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L’Alternativa del Soil washing per i sedimenti da scaricare vicino Torre di Cerrano, intanto sit-in di protesta

Teramo. Per salvaguardare dagli sversamenti l’Area marina protetta Torre di Cerrano si pensa anche ad un intervento di Soil washing, un processo di separazione fisica dell’inquinante che renderà innocui i sedimenti del dragaggio del porto di Ortona da scaricare nel tratto di mare vicino al Sito di interesse comunitario (Sic) Torre del Cerrano. Per questa operazione però occorrerebbero fondi aggiuntivi, circa 1 milione di euro per un lavaggio che eliminerebbe completamente il limo dai sedimenti. Anche di questa possibile alternativa si parlerà domani all’Aquila nell’incontro organizzato dal vice presidente della Regione, Giovanni Lolli per un confronto con i sindaci di Pineto (Te), Robert Verrocchio, il commissario straordinario del Comune di Silvi (Te) Samuele de Lucia e i primi cittadini di Montesilvano (Pe) Francesco Maragno e Città Sant’Angelo (Pe) Gabriele Florindi vicini all’area individuata per lo sversamento.

Si valuta in queste ore anche la possibilità di un ricorso al Tribunale amministrativo regionale avverso la decisione della Regione d’immergere i sedimenti nei pressi dell’area protetta e il Wwf non perde tempo organizzando, per domenica alle ore 15, un sit-in nella spiaggia antistante il sottopasso d’accesso alla Torre di Cerrano per manifestare contro lo sversamento del frutto del dragaggio del porto frentano, lavori da completare e non rinviabili per il vice della Regione Lolli che però cerca il consenso dei comuni coinvolti. La scelta di protestare davanti alla Torre di Cerrano, simbolo dell’Area marina protetta (Amp) non è casuale: “Indica la volontà di tutelare l’unica area marina protetta abruzzese ed esprime la richiesta di adottare per il nostro territorio un modello di sviluppo basato sulla tutela e sulla valorizzazione del mare e della costa – sottolinea in una nota l’associazione del Panda – La recente autorizzazione della Regione consentirà lo sversamento in mare di 342 mila 694 m² di fanghi nel sito denominato ABR01D, a 6 km dal confine dell’Area marina protetta Torre di Cerrano e ad appena 2,5 km dalla zona contigua di protezione esterna”. In questo caso però il termine tecnico non è fanghi, ma sedimenti perché la Pelite, ossia l’argilla presente nella sabbia dragata non supera il 30%. Se invece raggiungesse il 70% di concentrazione, nella rena di mare, allora si parlerebbe di fanghi. Tecnicismi perché restano molteplici e gravi le ragioni che impongono l’opposizione all’intervento e per l’associazione ambientalista le prescrizioni imposte nella delibera regionale di autorizzazione sono insufficienti a garantire la tutela del mare, in particolare nei prossimi mesi quando, da un lato, la gran parte degli organismi marini affronterà la delicata stagione riproduttiva e, dall’altro, prenderà il via la stagione balneare. “A corredo di questa ipotesi progettuale non ci sono stati sufficienti approfondimenti e non è stata neppure effettuata l’obbligatoria procedura di Vinca (Valutazione di incidenza ambietale ndb), ineludibile in base alla normativa vigente, come confermato da ampia giurisprudenza – denuncia il Wwf che così rivolge un invito a tutti, cittadini, associazioni, comitati, organizzazioni, per far sentire la propria voce contro il progetto e partecipare al sit-in di domenica per le adesioni: teramo@wwf.it. Conclude l’associazione del Panda: “Un invito particolare è rivolto ai sindaci dei comuni costieri a partire da quelli di Pescara, Montesilvano, Silvi e Pineto direttamente coinvolti”.

Il sito per l’affondamento dei sedimenti è stato individuato dal ministero dell’ambiente da tempo, è profondo 40 km, ed è idoneo dal 1999 ad accogliere i resti dei dragaggi, dista 6 km dal perimetro esterno dell’Amp Torre di Cerrano dunque all’esterno della riserva in direzione Sud a 3 miglia dalla costa adriatica. Versare in un periodo come questo potrebbe compromettere anche il ciclo vitale di numerose specie marine presenti nel tratto di costa.

mariatrozzi77@gmail.com

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