Il Governo autorizza la Centrale di Spinta Snam a Sulmona a 5 giorni dallo Scioglimento Camere

Sulmona (Aq). La partita è quasi chiusa. La centrale di spinta del metano della Snam, da costruire a Sulmona, cuore pulsante del metanodotto che attraverserà la dorsale Appenninica, è stata autorizzata oggi dal consiglio dei ministri su proposta del presidente Paolo Gentiloni. Il Partito democratico perde l’Appennino convinto di guadagnare l’Italia persuasa che con il progetto Snam risolverà per gli approvvigionamenti energetici. In realtà il metano spinto dal Reteadriatica sarà solo venduto all’Europa, nient’altro. Centrale autorizzata è questo il primo verdetto a soli 5 giorni dallo scioglimento delle Camere. Seguirà l’autorizzazione del tracciato del metanodotto che da Sulmona spingerà il gas naturale a Foglino, forse rimandata alla prossima legislatura. Il gas naturale sarà trasportato a Nord per essere venduto, con grandi profitti della Snam, ma all’Europa.

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No Snam Foto Maria Trozzi Report-age.com 2014
No Snam area in cui sorgerà la centrale di spinta a Case Pente Foto Maria Trozzi 

Autorizzazione centrale di spinta a case pente di Sulmona Report-age.com 2017Si legge nella pagina del sito ufficiale della presidenza, sezione comunicati stampa, che il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni, ha deliberato la condivisione dei pareri favorevoli, con condizioni, espressi in conferenza di servizi nel procedimento di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio nella Regione Abruzzo della Centrale di compressione gas di Sulmona, proposta dalla società Snam Rete Gas S.p.a. La delibera tiene in considerazione la rilevanza energetica e il carattere strategico dell’opera, necessaria per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici a livello italiano ed europeo.

La centrale di spinta del metano viene autorizzata con il sistema salami slicing, pratica con cui un progetto complesso, come quello impropriamente definito Reteadriatica, viene artificialmente ed arbitrariamente spezzettato per renderne più agevole l’autorizzazione. A condannare questo sistema è la Corte di giustizia dell’Unione europea, direttiva Via (85/337/CEE). La centrale di compressione del gas naturale (Metano) di Sulmona sarà costruita a Case Pente, è costituita da 3 turbine da 11 MW di potenza termica ognuna. In pieno esercizio funzioneranno contemporaneamente solo 2 delle 3 turbine, l’altra è di scorta. La centrale di compressione del gas naturale occuperà una superficie di 12 ha (ettari – se 1 ettaro corrisponde a 10 mila  e le misure di un campo di calcio regolare corrispondono a 7.300 m² allora la centrale occuperà lo spazio impegnato per circa 16 campi e mezzo di calcio) di questi 12 ha, 1/3 sarà impegnato per impianti fuori terra, gli altri saranno occupati da impianti sotterranei e un volta conclusi i lavori il suolo sarà ripristinato a verde. Sono 4 le linee di collegamento al metanodotto,  impropriamente chiamato Reteadriatica, e la fascia di rispetto prevista è di 70 m, inoltre i tubi dell’anaconda richiedono servitù per una estensione di 40 metri20 metri per lato. Tutto a poche centinaia di metri dal centro abitato e, non è uno scherzo, il rumoroso impianto sarà installato proprio a pochi metri dal Cimitero di Sulmona con buona pace dei defunti e dei visitatori. In esercizio e secondo il progetto originario l’impianto brucerà gas emettendo ossidi di azoto, monossido di carbonio e nanoparticelle (concentrazione totale di circa 64 microgrammi /m3 h). Facendo i calcoli, lo sfiatatoio del metano rilasciato dai bypass arriverebbe a 50 metri di altezza. In caso di rottura o scoppio si potrebbero raggiungere colonne di fume anche sui 100 m d’altezza (Fonte operai Oma che hanno costruito la centrale di spinta gemella a Tarvisio – Udine).  

