Incontro con le associazioni per il ricorso contro il Progetto Snam. Il punto di quanto va fatto Report

Convocato a Pescara il III incontro per definire il ricorso al Tar, da presentare entro il 10 marzo, per la centrale di spinta e metanodotto Snam. L’avviso è arrivato stamane a tutti i rappresentanti delle associazioni e dei Comitati impegnati nella vertenza sul progetto Rete adriatica. Ai comitati è stato dedicato proprio il terzo incontro per confrontarsi. Non manca qualche critica dal Comitato cittadini per l’ambiente di Sulmona esternata qualche minuto prima di ricevere la convocazione per l’assemblea di lunedì prossimo, fissato alle ore 15 nel capoluogo adriatico.

Si rimprovera agli enti territoriali di non aver coinvolto il comitato nelle riunioni in cui si sono incontrati i legali della Regione e delle amministrazioni per condividere e recuperare documenti utili a presentare il ricorso e definire una strategia legale. Non si deragli dai binari perché c’è da fare ancora molto per opporsi efficacemente al progetto. Il ricorso al Tar non è l’unica azione da promuovere. Occorre molto altro. Prima di tutto è necessario insistere per ottenere il famoso tavolo, deciso dalla Commissione ambiente della Camera dei deputati 8 anni fa e mai convocato, in cui delineare un percorso alternativo per il tracciato della condotta, quella che in origine la Snam intendeva installare sulla costa adriatica. Tracciato poi spostato nella aree interne perché politicamente debolissime. É indispensabile poi un ricorso alla Corte di giustizia europea visto che il progetto, unico, è stato spezzettato dalla Snam in varie parti per facilitarne l’autorizzazione. Sistema arbitrario che contrasta con la direttiva Via 85/337 e condannato dalla Corte europea. Un eventuale avviso di procedura d’infrazione dovrebbe indurre il governo italiano a rivedere il procedimento di autorizzazione e, se non accadesse, i vertici nazionali saranno ulteriormente responsabili delle conseguenze di un progetto che si dice indispensabile nel quadro di una strategia energetica nazionale, obsoleta, basata su fonti fossile, assecondando la Snam e procedendo alle autorizzazioni in base all’impostazione della società che punta a diventare hub del gas. Il gas azero per gli approvvigionamenti, se davvero ne avessimo bisogno, non ci farebbe dipendere più dalla Russia, ma da un Paese che sicuramente non può dirsi democratico quanto l’ex Unione sovietica. Dalla padella alla brace? Meglio allargare e incentivare in Europa il mercato dell’energia pulita. Ancora, occorre riprendere il discorso degli usi civici per i 20 chilometri in cui i tubi attraversano Paganica e altre frazioni dell’Aquila e la questione del tunnel per trasportare il gas attraversando il bacino imbrifero tra i più grandi d’Europa: le Sorgenti del Pescara. Bisognerà riprendere le redini delle valutazioni sulla qualità dell’aria perché risulta destituita di fondamento l’affermazione di Giuliana Garicali (vedi video al minuto 24.07) – responsabile ingegneria Italia Snam – indicata su decine di progetti italiani e purtroppo ripresa dai documenti di Via (Valutazione d’impatto ambientale ndb) e di Vas (Valutazione ambientale strategica ndb), che la centrale non produce polveri. La combustione del gas produce polveri di un certo tipo che non è, sostanzialmente, quello che si valuta ossia il Particolato che da 10 micron arriva sino a 50 micron di diametro aerodinamico (ndb), poco rilevante per la salute umana. Esattamente le emissioni delle centrali che bruciano gas non sono affatto esenti dalla produzione di PM10, PM2,5 e PM0,1 ovvero polveri che purtroppo hanno una ben maggiore rilevanza per la salute. Dunque non è solo da considerare la misura Md3 del  Piano di qualità dell’aria, ma bisogna adoperarsi affinché l’Italia riveda il sistema di valutazione dell’inquinamento atmosferico nelle centrali italiane che purtroppo è fermo al Medioevo e richiede solo di misurare il Particolato totale sospeso con diametro aerodinamico, abbiamo scritto, superiore ai 10 micron e sino ai 50 micron (Pst), chiariscono i medici per l’Ambiente. Non ultimo, richiamare il Principio di precauzione che nella sentenza del 18 marzo 2015 ha chiuso la partita della Forest cmi, oggi estinta, che tentava da anni di realizzare una centrale di raccolta e trattamento del gas naturale e la costruzione di un metanodotto di allacciamento alla rete Snam, a Bomba (Ch).

mariatrozzi77@gmail.com

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