Processo veleni Bussi a rischio prescrizione, incide lo sciopero degli avvocati

scie tribunale_fttrozzi_2-1-2014_8dsc_1297Domani è in calendario l’udienza del processo, in Cassazione, sulla mega discarica del Polo chimico di Bussi sul Tirino. A Roma sono 19 gli imputati, si tratta di tecnici e funzionari impiegati a Bussi officine ai tempi in cui lo stabilimento era gestito dal colosso dell’industria chimica Montedison. É il terzo grado di giudizio, dopo la condanna per avvelenamento colposo delle acque in Corte d’assise d’appello all’Aquila almeno per 10 degli imputati, invece assolti con altri 9 in primo grado a Chieti.

Aggiornamento

C’è il rischio di prescrizione e non è certo che lo sciopero degli avvocati si fermi dinanzi al codice deontologico che indirizza i legali all’astensione dallo sciopero per le udienze che interessano reati prossimi alla prescrizione. Per il polo chimico di Bussi il disastro ambientale sarà prescritto tra un mese. Lo sciopero determinerebbe un allungamento dei tempi. «La giustizia dovrà necessariamente avere modo di esprimersi chiudendo finalmente questa lunghissima pagina – commenta il delegato Wwf Luciano Di Tizio – La nostra associazione, parte civile, sin dall’inizio del procedimento attende fiduciosa il responso della corte. Resta il fatto che il territorio, al di là della decisione definitiva che attendiamo presto, sarà veramente risarcito soltanto con una totale bonifica dei terreni contaminati». Lo sciopero degli avvocati domani porterà forse al rinvio dell’udienza a carico dell’operaio 64enne di Pettorano sul Gizio (Aq) accusato di aver ucciso un orso bruno marsicano a settembre 2014 e sotto processo nel tribunale di Sulmona (Aq). Il comiutato Bussiciriguarda, cui aderiscono Ecoistituto, Mila Donnambiente, Italia Nostra e Marevivo, scrive in una nota: “Saremo presenti domani con alcuni esponenti del comitato e con gli avvocati Veronica Dini e Pierluigi  Tosone. Augurandoci che lo sciopero dichiarato non venga osservato per il nostro processo, vista la prescrizione vicinissima, rimandiamo le valutazioni dettagliate a conclusione avvenuta. Non ci piace, ma ci dispiace ricordare come la discarica Tremonti continui a percolare il suo contenuto nelle acque del fiume Pescara, essendo  parata solo da palancolature assolutamente insufficienti, realizzate dal commissario straordinario, Adriano Goio, dopo decine di denunce di Bussiciriguarda impegnando una piccola parte degli stanziamenti statali. Consapevoli che la conclusione di questo processo sarebbe dovuta essere quella scritta dalla Corte d’Appello di Chieti e che solo la mobilitazione permanente della società, unita a scenari politici nuovi,  a Roma e dintorni, abbia potuto riprendere per i capelli una storia già scritta attenderemo l’esito con trepidazione  corale.  Sperando che, da domani in poi, ci si possa occupare solo e soltanto del risanamento delle acque e delle terre della Valpescara”.

La storia. Nel 2001 una serie di denunce di alcune associazioni ambientaliste abruzzesi porta alla chiusura per contaminazione dei 5 pozzi d’acqua potabile in località Sant’Angelo, in val Pescara, installati nel 1982 per aumentare la capacità dell’acquedotto Giardino. I pozzi incriminati sono realizzati sul fiume Pescara a  poche centinaia di metri a valle dalla discarica Tremonti. L’acqua dei pozzi e stata bevuta per anni dalla gran parte degli abruzzesi, parte così l’inchiesta e solo nel 2007 il Corpo Forestale dello Stato conferma ciò che da decenni si sapeva, si denunciava e si sospettava. In località Tremonti, al di sotto dei viadotti autostradali (A25), torna alla luce una mega discarica abusiva di veleni tra le più grandi d’Europa, proprio nell’area del Polo chimico di Bussi officine, da oltre un secolo produttivo, nato dall’idea pioneristica  della della Sie, Società italiana elettrochimica, di industrializzare l’elettrochimica. Ancora non bonificata, la discarica è il cuore malato di un territorio contaminato che è il Sito d’interesse nazionale per la bonifica che, verso Alanno, è Sito d’interesse regionale (Sir). In questa come in altre fosse dell’area, si sotterrarono scarti e residui delle produzioni del Polo chimico Montedison (Montecatini-Edison). Secondo le analisi e i dati dell’Agenzia regionale per la tutela dell’Ambiente i rifiuti pericolosi della mega discarica Tremonti continuano ad inquinare terreni e falde e non si deve dare nulla di scontato anche per le altre discariche, scovate nel sito. Parte così l’iter giudiziario del processo Montedison per la mega discarica a Bussi sul Tirino: 2 udienze preliminari, 2 giudizi di primo grado, un appello e 3 udienze in Cassazione. Avvocati permettendo domani si potrebbe decidere il tutto, definitivamente e prima della prescrizione alle porte, esattamente a fine mese. Nel giudizio di primo grado, i pubblici ministeri della Procura di Pescara, Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini, chiedono condanne da 12 anni 4 anni di reclusione alla Corte d’Assise di Chieti, presieduta da Camillo Romandini. Il processo si conclude il 19 dicembre 2014 con l’assoluzione di 19 imputati, perché il fatto non sussiste, dal reato di avvelenamento e con la derubricazione del reato di disastro doloso a colposo decretando così il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione del reato colposo. A Campobasso, su questo procedimento, si valutano le dichiarazioni di alcuni giudici popolari della Corte d’Assise teatina rilasciate al giornalista, Antonio Massari, corrispondente de II Fatto quotidiano, che denunciano pressioni per arrivare all’assoluzione. A dicembre 2015 la vicenda si chiude con un nulla di fatto davanti al giudice per l’udienza preliminare di Pescara. La conferma della sentenza di condanna della Corte d’assise d’appello dell’Aquila potrebbe spingere l’avvio del processo di bonifica e così la fase di reindustrializzazione di Bussi sul Tirino che agevolerebbe una ripresa economica a livello regionale. Se la Cassazione confermasse la sentenza aquilana, chiarisce al Tg3 Abruzzo Lino Sciambra, legale dei Comuni di Alanno e Castiglione a Casauria (Pe) che si sono costituiti parte civile nel procedimento: “Potrebbe essere riconosciuto che l’attività di produzione dell’industria chimica non era libera e quindi anche le conseguenze in tema di disastro ambientale venivano previste penalmente per il periodo precedente l’entrata in vigore della legislazione ambientale di settore”.

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