Centrale Snam alimentata a metano: inquina

Sulmona (Aq). La centrale alimentata a gas inquina, spiegano in una relazione i medici per l’ambiente. Tre turbine da 11 Megawatt ciascuna, 2 in esercizio a Case Pente funzioneranno contemporaneamente per sparare il gas naturale a Nord, da vendere all’Europa. Ed il primo cliente sarebbe proprio la Germania. L’impianto inquina di brutto, dicono, ma la risposta della multinazionale non si fa attende (leggila qui). Dai ministeri il problema è un altro, in sintesi, la legge richiede un’analisi della qualità dell’aria limitata però alla concentrazione di particolato totale sospeso che non è rilevante a livello sanitario. Non si considerano purtroppo quelle polveri ultra fini che fanno male alla salute. (L’articolo risale al 18 gennaio 2016 ed è stato aggiornato il 26 dicembre 2017).

Aggiornamento 12 e 3

La nebbiolina che galleggia nell’aria, sullo sfondo, è frutto dell’inversione termica della valle Peligna in aggiunta all’inquinamento. L’aria ristagna per giorni e con le emissioni della centrale la situazione non migliorerà di certo. Foto Leonarduzzi.

Pag. 6 centrale si spinta alternativa elettrica Report-age.com 2015All’agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arta) si eseguono analisi sulle emissioni che non servono davvero a considerare, nel dettaglio, la qualità dell’aria in un territorio dominato da una centrale alimentata a gas naturale in una conca che soccombe, come molte altre valli alpine e degli Appennini, al fenomeno dell’inversione termica che, tradotto significa, respirare sempre la stessa aria. Non solo poco ventilata, nella conca Peligna il freddo non riesce a portarsi oltre una certa altezza per beccare le correnti. Le mezze colonnine di fumo dei fuochi accesi in campagna, guarda caso, si fermano ad una certa altezza e ristagnano nell’aria a bassissima quota, questa è l’inversione termica. Intanto gli abitanti della valle respirano ciò che galleggia nell’aria, inquinamento, a cui si aggiungeranno le emissioni della centrale, appena autorizzata, comprese le polveri ultrafini o extrasottili. Al danno la beffa per le comunità del comprensorio che da agosto scorso non possono contare sul polmone di monte Morrone che, per riprendersi, impiegherà  un Ventennio. Difficile dunque tenere a bada seriamente le emissioni di questi impianti di combustione del metano al di là dell’ossido di azoto e del monossido di carbonio. Si parla di nanoparticelle, polveri ultrafini, ma nelle procedure di valutazione dell’impatto ambientale di polveri sottili non c’è traccia se non nelle considerazioni dei Medici per l’ambiente. Nei monitoraggi si tiene conto solo del particolato totale sospeso (Pst) e si esclude purtroppo qualsiasi rilevazione di particolato fine e ultrafine (PM10, PM2,5 e PM0,1) che è prodotto dalla combustione di metano ed è il più dannoso per la salute umana. E la parte tossica delle polveri sottili risiede proprio nella frazione, inferiore a 1 micron di diametro aerodinamico, appunto le polveri minutissime, ossia ultrafini. Con una relazione, presentata nel 2012 al ministero dello sviluppo economico, i medici per l’ambiente della valle Peligna hanno contestato il progetto della centrale di compressione del metano alimentata a gas. Sempre meglio di quelle a carbone e ad olio, ma con delle osservazioni importanti è stato evidenziato che è del tutto infondata l’affermazione che queste centrali abbiano un ridotto impatto ambientale. Per la combustione di gas naturale, necessaria a spingere il metano a Nord, così come accade anche per le turbogas, si produce particolato grossolano, fine ed ultrafine, dunque non solo di diametro superiore ai 10 micron. Il dottor Maurizio Cacchioni, membro della Commissione patologia ambientale dell’Ordine dei medici dell’Aquila, individua diversi studi epidemiologici nella relazione al ministero, dimostrando che la componente più tossica del particolato, frutto della combustione del metano, si trova proprio nella polvere ultrafine di frazione inferiore a 1 micron (PM1).

