Profughi in alta quota, Italica: il rilancio turistico non arriva dal business dell’accoglienza

Sulmona (Aq). Salutato come una vittoria, l’ingresso al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), per i Comuni di Campo Di Giove e Cansano, spinge il coordinatore del Movimento Italica valle Peligna/Sulmona, Alberto Di Giandomenico, ad una riflessione sulle scelta fatta dalle 2 località: “Hanno perso servizi importanti come la guardia medica, sul fronte del turismo non c’è alcuna prospettiva di rilancio delle attività commerciali e degli impianti sciistici. La maggior parte della popolazione lavora altrove, ma le amministrazioni decidono di accogliere 12 richiedenti asilo per 3 anni, 7 migranti a Campo di Giove e gli altri a Cansano”. Di Giandomenico si è già occupato della questione quando a luglio la comunità era preoccupata dalla domanda di accoglienza profughi presentata da un albergatore del posto.

Alberto di Giandomenico

“Ho come l’impressione che il progetto presentato dai Comuni, con bilanci in rosso, non sia ispirato alla solidarietà e all’accoglienza, né tanto meno ad evitare un eventuale arrivo di profughi nell’unica struttura ricettiva dell’area – interviene Di Giandomenico – Dico questo perché la soluzione trovata dalle amministrazioni non limita, né contiene eventuali domande di accoglienza dei privati, ma quasi le incentiva. E seppur gli imprenditori vi avessero rinunciato per scommettere ancora sul turismo, questa scelta dei 2 Comuni penalizza e potrebbe essere persino presa da esempio da altre amministrazioni. Comunque i limiti per l’accoglienza sono solo nell’ambito della partecipazione al progetto Sprar quindi chiunque può continuare a fare richiesta di migranti anche per Cansano e Campo Di Giove che hanno aderito al progetto senza condizione, limite e garanzia al di fuori dello Sprar. È chiaro che la situazione si complica anche per Sulmona e l’intera comunità regionale che dovrà farsi carico di garantire servizi gratuiti mentre enti e cooperative ricevono fior, fior di contributi. Alle 12 persone accolte in alta quota vanno aggiunte le 37 ospitate dalla Asp 2 Casa Santa dell’Annunziata e una quarantina di richiedenti asilo ospitati in una struttura sulla statale 17, non si sa poi quanti ne siano alloggiati all’ex Europa park hotel dove, la sera, le luci accese nelle camere rivelano i probabili numeri. Se per il rilancio turistico le località d’alta quota hanno bisogno di una spinta non possono essere certo i profughi a darla o ad attirare turisti. Non mi sembra certo una vittoria l’accesso allo Sprar, ma una sconfitta per le amministrazioni che si sono aggrappate al business dell’accoglienza per questioni economiche. È come curare l’influenza con un calmante. Il vaccino è a base di progetti a lungo raggio, formule virtuose e iniziative che le località del Parco dovrebbero mettere sul tavolo della Regione sfruttando, più che i migranti, la vocazione turistica insita nei loro territori protetti da agganciare, in linea con uno sviluppo sostenibile, al bacino sciistico dell’Alto Sangro. È troppo complicato garantire un futuro solido come fecero i nostri nonni?” conclude il portavoce del movimento Italica.

mariatrozzi77@gmail.com

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