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Laboratori Gran Sasso c’è anche il Rischio Sismico. Il punto della situazione con l’Osservatorio H2O

Teramo. Non solo il caos nella gestione di una eventuale emergenza acqua del Gran Sasso, per non ripetere gli errori di maggio scorso, non solo la mancanza di partecipazione della cittadinanza alla pianificazione e alla programmazione degli interventi di messa in sicurezza del sito e degli esperimenti dei Laboratori di Fisica nucleare, ai problemi di comunicazione e informazione per le attività di ricerca svolti nell’area, dagli scienziati impiegati nell’Istituto, si aggiunge altro. Oltre al pericolo di contaminazione dell’acquifero, per la permeabilità delle gallerie autostradali e i laboratori di fisica, c’è il rischio sismico da considerare perché ad un chilometro di distanza da laboratori e gallerie, dunque dall’acquifero, è segnalata una faglia attiva. Oggi l’Osservatorio indipendente dell’acqua del Gran Sasso ha fatto il punto della situazione in conferenza stampa, a chiarire le varie questioni sono stati i rappresentanti di Wwf, Legambiente, Mountain wilderness, Arci, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie ambientali d’Italia, Fiab, Cai, Italia nostra e Fai. 

Gran Sasso da Rocca Calascio Foto Maria Trozzi Report-age.com 29.10.2017

Gran Sasso da Rocca Calascio Foto Maria Trozzi

Incontro Osservatorio H2o 3.2.2018 Report-age.com 2018

Incontro Osservatorio 3.2.2018

Tale rinuncia è stata motivata con l’impossibilità tecnica di realizzare l’esperimento poiché, come si legge nel comunicato dell’Infn, il produttore russo della sorgente non sarebbe in grado di realizzare il generatore di antineutrini basato sul Cerio 144 cuore del progetto Sox. “Scoprire a 2 mesi dall’avvio del progetto che i responsabili non sono in grado di garantire ciò che loro definiscono il cuore del progetto solleva ulteriori dubbi su tutta la vicenda, considerato che la messa a punto dell’esperimento, a quanto si è appreso, nonostante la mancanza di informazioni alla cittadinanza che lo ha caratterizzato, va avanti da anni ed è già costata milioni di euro- scrivono in una nota le 11 associazioni ambientaliste – In ogni caso la rinuncia ad un esperimento con una fonte radioattiva all’interno di una falda acquifera, contemporaneamente ad altri esperimenti che prevedono l’utilizzo di sostanze pericolose e nelle vicinanze di un’area ad alta sismicità, rappresenta sicuramente una scelta positiva, anche se non risolutiva rispetto alla messa in sicurezza dell’acquifero”.

A distanza di 9 mesi dall’incidente dell’8 maggio l’Osservatorio H2O del Gran Sasso ribadisce che non si registra nessun nuovo passo avanti verso la sicurezza. “Il problema della permeabilità di laboratori e gallerie autostradali con l’acquifero che rifornisce di acqua circa 700 mila abruzzesi non è stato affrontato e all’interno dei Laboratori sono ancora stoccate tonnellate di sostanze pericolose. Le comunicazioni su quanto sta facendo la Commissione regionale sull’emergenza del Gran Sasso sono frammentarie e del tutto insufficienti. Da dichiarazioni alla stampa del vicepresidente della Regione, Giovanni Lolli, si apprende che la prossima settimana dalla Commissione dovrebbe uscire la proposta per la messa in sicurezza definitiva da portare al ministero. Il tutto senza nessun confronto con la cittadinanza, nessuna informazione verso l’esterno e neanche verso l’interno della stessa Commissione, a giudicare dalle dichiarazioni di alcuni dei rappresentanti degli enti chiamati a partecipare – aggiunge l’Osservatorio – È grave che la Regione Abruzzo non abbia neppure fornito una risposta alla richiesta di accesso agli atti avanzata da noi avanzata per conoscere che tipo di progetti si stanno studiando per la messa in sicurezza dell’acquifero. Nonostante i continui annunci non si conosce quando entrerà in funzione lo spettrometro annunciato dalla Ruzzo reti spa a giugno dello scorso anno per il controllo delle acque destinate al consumo umano. Il sito web della Regione Abruzzo, sulla sicurezza del bacino idrico del Gran Sasso, è aggiornato all’11 ottobre 2017 (data dell’ultimo verbale della Commissione riportato), mentre il nuovo sito web dove mettere a disposizione dati e analisi sulla qualità dell’acqua, richiesto da tutti dopo l’incidente di maggio scorso, non è stato neppure creato. Non esiste un piano per la gestione dell’emergenza in caso di un eventuale incidente che comporti nuovamente il divieto di distribuire acqua. Il caos determinatosi l’8 e il 9 maggio 2017 fu dovuto anche all’improvvisazione con cui fu gestita l’emergenza e alla mancanza di informazioni certe e tempestive fornite alla cittadinanza. La Regione Abruzzo continua a rifiutarsi di accogliere come uditori rappresentanti della società civile nella Commissione regionale sull’emergenza del Gran Sasso. E proprio sulla questione della partecipazione che si registra la più assoluta chiusura, nonostante tutte le normative prevedano ormai che, nella fase di pianificazione e programmazione degli interventi, sia garantita la partecipazione dei cittadini e dei portatori di interesse. Ad esempio, lo stesso decreto legge n. 189/2016 Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dal sisma del 24 agosto 2016, di cui sarebbe opportuno tenere conto anche per la messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso, prevede la costituzione di una Conferenza permanente in cui assicurare adeguate forme di partecipazione delle popolazioni interessate, mediante  pubbliche consultazioni, nelle modalità del pubblico dibattito o dell’inchiesta pubblica. E del resto il tema della sismicità dell’area deve essere ormai posto con forza, atteso che la carta geologica del Gran Sasso, in fase di ultimazione, ha evidenziato come, a non più di un chilometro di distanza dall’area dell’acquifero, interessato dai laboratori e dalle gallerie autostradali, sia presente una faglia attiva che potrebbe sprigionare eventi sismici di elevata intensità”.

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