Pag. 14 centrale si spinta alternativa elettrica Report-age.com 2015Nelle centrali italiane per la valutazione dell’inquinamento atmosferico è richiesto unicamente di misurare il Pst (Particolato totale sospeso con diametro aerodinamico superiore ai 10 micron e sino ai 50 micron) “che peraltro ha scarsa rilevanza sanitaria – è indicato dal medico nelle osservazioni al Mise – Quando si parla di emissioni di particolato da combustione di gas naturale occorre fare unicamente riferimento a PM10 (particolato grossonalo ndb), PM2,5 (Particolato fine ndb) e PM 0,1 (particolato ultrafine ndb). Generale electrics (è una multinazionale statunitense impegnata nei settori dei servizi e della tecnologia ndb) ha concluso che la gran parte del particolato primario prodotto dalla combustione del gas naturale in turbina rientra nella categoria PM2,5. Ciò viene confermato da fonte europea che per il gas naturale (comunemente chiamato metano) parla di polveri con diametro  di 1 micron o inferiori (PM1) – concludono i medici – Risulta allora del tutto destituita di fondamento l’affermazione, scritta su decine di progetti italiani e ripresa su vari documenti di Via (Valutazione d’impatto ambientale ndb) e di Vas (Valutazione ambientale strategica ndb).. che la combustione del gas non produce polveri. La combustione del gas non produce sostanzialmente Pst (Particolato totale sospeso che arriva sino a 50 micron di diametro aerodinamico ndb), ma non è affatto esente dalla produzione di PM10, PM2,5 e PM0,1 che purtroppo hanno una ben maggiore rilevanza per la salute” sottolineano i medici. Questo dato, sulla qualità dell’aria di un territorio in cui insiste un impianto alimentato a metano aggiunto al fenomeno dell’inversione termica tipico della valli Alpine e Appenniniche, la dice lunga sui livelli d’inquinamento atmosferico e l’impatto ambientale che produce una centrale di spinta del metano che brucia gas naturale per la sua attività di compressione del metano. A confortare quanto indicato dai medici è una relazione ricavata da un tavolo tecnico che nel 2012 il Mise organizza per discutere delle problematiche del metanodotto Sulmona–Foligno e della centrale di spinta: “L’impianto di Sulmona è analogo a quello di Poggio Ranatico (Ferrara in Emilia Romagna) entrato in esercizio nel settembre 2008. Su di esso la sezione di Ferrara dell’Arpa (Agenzia regionale per l’ambiente che sono in Abruzzo assume la denominazione Arta per non confonderla con l’Azienda di trasporti – Arpa ndb) ha condotto un’approfondito studio sulla qualità dell’aria ante e post operam.

Pag. 16 centrale si spinta alternativa elettrica Report-age.com 2015Inquinamento acustico. Il rumore della centrale sarebbe calcolato sino a 60 decibel -Db, ma dalle relazioni risulta che oscilli tra i 60 e i 70 Db.  Già abbiamo un problema, basti pensare che la reazione psicofisica a questa misura del rumore è una sensazione di fastidio. Sorgenti di rumore a 70 decibel sono lo squillo del telefono fisso di casa, le telescriventi, la Tv e la radio ad alto volume). Nel Tavolo tecnico-istituzionale di confronto sulle problematiche inerenti il progetto dell’impianto di compressione del metanodotto Sulmona-Foligno, nel comune di Sulmona, il Dipartimento della direzione generale per la sicurezza dell’approvvigionamento e le infrastrutture energetiche del Mise compila una relazione riassuntiva, sottoscritta dalla Dirigente responsabile del procedimento Concetta Cecere che non fornisce alcun dato matematico nella relazione del tavolo in cui le parti in causa trattano di questi problemi  e per il rumore che produrrà la centrale in esercizio. La Cecere si limita a scrivere: “Per quanto riguarda le emissioni acustiche, l’impatto è stato progettato nel rispetto della normativa vigente del settore, a tal fine la progettazione è stata finalizzata prevedendo: l’installazione di apparecchiature a ridotta emissione acustica – l’interramento delle tubazioni gas, l’installazione di cabinati insonorizzati per i turbocompressori” a parte le innumerevoli ripetizioni, la genericità delle indicazioni non tranquillizza nemmeno per il rumore che nel 2015, si scopre dalla proposta di una centrale di spinta alimentata a energia elettrica, è piuttosto fastidioso. La bozza del 2015 fornita a dicembre dalla società è davvero troppo approssimata per indurre a preferire la centrale funzionante con l’elettricità rispetto all’originario progetto della vecchia centrale alimentata a metano. Quest’ultima munita delle apparecchiature a ridotta emissione acustica, quelle documentate nel tavolo tecnico istituzionale del 2012 dalla Cecere, produrrà in esercizio, un rumore pari a 70 Db diurni e 60 Db notturni, come dire: Buona notte e sogni d’oro! Non può mancare la chicca per convincere sulla bontà dell’alternativa elettrica: ” a livello di Package si riscontra un lieve miglioramento delle missioni sonore”. Basta una riflessione ai Comitati ambientalisti locali: chi ci assicura che una multinazionale che ha come fonte di ricchezza il metano, con giacimenti, stoccaggi e linee di trasporto in tutto il mondo, spenda 26 milioni di euro in più per costruire una centrale alimentata a elettricità che resterà tale e non verrà mai riconvertita a metano. Di fatto, la nuova tecnologia proposta dalla società di San Donato Milanese non è testata in Italia e l’unica centrale presente in Europa che funziona ad elettricità è un impianto francese che solo per il 40% si alimenta ad energia elettrica, per il restante fabbisogno di energia attinge copiosamente dal metano per funzionare. Premesso, una così elevata quantità di energia elettrica per alimentare la spinta fornita da 3 turbine di potenza termica di 11 MW ciascuna dove la si va a recuperare, in cielo? Inutile dire che un’alternativa elettrica di queste dimensioni imporrebbe la installazione di piloni,  tralicci e monostelo, per piazzare anche un elettrodotto  sulla valle Peligna e sino a Case Pente, località individuata dalla multinazionale per far battere il cuore dell’opera (Reteadriatica) e diventare così hub del trasporto del gas.

mariatrozzi77@gmail.com

Il progetto della centrale di spinta alimentata ad elettricità

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