soli a Spoltore, l’attività dell’azienda è finita al fratello e al nipote, Gaetanino lo chiamano a Giuliano Teatino (Ch) paese dei Lameletto. Il cugino di Alessandro in paese viene descritto come un sempliciotto “quello ha paura anche della sua ombra, ma dai”, un giovane dice di conoscerlo benissimo perché quando non è in Venezuela o in Florida, passa sempre a trovarlo. Non è indagato il cugino della vittima, ma i carabinieri vorrebbero ascoltarlo e tengono a precisare che il sequestro dei Suv, uno parcheggiato a casa del nonno, è stato eseguito solo perché il caso è complicato e non si può scartare alcuna pista. Gaetanino, coetaneo della vittima, è partito per Miami (stessa città in cui la Lamaletto e il figlio programmavano di andare a vivere) dicono il giorno prima della scomparsa del cugino, ma dai riscontri non risulterebbe esserci andato almeno lunedì 5 marzo. Anche lo zio non si trova dal giorno del delitto. Due anni fa Camillo Lameletto dal Venezuela è rientrato ad Orsogna, dicono, per capire cosa non funzionasse nella gestione del Feuduccio affidato alla sorella che, per gestire l’azienda, assieme al marito Paolo e con il loro figlio Alessandro, ha lasciato la Toscana. La ragione del passaggio di gestione? Ha trovato un ammanco importante, il vecchio si sarebbe arrabbiato cacciando la figlia Laura per dare tutto a Camillo e Gaetanino, così riferisce lagovernante del capostipite, a Giuliano, al corrispondente del Corriere,Andrea Pasqualetto. L’altra parte della medaglia è il volto della madre della vittima che riferisce anche agli inquirenti di novembre 2014: “Mia madre e mio fratello si presentano nel mio ufficio e mi dicono hai 3 ore di tempo per liberare il tuo ufficio. Me ne sono andata perché volevo proteggere la mia famiglia. Ho abbandonato qualsiasi cosa. Massimiliano (1 dei 3 figli della donna) era già negli Stati Uniti, l’altro a Dublino. Alessandro sempre vicino alla famiglia. Lui è tutto d’un pezzo, come mio marito. Io ho sposato l’onestà che è la cosa all’antitesi della mia famiglia. Ci hanno messo in mezzo ad una strada perché non mi piegavo al loro volere”. Sulla cacciata dall’azienda riferisce il quotidiano Il Centro sottolineando che sarebbe coincisa con i problemi di salute di Gaetano senior. La signora avrebbe raccontato ai carabinieri che per uscire dagli affari dell’azienda i Lamaletto le offrirono 2 mila euro, ma dopo alcuni mesi l’assegno le venne tolto. Le famiglie non hanno più rapporti anche se pare che di recente Alessandro e il cugino avessero ripreso a frequentarsi. I documenti della Camera di commercio indicano, febbraio di quest’anno, il mese degli ultimi cambiamenti per l’azienda Il Feuduccio passata in proprietà a Camillo (60%) e Gaetanino (40%), amministrata dal giovane. Gaetano junior non era presente ai funerali, così lo zio, il nonno e Maria la nonna della vittima. Non graditi? Il ragazzo e il padre Camillo non si sono visti nemmeno alla fiera tedesca del vino di Dussendolf nello stand Abruzzo, dove sarebbe stato riservato una spazio anche al vino di qualità della tenuta Il Feuduccio. I passaggi di gestione e di proprietà erano stati definiti, gli ultimi sembra a febbraio. Perché prendersela con il ragazzo se era tutto deciso e definito ormai?

Il padre della vittima, Paolo Neri, risiede da tempo a Firenze dove gestisce un paio di oreficerie ed i fratelli e la sorella vivono altrove, il fratello Massimiliano è cuoco in un ristorante di Miami ed é lì che mamma e figlio pare volessero trasferirsi, tanto da mettere in vendita il villino in via Londra, a Villa Raspa di Spoltore (Pe).

Il movente. “Non voglio e non posso credere alla pista della mia figlia – dichiara a IV Grado Laura Lameletto – quindi credo che rimanga un’altra pista: amici conoscenti”. Il ragazzo, tra i suoi amici risulta anche qualche pregiudicato, avverte la madre che non sarebbe rientrato per cena. In breve, il figlio non era solito segnalare alla madre con chi andasse. Delle tante ipotesi fatte sul movente dell’omicidio nessuna pista va ancora esclusa. Cattive compagnie frequentate negli ultimi tempi da Neri, forse una ragazza? Una rapina, un’aggressione finita male, ma perché rimanere in possesso dell’auto del giovane e poi parcheggiarla altrove? Dov’è finita la 500 – linda e pinta – prima di mercoledì mattina? Qualcuno voleva venderla? Distante da Pescara, la Fiat 500 era a riserva quando la madre lunedì pomeriggio carica il serbatoio con 15 euro di carburante a Villa Raspa di Spoltore? La spia si spegne, ma mercoledì in via Mazzini la spia della riserva è di nuovo accesa. La morte del ragazzo potrebbe avere a che fare con le compravendite nelle aste a cui Alessandro Neri partecipava a Roma per “..comprare le macchine” così la madre riferisce intervenendo nella trasmissione di rete4.

