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Archeologia industriale. Per lo stabilimento di Piano D’Orta recupero degli edifici significativi

Pescara. Alla base del processo di bonifica dello stabilimento di Piano d’Orta non può mancare il recupero del complesso da includere nella rete dei siti d’interesse storico. “La Regione Abruzzo intende valorizzare la storia del sito, così come fatto per la documentazione e la letteratura, a partire dagli edifici più significativi e anche di pregevole caratura, recuperabili come testimonianza di archeologia industriale e non solo per ricostruire la storia di questo importantissimo stabilimento e mantenerne la memoria evidenziandone il ruolo primario nella storia produttiva del Paese, ma anche per l’interesse a un riuso finalizzato a costruirvi in prospettiva un polo culturale/documentale” dichiara il sottosegretario regionale Mario Mazzocca. Immagine di copertina Beni Culturali archivio nazionale.

Aggiornamento

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Il polo chimico di Bussi e il sito Montecatini di Piano d’Orta hanno uno straordinario valore storico, di archeologia industriale e demo-antropologico d’importanza nazionale. É stato luogo di produzioni innovative, di applicazioni di ricerca avanzata, di genialità delle maestranze. A cavallo del passaggio tra il XIX e il XX secolo, infatti, l’Italia registrava un fortissimo ritardo nello sviluppo della chimica,allora praticamente inesistente,e la sua economia, basata quasi per intero sull’agricoltura, era arretrata e caratterizzata da bassi rendimenti soprattutto per la carenza di concimi fondamentali: azotati e fosfatici. Mancavano inoltre tutte le materie prime della chimica di base e questa carenza costituiva un fattore limitante per una vastissima quantità di produzioni e, in definitiva, per l’intero sviluppo economico e sociale. L’importanza storica di questo sito è riportata oramai nei testi di chimica, nella sitografia e nelle enciclopedie. Già nel primo decennio di produzione, Piano d’Orta era in stretta relazione e connessione con la nascente grande industria nazionale e l’Italia passava dall’assenza completa nei convegni internazionali di chimica ad essere presente, citata ed apprezzata, anche per i brevetti che esportava. La prima fabbrica italiana di concimi, basata sul metodo Frank-Caro, nacque proprio in Abruzzo nel 1905 a Piano d’Orta. Finalmente era disponibile il primo concime azotato che permetteva l’utilizzo di azoto atmosferico (fonte Alzchem.com). Parliamo della Calciocianammide, concime ancora oggi largamente usato per le straordinarie rese che consente di raggiungere in agricoltura e per le sua compatibilità ambientale. Fu la ricerca condotta in quello stabilimento ad organizzarne tecnicamente la produzione basata sulle risorse disponibili localmente a partire dall’aria (contiene 4/5 di azoto) e dall’energia elettrica prodotta dal fiume Tirino e successivamente dal fiume Pescara. Piano d’Orta fu anche uno dei primi siti italiani per la produzione di acido solforico concentrato, a partire all’anidride solforosa ottenuta dall’arrostimento delle piriti (la pirite è un minerale costituito da solfuro di ferro) al posto del dispendioso zolfo puro. Il metodo era quello a camere di piombo, metallo in grado di resistere indefinitamente alle fortissime capacità corrosive dell’acido solforico. Produzione gemella, avviata nel 1901, a Milazzo (città metropolitana di Messina in Sicilia) ed entrambi gli stabilimenti, abruzzese e siciliano, erano alimentati dalla materia prima proveniente dalle miniere del grossetano. La Montecatini di Milazzo ha cessato la produzione nel 1959 e gli edifici, classificati oggi come archeologia industriale, sono sottoposti a vincolo congiunto architettonico-archeologico ed etno-antropologico dalla Regione Sicilia (Dars n. 5114 del 21.01.1998). L’acido solforico concentrato consentì lo sviluppo dell’industria del perfosfato minerale, altro concime chiave per l’agricoltura, ottenuto dalle rocce fosforitiche che però non sono, tal quale, in grado di nutrire i vegetali. A Piano d’Orta si produceva, a grande beneficio dell’agricoltura italiana, il primo concime azotato (la calciocianammide) e il perfosfato, oltre al solfato di rame, anticrittogamico indispensabile per la coltura della vite e per una vasta gamma di impieghi compatibili per l’ambiente al punto che oggi è consentito nelle produzioni agricole con il marchio biologico. L’importanza di questo stabilimento nella storia nazionale è stata notevole anche nel periodo bellico, soprattutto nel primo conflitto mondiale e non solo per il sostegno all’agricoltura e quindi alla produzione primaria che ha sostenuto la nazione e le truppe in guerra assai più di quanto avvenuto nei Paesi avversari, ma anche per l’acido solforico concentrato e i prodotti azotati che costituiscono materia prima per la fabbricazione di esplosivi e polveri da sparo. Il sottoprodotto dell’arrostimento delle piriti ferro veniva conferito alle acciaierie di Bagnoli (Napoli) e in parte a Terni (Umbria), dove veniva lavorato per produrre acciaio. La produzione dello stabilimento abruzzese ha alimentato le industrie dei moderni coloranti e dei detergenti, settori che hanno registrato un’autentica rivoluzione industriale negli anni del boom economico. La storia industriale del sito di Piano d’Orta ne ha determinato interamente anche l’assetto urbanistico attuale. Ab origine lo stabilimento era collocato alla confluenza del fiume Orta con il Pescara, in un posto paludoso, piuttosto malsano, privo di insediamenti antropici ad eccezione di qualche casolare distante e isolato dalle colline. Con la crescita della fabbrica si è sviluppato l’insediamento chimico in cui le testimonianze di archeologia industriale  rappresenta, oltre a quanto già detto, un importante fattore identitario, al punto che la piazza attigua, nata negli anni ’60, è chiamata piazza Azoto. L’archivio della fabbrica, abbandonato in un ambiente tutt’altro che idoneo, è stato recuperato nel 1989 parzialmente degradato, è stato disinfestato e restaurato a cura della soprintendenza, il 15 marzo 1991 e restituito al proprietario. (http://siusa/archivi beni culturali.it).

Mario Mazzocca Foto Maria Trozzi Report-age.com 2014
Mario Mazzocca

“Tale interesse storico, già sancito dal provvedimento della Soprintendenza, non può non essere esteso agli edifici principali e più interessanti, dei quali si ritiene che vada assolutamente evitato l’abbattimento, facendo ricorso a tecniche di carotaggio, di messa in sicurezza e di bonifica adeguate – spiega Mazzocca – Ritengo che l’obiettivo della conservazione degli edifici più significativi ed identitari, a logico completamento dell’iniziativa a suo tempo assunta per l’archivio dalla Soprintendenza, sia da assumere come uno degli elementi direttori da porre alla base delle azioni del processo di bonifica in essere e in quelle future (Caratterizzazione e Piano di bonifica), nella consapevolezza che la prospettiva di acquisizione al pubblico per il riuso dei manufatti storici sia praticabile, non di ostacolo e che incentivi e valorizzi la bonifica stessa”.

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