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#Spelacchio sulmonese specchio di una città disfatta

Sulmona (Aq). Dallo Spelacchio romano si azzerano le distanze. Di fronte al complesso monumentale della Santissima Annunziata sembra in stato comatoso. Da Nord a Sud di corso Ovidio, durante lo struscio e con il naso all’insù, Spelacchio sulmonese é proprio moribondo. Anche per il sempreverde ovidiano non ci sono parole per descrivere il pietoso scenario della sua corporatura.  Un tempo maestoso, fiero e imponente, oggi l’albero è piagato e secco, seminato di spazi morti, aridi. Un Pino agonizzante di oltre 10 metri per giunta Spelacchio ovidiano è fisso al terreno di un fazzoletto di terra appena sistemato. Da decenni sofferente ora è cinto alla corteccia del fusto da fili elettrici e minutissime lampadine bruciacchianti che non danno scampo.

A metà tra coma profondo ed esibizione scandalosa, la vegetazione locale soffoca e muore con gli alberi emblema della disfatta di una cittadina che si è arresa ad ogni sfida lanciata. Il Comune riesce a spendere per le luminarie in centro storico, nemmeno tanto apprezzate, ma non investe sapientemente sulla sua immagine naturale. Nemmeno un po’ di decenza per il verde pubblico, abbandonato a se stesso un po’ dappertutto. Così dalla villa comunale di viale Roosevelt ai giardini pubblici di porta Napoli è un lungo calvario: piante e alberi spogli, ciuffi ritorti, con rami in bilico e a penzoloni, molti seminati di processionaria. Tralasciamo la questione oltre le mura. Con questa tremenda visione ci si appresta a concludere un anno davvero troppo difficile per la porta naturale dei parchi e per l’Ambiente martoriato, in questa valle, non solo dagli incendi di agosto.

mariatrozzi77@gmail.com

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