Eremo Sant’Onofrio e chalet sul Morrone luoghi simbolo della paralisi Peligna

Valle Peligna (Aq). È inevitabile che i paradossi di un Paese contraddittorio e confuso come l’Italia si riflettano, in un gioco di specchi, nella sua periferia e viceversa. Da un lato vi è l’encomiabile inserimento dell’Abbazia celestina tra gli attrattori culturali da parte del MiBac (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo), dall’altro permane, dopo oltre 6 anni, la situazione di degrado e di abbandono della sfortunata area dell’eremo e dello chalet di Sant’Onofrio”. La riflessione del presidente dell’associazione Celestiniana, Giulio Mastrogiuseppe, non è di oggi ma risale a dicembre 2016 e la situazione per il sito non è affatto cambiata. Azzardiamo, impavidi sportivi e avventurieri, un tuffo nel passato per capire sino in fondo la paralisi cui è costretta la valle Peligna.

Giulio Mastrogiuseppe

“Sarà che su quel pezzo di terra grava come una sorta di malocchio che ne impedisce in qualche modo la rinascita e che nemmeno la protezione del Santo Eremita può neutralizzare. Prendemmo in concessione dal Comune di Sulmona nel 2000, era da poco stata risistemata dopo anni di incuria, grazie alle ripetute pressioni da parte degli abitanti della zona e dell’Associazione Celestiniana, oltre ad innumerevoli articoli di stampa, alcuni firmati anche dal sottoscritto. Dispiace non poco, dopo sedici anni, ritrovarsi al punto di partenza perché nemmeno i sulmonesi sono immuni alla sindrome del “popolo senza memoria”: sono passati Giubilei, dimissioni di Papi, realizzazioni di statue, progetti seri e approssimativi, sedute consiliari e delibere comunali, perizie geologiche e proposte d’investimento, ma constatiamo con non poca amarezza che sono passati invano perché l’assoluta mancanza di una visione collettiva, globale, di prospettiva, prevale sempre su tutto, sempre di più. Anche a ridosso del bimillenario di Ovidio, le cui celebrazioni dovrebbero seriamente prendere in considerazione il fatto di approfittare di una eccezionale opportunità di valorizzazione della nostra offerta culturale e turistica, tutta. A partire proprio da quella zona dove si trova la mitica villa di Ovidio, ma non ho notizia di un programma almeno abbozzato, con delle priorità definite. Eppure la Regione 100 mila Euro li ha puntati. Sono certamente pochi,considerata la straordinarietà dell’evento, ma è già qualcosa su cui ragionare, magari per stimolare qualche sponsor importante, qualche media partner come la Rai con il suo canale culturale, qualche testimonial di livello che non sia il solito, inflazionato e probabilmente controproducente – in questo contesto – Vittorio Sgarbi. Come al solito, tutto sta sfumando in uno sfoggio di code molto provinciale, molto poco coinvolgente, privo di idee e di iniziative realmente creative e interessanti. Finora anche molto dilettantesche e vagamente polverose. Perfino nelle proposte di legge presentate in parlamento dalle due senatrici, da un lato si esagera nelle ambizioni, dall’altro ci sono lacune evitabili con un poco più d’impegno. Forse non la colpa non è nemmeno loro ma di chi le ha mal consigliate. Bastava avere i piedi meglio piantati a terra e fare meno battage. I Cinque milioni di Euro per gli anni 2017 e 2018 dalla senatrice ex presidente della provincia sembravano già una sparata esagerata quando sono stati annunciati a settembre. Col famigerato senno di poi, essendo pure un’aquilana, mi pare si sia determinata una situazione un filino imbarazzante. Proprio con lei già “rea” a suo tempo di aver affondato insieme a Ottaviano Del Turco il progetto della scuola direstauro con sede nell’Abbazia. Infatti leggevo giorni addietro delle le preoccupazioni della nostra gentile neo sindaca la quale, causa mancanza di fondi, paventa il rischio flop per questa irripetibile ricorrenza. Non credo poi che la senatrice Pelino possa cavarsela con qualche spicciolo. Almeno spero, dato che per la causa ha speso pesantemente la sua faccia. Nell’unificazione delle proposte di legge – Ovidio è sicuramente super partes – i milioni sono diventati 3 per ogni annualità e, per quel che mi risulta ad oggi, nella sostanza non si vede il becco di un quattrino nonostante due sponsor politici d’eccezione, magari un tantino appannati, come Franco Marini e Gianni Letta. Visto che in ogni caso, anche per i miei concittadini che si crogiolano nella voluttà di una perdita di tempo che non si possono più permettere dal almeno vent’anni, il trimillenario è lontanuccio, forse un minimo di resilienza è necessaria. E uso il termine resilienza visto che di traumi questa città ne ha subiti di geologici, politici ed economici tali da fiaccare le volontà più granitiche. Non me ne vogliano poi gli amici della DMC e i promotori del Museo Ovidiano, la buona volontà è apprezzata e son d’accordo sul fatto che se si aspira alla perfezione non si fa mai nulla, ma siamo onestamente distanti da quello che si potrebbe e dovrebbe fare. Si sta profilando il rischio che quei pochi soldi a disposizione saranno ancora più insufficienti perché spesi per attività di scarso impatto e di scarsissima prospettiva. Infatti, nello specifico dei musei, nonostante i trend positivi che si sbandierano a livello nazionale riguardo aumenti di visitatori presso musei e monumenti, non mi pare che a Sulmona si vedano queste fileall’ingresso dei siti. Per cui, in mancanza di efficaci iniziative di traino, i locali potrebbero rimanere sconsolatamente vuoti. Comunque, anche se apprendo solo ora della riunione per la creazione di una consulta delle associazioni convocata oggi (2 dicembre 2016) dal sindaco, saluto positivamente l’iniziativa e resta la disponibilità a ragionare su un paio di idee concrete, affinché l’ennesimo treno non passi senza lasciare traccia, evitando che la questione diventi appannaggio di qualche “scienziato” di turno, più preoccupato della propria visibilità che degli interessi e delle aspettative della città. Per evitare che diventi un altro recinto, una specie di Giostra in sedicesimo, che fa tanta polvere (sic!) ma, a conti fatti, dopo diversi lustri, in termini di ritorno economico e turistico alla città ha portato molto poco, troppo poco rispetto all’investimento. Nonostante gli sforzi e l’assunzione di responsabilità dalle ultimissime gestioni.