M5S: ‘D’Alfonso dimettiti’ ma il presidente senatore resta in Regione forse sino al 2019

Chiedono che si torni al voto in Regione e invocano le dimissioni del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che grazie al paracadute del listino bloccato e con questa legge elettorale ha un posto sicuro in senato ed è al vertice della Regione. A chiedere di fare un passo indietro non sono solo i pentastellati, ma molti del Centro destra e gli ex alleati del governatore d’Abruzzo, come Donato Di Matteo.

Luciano D’Alfonso Foto Trozzi

L’ufficio legale della Regione intanto segna 90 giorni utili prima di tornare al voto in Regione. Ovvero 3 mesi a partire dalle dimissioni del governatore d’Abruzzo. E prima? D’Alfonso non sembra intenzionato a lasciare: “Ad oggi sono solo presidente della giunta regionale perché l’inveramento giuridico delle elezioni mi deve essere notificato, devo essere proclamato e poi c’è bisogno di attendere la convalida” dichiara D’Alfonso che ha calcolato i tempi dall’avvenuta proclamazione all’invio dell’attestato ai parlamentari proclamati e quelli per la convalida della elezione che richiede almeno 20 giorni dalla proclamazione. Aggiungiamo un altro ai 3 mesi dalle dimissioni. Sarà un’Estate infuocata con il governatore d’Abruzzo che sfrutterà sino all’ultimo secondo, tempi tecnici di legge e fasi procedurali, prima che si definisca l’incompatibilità ufficiale tra l’incarico di presidente della Regione e quello di senatore della Repubblica. Potrebbe andare per le lunghe, secondo alcuni sino all’Autunno. Tira e molla la naturale scadenza del mandato da presidente non sarà poi tanto lontana, appena nel 2019. Entro il 23 marzo comunque il nuovo Parlamento si riunisce per la prima volta e procederà alla nomina dei 2 presidenti delle Camere, in seduta unica e per più giorni se il solo venerdì non basterà ad eleggerli.

I 5 stelle chiedono le dimissioni del governatore per scongiurare una situazione di stallo, che peggiorerà la già grave situazione dell’Abruzzo, con D’Alfonso presidente e senatore. Il governatore non se ne preoccupa volendo sfruttare sino all’ultimo istante la sua permanenza ai vertici dell’ente territoriale. Considerata la disamina dei 3 anni e mezzo di amministrazione regionale c’è poco da tergiversare. Di  mal governo si tratta e ne parla il Movimento 5 stelle riferendosi alla giunta D’Alfonso e non solo: “Per la sanità sono stati chiusi reparti e ospedali in luoghi fondamentali a garantire l’accesso alle cure. Tagli effettuati in virtù di un fantomatico risparmio ma che di fatto hanno colpito solo i servizi e mai gli sprechi, non consentendo, di fatto, nulla se non il calo del servizio sanitario pubblico”. É mancato un piano di riduzione dei costi, per M5S tanto che si continua ancora a parlare di costruire ospedali in project financing. “In ambito ambientale le cose non vanno meglio – continuano i consigliere del movimento – Il Piano gestione rifiuti è stato approvato dopo 3 anni e mezzo di legislatura e, nonostante le numerose richieste di confronto e le proposte avanzate dal M5S per scongiurare l’insediamenti di inceneritori in Abruzzo, questa regione è riuscita ad approvare un Piano che non solo non scongiura un inceneritore, ma permette alle altre regioni di venire a portare i rifiuti nel nostro territorio. Vedi il caso del Lazio in cui una regione a guida Pd come quella di Zingaretti ha accordato con la regione a guida Pd di D’Alfonso lo smaltimento dei rifiuti del Lazio, per manifesta incapacità del governo laziale di gestire i propri impianti”. Per la gestione degli stanziamenti europei la Regione di D’Alfonso è riuscita a certificare solo l’1% dei fondi Ue mettendo a serio rischio gli investimenti destinati al territorio abruzzese. E i conti non tornano neanche con i bilanci dell’Ente “I conti di Regione Abruzzo non sono in regola, lo diciamo da 3 anni e più, ed oggi arriva l’ennesima minaccia di commissariamento della Regione da parte della Corte dei conti – sulla tenuta economica delle piccole e medie imprese il Movimento da tempo ha lanciato l’allarme: “In Abruzzo negli ultimi 3 anni hanno chiuso 2 mila 500 imprese, si sono persi 11 mila posti di lavoro e gli abruzzesi sono costretti ad emigrare altrove per cercare fortuna”. Non va meglio poi per l’accesso al credito “tanto da spingerci a creare, grazie al fondo che abbiamo accumulato con il taglio dei nostri stipendi, il microcredito Abruzzo cercando di colmare anche dai banchi dell’opposizione una lacuna imperdonabile da parte di Regione Abruzzo – aggiungono  i pentastellati – Imperdonabile è anche la negligenza della giunta regionale che non ha mai emanato la delibera per consentire agli abruzzesi di beneficiare della rottamazione delle cartelle Equitalia. Sarebbe bastato un atto degli esperti per permettere a migliaia di cittadini di stralciare o diradare i debiti con l’ente di riscossione, ma la giunta semplicemente non lo ha fatto”.  Ce n’è anche per Forza Italia. “Anche i forzisti registrano un fallimento che si traduce con un debole 14% del consenso. Causa evidentemente di una mala gestio passata che gli elettori non dimenticano. Infatti identiche difficoltà nel bilancio regionale si sono verificate negli anni della legislatura a guida FI, che scontiamo ancora oggi. Ben 192 sono state le osservazioni dirette al governo FI dalla commissione europea in tema di gestione dei fondi europei che palesano, quindi, un’amministrazione fallimentare anche del centro destra. Il piano regionale dei rifiuti, inoltre, per l’intera legislatura Chiodi non è stato mai aggiornato, tanto che l’ultimo piano, quello precedente all’attuale, risale al 2007″.

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