Omicidio pianificato? Due colpi, uno al fianco sinistro e uno alla testa. Chi lo colpisce è armato gira con una pistola. L’arma è già stata usata in qualche altra particolare situazione? Il ragazzo abitualmente usciva a quell’ora da casa? Quello è l’unico telefonino di cui disponeva? Il cellulare lasciato addosso al giovane fa riflettere. Tutti sanno che il telefonino è facilmente tracciabile, solo i folli lo ruberebbero. Nasconderlo per avere altro tempo per confondere le idee sarebbe servito? No, al contrario! Basta clonare il numero per sapere tutto, l’area sarebbe stata comunque segnata e lì sarebbero comunque arrivati i Carabinieri. Ragionando, se fosse stato necessario recuperare altro tempo per nascondere eventuali tracce sarebbe stato meglio spostare il corpo o allontanare il telefonino non ancora scarico? Se il corpo di Neri è stato individuato grazie all’ultimo segnale emesso dal cellulare prima che si spegnesse, alle ore 8 di martedì, sino a quel momento è possibile conoscere il tracciato del percorso del ragazzo uscito di casa, alla guida dell’auto, sino a Fosso Vallelunga. Dunque è tracciabile qualsiasi luogo abbia raggiunto e anche se era già morto, tra le ore 19 e le 20 orario del decesso, perché il ragazzo non è stato separato dal suo telefonino? Dal traffico telefonico di quel giorno e sino a lunedì mattina si possono comunque recuperare i dati, se il telefonino fosse scomparso basta clonare il recapito telefonico. Quindi, a nasconderlo si fa solo doppia fatica e si indirizzerebbero le indagini proprio sugli ultimissimi contatti telefonici e on line di Neri per sospettarli. Meglio allora lasciare il terminale e conferma del contrario. Oppure è stata solo una dimenticanza, troppa fretta? Proprio dall’ultimo segnale del telefono, dicevamo, si riesce ad individuare l’area in cui si trova il corpo senza vita di Alessandro Neri che non usa portafogli, sul luogo del ritrovamento però mancano le chiavi dell’auto, le carte di credito e i documenti del giovane. Una rapina finita male? Vittima di criminali sconosciuti, è una ragione in più per il telefonino rimasto sul ragazzo. Perché rischiare però di guidare un’auto la cui targa è segnalata persino su Facebook, per giunta rossa e con il tettuccio apribile, parcheggiandola in centro 2 giorni dopo la morte e prima che si ritrovi il corpo? Anche questo è indicativo.

Post della madre su Facebook (il 6 marzo ore 22.27) «Se avete visto Alessandro per favore mandate messaggio. Manca da ieri 5 marzo dalle 18 con una FIAT 500 DI COLORE ROSSO CABRIO

  • TARGATA EJ 632LR.
    Condividete e datemi notizie, sono la mamma
    Grazie»
  • Il 9 marzo la madre su Facebook: ‘Ale ti hanno ucciso, Ale con un colpo di pistola… A chi lo ha premuto il grilletto domando: hai una mamma?”. E poi: “Non siate tristi per la morte di mio figlio. Aiutatemi a trovare l’assassino”. “Maledetto killer, non avrai scampo, è cominciata la caccia”.
  • «Non siate tristi, non piangete la morte di mio figlio!!! Aiutatemi a trovare il suo assassino» scrive a caratteri maiuscoli su Facebook Laura Lamaletto, madre di Alessandro Neri: il 29enne trovato morto ieri pomeriggio (fonte Corriere.it).
  • Altro post sul profilo della madre: “Alessandro Protettore degli uomini (ma anche uomo salvo, chi salva)” (fonte a fine articolo).

17 marzo sabato, tanta gente nella chiesa di San Camillo De Lellis a Villa Raspa di Spoltore (Pe) per i funerali del giovane, ma senza la salma. A conclusione del rito funebre, il messaggio di mamma Laura: “Andate sulla retta via, dovete convertirvi, avete famiglia, figli”. La versione del Corriere.it è differente” Andate sulla retta via, non coltivate cattive amicizie”. La donna é italo venezuelana. A Giuliano Teatino, il paese dei Lamaletto, il nonno si è chiuso nel silenzio e sembra che neppure il parroco riesca a parlargli. “State attenti alle cattive compagnie – ripete la madre in chiesa e in televisione – Siamo una famiglia aperta e che abbiamo amici di tutti i colori e di qualsiasi religioni. Ale sicuramente frequentava persone di tutti i tipi”.

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