Attacco all’Area Protetta del Cerrano, la Regione autorizza gli sversamenti

Quel che non è mio non sarà mai tuo, così quando tutto attorno sarà ricolmo di sedimenti di dragaggio e resterà ben poco dell’area marina protetta Torre del Cerrano (Amp) cosa si potrà pescare da quelle parti e a quelle condizioni, dopo gli sversamenti. Il Servizio gestione rifiuti della Regione Abruzzo ha concesso l’autorizzazione per lo sversamento in mare, sulla parte contigua all’Area marina protetta, di sedimenti derivanti dai lavori di dragaggio del porto di Ortona (Ch), di fatto un’area industriale.  Il punto è Sito di interesse comunitario (Sic). 

Nel mare di Pineto i fanghi del porto di Ortona Report-age.com 2018“Un attacco feroce alla biodiversità che il parco tenta di tutelare” così reagisce Pietro Palozzo, membro del cnsiglio di amministrazione dell’Amp Torre del Cerrano e il Wwf, condivide l’espressione. L’associazione del panda ha  presentato anche osservazioni in opposizione a questa scelta e con Legambiente ribadisce la propria contrarietà. “Le prescrizioni imposte nella delibera regionale sono insufficienti a garantire la tutela del mare, meno che mai nei prossimi mesi, quando la gran parte degli organismi marini affronterà la delicata stagione riproduttiva e alla vigilia del periodo balneare, il più prezioso per l’economia dei territori coinvolti – spiegano Legambiente e Wwf – Il progetto al quale la Regione ha ora concesso il proprio assenso prevede lo sversamento in mare di ben 342 mila 694 m² di sedimenti di dragaggio provenienti dal porto di Ortona nel sito (denominato ABR01D, nei pressi del Sic IT 7120215) Torre del Cerrano e dell’omonima e coincidente Area marina protetta. Le distanze sono veramente minime, appena 6 km dal confine dell’Amp e 2,5 km dall’area contigua di protezione esterna. I potenziali effetti negativi sono enormi, in particolare per il fatto che la quantità di sabbia che dovrebbe essere sversata è immensa e già solo i danni da soffocamento potrebbero essere rilevantissimi – continuano le associazioni ambientaliste – A questo vanno aggiunti i risvolti negativi per il turismo, con un vulnus economico rilevante per una vasta parte del territorio costiero regionale”. Si valutano azioni giudiziarie. Wwf e Legambiente parlano di scelta sbagliata, hanno anche denunciato il fatto che a corredo di questa ipotesi progettuale non ci sono stati sufficienti approfondimenti e che non è stata neppure effettuata l’obbligatoria procedura di Vinca (Valutazione di incidenza ambientale) che non può in alcun modo essere esclusa in base a quella che è la normativa vigente come confermato da ampia giurisprudenza. È vero che nel 2011 nello stesso sito vennero depositati materiali dragati dal porto di Pescara, ma si tratta di un precedente di scarso significato, le quantità interessate allora erano infatti enormemente inferiori, 72 mila 621 a fronte degli attuali 342 mila 694 m² che arriveranno da Ortona, ma soprattutto all’epoca non era stato ancora istituito il Sic e non esistevano quindi le misure di tutela oggi in vigore, a cominciare proprio dalla Vinca. “Il fatto che siano state imposte prescrizioni conferma che si dovrebbe operare in un sito delicato, ma nel contempo non si può non osservare che si tratta di prescrizioni insufficienti: monitoraggio acustico e dell’aria, controllo del moto ondoso e dei venti, sversamenti solo nel periodo di fermo pesca, riduzione per quanto possibile dell’intorpidimento delle acque, modalità di rilascio dei fanghi – concludono Wwf Legambiente – Appaiono più come consigli di buon senso cui chiunque operi in mare dovrebbe sottostare piuttosto che reali garanzie di tutela ambientale. Tra l’altro chi potrà mai controllare che tali prescrizioni vengano rispettate davvero e chi stabilirà quale sia la rilevante entità dei venti e dei moti ondosi in base alla quale gli sversamenti dovrebbero essere evitati?”.

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