Casini da Gentiloni per la riconsegna della fascia. Il sindaco protocolla le dimissioni

Sulmona (Aq). Da ora cominciano a decorrere i 20 giorni a disposizione della prima cittadina, Annamaria Casini, per ripensare le dimissioni date dopo l’autorizzazione, da parte della presidenza del consiglio dei ministri, il 22 dicembre scorso su proposta del premier Gentiloni, della centrale di compressione del metano a Case pente. Si tratta del progetto Snam Reteadriatica che prevede l’installazione, lungo la dorsale appenninica, di un metanodotto che da Massafra (Taranto in Puglia) raggiungerà Minerbio, in aree a massimo rischio sismico, per trasportare e vendere il gas naturale all’Europa e passare dalla padella alla brace. Ossia dalla dipendenze del gas russo a quelle del gas dell’Azerbaijan con il governo azero che al potere vede una famiglia in regime di cleptocrazia.

“Ho formalizzato e protocollato questa mattina le mie dimissioni davanti al segretario generale, Francesca de Camillis a palazzo San Francesco – annuncia Casini – Venerdì 29 dicembre andrò a palazzo Chigi per consegnare direttamente la fascia nelle mani del premier, Paolo Gentiloni per dimostrare in modo chiaro il dissenso unanime della mia città e di tutto il territorio. A breve incontrerò i sindaci del comprensorio”. Ad accompagnare il primo cittadino sulmonese a Roma saranno 22 sindaci del comprensorio, di area gerosolimiana che però non si dimetteranno. “La scelta, maturata nel pomeriggio del 23 dicembre scorso e annunciata attraverso una diretta su Facebook, si è resa necessaria per denunciare l’inaccettabile decisione del Governo di concludere il procedimento per la realizzazione della centrale a gas della Snam, dichiarandola opera di importanza strategica e di preminente interesse nazionale – precisa Casini – Il Comune di Sulmona, l’intero territorio e le istituzioni locali hanno da sempre e ripetutamente dichiarato contrarietà alla centrale e al metanodotto, ritenendole nocive e fortemente impattanti, confortati anche da studi e perizie scientifiche. Il mio atto è un voler alzare la posta della battaglia e della denuncia utilizzando l’unica arma ancora in mano ad un sindaco, stante la palese circostanza che un Amministratore locale non ha voce in capitolo per determinare le sorti dei suoi cittadini. Lotterò al fianco della mia città e dell’intera Valle Peligna contro la realizzazione della Centrale e del Metanodotto e voglio che tenere accesi il più possibile i riflettori su questa grave vicenda”. Piena e incondizionata la solidarietà al sindaco espressa dalle associazioni di categoria e dei sindacati.

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