Terapia del dolore. Tanti i malati, ma è carenza assistenziale nell’area Peligno-Sangrina

Valle Peligna-Alto Sangro. Il direttore generale della Asl 1 Abruzzo ha risposto con un comunicato alla lettera del vice presidente nazionale Fondazione Isal (ricerca sul dolore), Gianvincenzo D’Andrea, di qualche giorno fa ha chiesto spiegazioni sul fatto che nel 2017 non è stata garantita la necessaria assistenza domiciliare ai pazienti affetti da dolore cronico residenti nell’area Peligno-Sangrina, di fatto discriminati rispetto a quelli residenti nell’area aquilana e nella Marsica. 

“Affermavo ciò sulla base dei dati di attività della Rete delle Cure Palliative e della Terapia del dolore della Asl (peraltro pubblicati sul quotidiano “Il Centro” ) dai quali risulta che nello scorso anno sono state effettuate circa 1000 visite specialistiche domiciliari nell’area Aquilana, 400 nella Marsica e 17 nell’area Peligno-Sangrina –  spiega D’Andrea – Nella sua risposta , il direttore generale, che non può negare l’evidenza dei fatti (daltronde i numeri sono numeri) afferma che nel Centro Abruzzo  … il basso numero di prestazioni dipende dalle poche richieste inoltrate alla Asl dai medici di famiglia cui spetta di presentare la domanda al servizio. Ebbene, premesso che sulla fondatezza della succitata affermazione potranno e dovranno dire la loro i medici di famiglia dell’area Peligno-Sangrina , cui è stata addebitata la responsabilità della grave carenza assistenziale segnalata , vorrei sommessamente far notare che la riferita “mancanza di richieste” di visite domiciliari specialistiche di terapia del dolore doveva rappresentare un campanello di allarme di inefficienza/inadeguatezza del modello organizzativo attuato dalla Asl, e non la certificazione di un’assenza di malati da assistere. Ogni modello organizzativo dovrebbe essere sempre verificato in corso di attuazione proprio per evitare di omettere gli interventi correttivi che consentano di raggiungere l’obiettivo prefissato che, in campo sanitario, è rappresentato dalla migliore qualità di cure per soddisfare i bisogni del malato – continua D’Andrea – Secondo il ministero della Salute in Italia il 22% della popolazione soffre di dolore cronico e, pertanto, è ragionevole pensare che nell’area Peligno-Sangrina (dove risiedono circa 60 mila abitanti ) siano presenti più di 12 mila malati di dolore cronico, molti dei quali in evidenti condizioni di gravità e bisognevoli di assistenza domiciliare. Pertanto ritenere che essi non esistano semplicemente perché i medici di famiglia avrebbero inoltrato poche richieste al servizio è una spiegazione assai debole. A far capire le vere ragioni del problema da me segnalato è una affermazione del Prof. Marinangeli, direttore della Rete delle cure palliative e della terapia del dolore della Asl riportata nel comunicato del direttore generale: “….Intanto la Asl sta investendo ulteriori risorse…tramite un importante finanziamento che migliorerà, anche nell’area Peligno – Sangrina, i percorsi assistenziali… Questo tipo di investimento, basato su nuove assunzioni di anestesisti rianimatori, nuove tecnologie ed informatizzazione della rete, porterà automaticamente anche ad un aumento delle prestazioni correlate, come quelle della terapia del dolore e delle cure palliative”. Si provvederà, dunque, a colmare le lacune esistenti (carenza di personale medico, tecnologie obsolete, assenza di informatizzazione..) dalle quali è , ragionevolmente, scaturita la situazione di mancata assistenza di cui ho parlato nella mia lettera – conclude il vice presidente nazionale Fondazione Isal (ricerca sul dolore) – Personalmente non posso che rallegrarmi per questo importante impegno assunto pubblicamente con la speranza che , al più presto, i malati di dolore cronico della valle Peligna e dell’Alto Sangro possano vedere riconosciuti i loro diritti ad una assistenza adeguata, senza essere penalizzati esclusivamente per la loro residenza. Al direttore generale della Asl ed al Prof. Marinangeli dichiaro, infine, la massima collaborazione, perché la situazione da me evidenziata e da loro riconosciuta, abbia a risolversi al più presto perché l’impegno della Asl e della Fondazione Isal non può che essere convergente”.