Procedimento Di Nino il pm Bellelli chiede 9 anni, a breve la sentenza

Sulmona (Aq). Oggi stesso potrebbe essere pronunciata la sentenza del procedimento Di Nino, un processo che stava per essere liquidato con una sentenza di non luogo a procedere, ma è stato recuperato e sviluppato nel corso di più di un anno di udienze. I fratelli della ditta di autotrasporti di Pratola Peligna, nell’aquilano, sono accusati di aver costretto i dipendenti ad accettare, dietro minaccia di licenziamento o riduzione delle ore di lavoro, stipendi più bassi e turni massacranti.

Aggiornamento

Per Piero Di Nino il pubblico ministero Giuseppe Bellelli, a conclusione della requisitoria, ha chiesto 9 anni di reclusione per estorsione e attentato ai diritti politici del cittadino. Ai suoi dipendenti Di Nino avrebbe chiesto di votare per la figlia candidata nelle elezioni provinciali del 28 marzo 2010, condizionandoli proprio per la sua posizione. Le accuse sono di estorsione continuata, rimozione dolosa dei dispositivi di prevenzione infortuni sul lavoro (cronotachigrafi) e attentato ai diritti politici del cittadino. Nelle diverse udienze sul banco dei testimoni sono finiti anche gli uomini della Polizia stradale che hanno indagato sui fatti contestati e lavorato per la relazione sui cronotachigrafi. I fatti risalgono ai controlli della Polizia stradale che ferma un dipendente della ditta di autotrasporti con un magnete inserito nel bulbo del cronotachigrafo, macchinario che misura chilometri e ore di viaggio per l’autotrasportatore che superato il limite deve riposare. Da questo procedimento scaturisce un altro filone d’inchiesta, partito un anno e mezzo fa, su presunte minacce ai dipendenti della ditta da parte della figlia, Antonella Di Nino, sindaco di Pratola ora candidata per Forza Italia alle politiche 2018.

Per i diritti politici. Nel corso delle udienze sono stati ascoltati dal giudice Giovanna Bilò ex dipendenti dell’azienda, dipendenti e familiari e alcuni tra quelli scelti come rappresentanti di lista in collegi diversi da quelli di residenza dove non avrebbero potuto votare la Di Nino che si era candidata alle Provinciali aquilane, quando ancora i cittadini potevano esprimere le preferenze di voto per scegliere i vertici dell’ente territoriale. Il pm Giuseppe Bellelli, sul 28 marzo 2010, giorno delle elezioni, sottolinea che “Il piazzale (della ditta) era pieno di persone che quel giorno andavano a votare .. manco fosse un seggio elettorale..”. I dipendenti, provenienti da altri comuni, venivano scelti come rappresentanti di lista ma “non ricordano nemmeno in quale coalizione fosse la figlia e quali siano i compiti del rappresentante di lista!”. Il Procuratore parla di ‘asservimento’ per i dipendenti che andavano a votare la figlia perché altrimenti avrebbero avuto ripercussioni sul lavoro. Una donna, rappresentante di lista e già dal 2010 separata dal marito dipendente della ditta, dichiara di essere stata costretta a votare la Di Nino per il figlio che lavorava inazienda e che nell’urna si ribella e alla fine non la vota.”Non potevano sgarrare perché i voti erano contati” il pm richiama la testimonianza di Gelso Fontana tra i maggiori accusatori dei Di Nino, uno degli ex dipendenti che Roberto Borgogno, difensore di Piero Di Nino definisce, come tutti gli altri “Inattendibili personaggi”. Fontana ha precedenti come tanti in questo procedimento. Quando la difesa si riferisce ad un altro dipendente licenziato esclama: “Ecco un altro con la depressione”. De Bellis dice di non aver mai fatto uso del magnete per truccare il cronotachigrafo che segna ore e chilometri di viaggio. Quindi quale costrizione? A me Piero di Nino non mi ha mai detto questo, me lo ha fatto capire” dice De Bellis cui sono state contestate numerose sanzioni disciplinari, avrebbe provocato diversi guasti al camion in dotazion. Altra vicenda, Di Nino gli ha chiesto un filmato per la figlia candidata, ma un compenso troppo basso fece saltare l’iniziativa. Il procuratore fa riferimento all’art 48 della Costistuzione quando dice che i dipendenti pensavano che la ditta avesse un “Controllo del voto – mettendo in evidenza – la paura dei dipendenti. La difesa sottolinea che non è possibile verificare se i dipendenti abbiano davvero votato per la Di Nino “Non c’è nulla, solo parole”. La Di Nino cura la parte legale della ditta è normale la sua presenza in azienda e la candidatura e l’invito a votarla. Un altro ex dipendente ha dichiarato di votare dall’altra parte, ma costretto a dare il voto suo e di sua moglie: “É tutta una costrizione”.

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