Marcozzi: ‘La Regione non sa spendere Fondi Ue’ da anni non riesce nemmeno per quelli certi

Pescara. Il ritardo della Regione per l’utilizzo del Fondo di sviluppo regionale (Fesr) e del Fondo sociale (Fse) 2014-2020 fa slittare l’Abruzzo al penultimo posto in Italia. Risulta dal recente incontro del Comitato di sorveglianza che monitorizza i Fondi europei e a cui partecipano i funzionari della Commissione europea dell’Agenzia della coesione e i rappresentanti del territorio (sindacati e associazioni imprenditoriali).

“E se i risultati del governo del presidente D’Alfonso sono pessimi, il precedente governo di centro-destra guidato da Gianni Chiodi non è stato da meno – chiarisce, sui fondi europei messi a disposizione e mai utilizzati negli anni precedenti al 2014, Sara Marcozzi capogruppo in consiglio regionale del Movimento 5 stelle – A fronte di una dotazione di 231,5 milioni di euro per il Fesr e 142,5 di euro per l’Fse, risultano essere stati certificati solo 400 mila euro per il Fesr (e tutti per l’assistenza tecnica fornita da Abruzzo Sviluppo) e 3,5 milioni per l’Fse”. In breve la Regione Abruzzo è al penultimo posto in Italia per l’utilizzo dei fondi in questione e oggi il Comitato di sorveglianza certifica e conferma le denunce che il Movimento 5 stelle fa da anni. “Coloro che si ergono a esperti e competenti stanno trascinando la nostra regione nel caos, mettendo a serio rischio l’economia di una intera comunità – continua Marcozzi – D’Alfonso continua a lanciare roboanti promesse su nuovi fondi di dubbia provenienza, ma non è riuscito neanche a impiegare quelli certi e disponibili provenienti dalla Unione europea”. Per questo i funzionari della Commissione di sorveglianza avrebbero criticato aspramente la Regione parlando d’inadeguatezza della struttura – spiega Marcozzi – Il rischio concreto è di un disimpegno delle risorse: si rischia di non avere la cosiddetta riserva di efficacia, pari al 6% del Programma se nel 2018 non verranno raggiunti i target di spesa fissati dalla Commissione, a questo punto difficili da realizzare. Il problema maggiore, oltre alla perdita di credibilità con le strutture europee, è che questa incapacità della regione di operare sta privando il territorio di importanti risorse che sarebbero state utilissime per cittadini e imprese, vista la perdurante crisi economica che affligge il sistema produttivo abruzzese”. Sul precedente esecutivo di centro-destra Marcozzi precisa che sono stati accumulati gravi ritardi dalla giunta Chiedi e tantissime critiche ed osservazioni (ben 192) che la Commissione europea ha inoltrato alla bozza di programma inviata nel 2014. Per avere un’idea della perdita di opportunità per il nostro abruzzo, basti pensare che, ad oggi, le ingenti risorse che sarebbero già dovute ricadere sul territorio sono ancora per la maggior parte ferme nei cassetti della regione. I fondi strutturali europei sono un tesoro di opportunità, capace di attivare una dinamica molto virtuosa di investimenti e sviluppo, che si sperava di gestire in maniera diversa rispetto al passato, ma così non è stato. Le cause principali di questa situazione sono:

– una pessima riorganizzazione della macchina organizzativa della Regione che ha investito anche i Dipartimenti deputati alla gestione dei fondi strutturali;

– la decisione di costituire per l’Abruzzo un’unica Autorità di Gestione Fesr ed Fse. Tale scelta strategica produce risultati solo in quelle regioni che hanno sviluppato una “capacità amministrativa” eccellente e non mediocre come l’Abruzzo.

– una scelta del top management a capo dell’Autorità di gestione Fesr ed Fse inadeguata dal punto di vista dei curriculum professionali dei dirigenti individuati dal Presidente D’Alfonso;

– uno sconcertante turn over del personale regionale impegnato in queste materie;

– una discutibile competenza del personale di assistenza tecnica, reclutato attraverso la società in houseAbruzzo sviluppo, con finalità selettive di tipo assistenziali a scapito di una reale individuazione di risorse professionalmente idonee a supportare l’attività regionale.

“Con una regione alla sbando, mentre le imprese abbassano le saracinesche e gli abruzzesi fuggono altrove per cercare lavoro e sostentamento, la Regine ‘Abruzzo lascia centinaia di milioni di euro nei cassetti della burocrazia e dell’incapacità – conclude Marcozzi – Mi auguro che gli abruzzesi ne traggano le giuste conclusioni”.