La centrale inquina di certo, ma non come vogliono far creder. Ai gestori di questi impianti di combustione del gas naturale la legge impone di tenere a bada le emissioni di ossido di azoto e monossido di carbonio, tenendo conto nelle analisi solo del particolato totale sospeso (Pst) mentre è esclusa qualsiasi rilevazione di particolato fine e ultrafine (PM10, PM2,5 e PM0,1) prodotto dalla combustione di metano. Con una relazione presentata nel 2012 al ministero dello sviluppo economico i medici per l’ambiente, con delle Osservazioni al progetto, evidenziano che la combustione di gas naturale per spingere il metano a Nord, sino in Europa, come accade anche per le turbogas, produce particolato. Studi epidemiologici hanno dimostrato che la componente più tossica del particolato, frutto della combustione del metano, si trova proprio nella frazione inferiore a 1 micron (PM1 – polvere ultrafine). Nelle centrali italiane, ai fini della valutazione dell’inquinamento atmosferico, è richiesto unicamente di misurare il Pst (Particolato totale sospeso – di diametro aerodinamico superiore ai 10 micron e sino ai 50 micron) “che peraltro ha scarsa rilevanza sanitaria – sottolineano un centinaio di medici nelle osservazioni al Mise – Quando si parla di emissioni di particolato da combustione di gas naturale occorre fare unicamente riferimento a PM10 (particolato grossonalo ndb), PM2,5 (Particolato fine ndb) e PM 0,1 (particolato ultrafine ndb). Generale electrics (è una multinazionale statunitense nei settori dei servizi e della tecnologia ndb) ha concluso che la gran parte del particolato primario prodotto dalla combustione del gas naturale in turbina rientra nella categoria PM2,5. Ciò viene confermato da fonte europea che per il gas naturale (comunemente chiamato metano) parla di polveri con diametro dell’ordine di 1 micron o inferiori (PM1)-  concludono i medici – Risulta allora del tutto destituita di fondamento l’affermazione , scritta su decine di progetti italiani, ripresa su vari documenti di Via (Valutazione d’impatto ambientale ndb) e di Vas (Valutazione ambientale strategica ndb).. che la combustione del gas “non produce polveri”. La combustione del gas non produce sostanzialmente Pst (Particolato totale sospeso che arriva sino a 50 micron di diametro aerodinamico ndb), ma non è affatto esente dalla produzione di PM10, PM2,5 e PM0,1 che purtroppo hanno una ben maggiore rilevanza per la salute”. Questo dato sulla qualità dell’aria di un territorio in cui insiste un impianto alimentato a metano aggiunto al fenomeno dell’inversione termica, tipico della valli Alpine e Appenniniche, la dice lunga sui livelli di inquinamento atmosferico e l’impatto ambientale, sottovalutato, che produrrebbe una centrale di spinta del metano che brucia gas naturale per la compressione del gas. A confortare quanto indicato dai medici è una relazione ricavata da un tavolo tecnico che nel 2012 il Mise organizza per discutere delle problematiche del metanodotto Sulmona-Foligno e  della centrale di spinta del metano: “L’impianto di Sulmona è analogo a quello di Poggio Ranatico (Ferrara in Emilia Romagna) entrato in esercizio nel settembre 2008. Su di esso la sezione di Ferrara dell’Arpa (Agenzia regionale per l’ambiente che sono in Abruzzo assume la denominazione Arta per non confonderla con l’Azienda di trasporti -Arpa ndb) ha condotto un’approfondito studio sulla qualità dell’aria ant e post operam

Inquinamento acustico della centrale. Il rumore della centrale sarebbe calcolato sino a 60 decibel -Db, ma dalle relazioni risulta che oscilli tra i 60 e i 70 Db.  E già abbiamo un problema, basti pensare che la reazione psicofisica a questa misura del rumore è una sensazione di fastidio. Sorgenti di rumore a 70 decibel sono lo squillo del telefono fisso di casa, le telescriventi, la Tv e la radio ad alto volume). Nel Tavolo tecnico-istituzionale di confronto sulle problematiche inerenti il progetto dell’impianto di compressione del metanodotto Sulmona-Foligno, nel comune di Sulmona, il Dipartimento della direzione generale per la sicurezza dell’approvvigionamento e le infrastrutture energetiche del Mise compila una relazione riassuntiva, sottoscritta dalla Dirigente responsabile del procedimento Concetta Cecere che non fornisce alcun dato matematico nella relazione del tavolo in cui le parti in causa trattano di questi problemi  e per il rumore che produrrà la centrale in esercizio. La cecere si limita a scrivere: “Per quanto riguarda le emissioni acustiche, l’impatto è stato progettato nel rispetto della normativa vigente del settore, a tal fine la progettazione è stata finalizzata prevedendo: l’installazione di apparecchiature a ridotta emissione acustica – l’interramento delle tubazioni gas, l’installazione di cabinati insonorizzati per i turbocompressori” a parte le innumerevoli ripetizioni, la genericità delle indicazioni non tranquillizza nemmeno per il rumore che nel 2015, si scopre dalla proposta di una centrale di spinta alimentata a energia elettrica, è piuttosto fastidioso. La bozza del 2015 fornita a dicembre dalla società è davvero troppo approssimata per indurre a preferire la centrale funzionante con l’elettricità rispetto all’originario progetto della vecchia centrale alimentata a metano. Quest’ultima munita delle apparecchiature a ridotta emissione acustica, quelle documentate nel tavolo tecnico istituzionale del 2012 dalla Cecere, produrrà in esercizio, un rumore pari a 70 Db diurni e 60 Db notturni, come dire: Buona notte e sogni d’oro! Non può mancare la chicca per convincere sulla bontà dell’alternativa elettrica: ” a livello di Package si riscontra un lieve miglioramento delle missioni sonore”. Basta una riflessione ai Comitati ambientalisti locali: chi ci assicura che una multinazionale che ha come fonte di ricchezza il metano, con giacimenti, stoccaggi e linee di trasporto in tutto il mondo, spenda 26 milioni di euro in più per costruire una centrale alimentata a elettricità che resterà tale e non verrà mai riconvertita a metano. Di fatto, la nuova tecnologia proposta dalla società di San Donato Milanese non è testata in Italia e l’unica centrale presente in Europa che funziona ad elettricità è un impianto francese che solo per il 40% si alimenta ad energia elettrica, per il restante fabbisogno di energia attinge copiosamente dal metano per funzionare. Premesso, una così elevata quantità di energia elettrica per alimentare la spinta fornita da 3 turbine di potenza termica di 11 MW ciascuna dove la si va a recuperare, in cielo? Inutile dire che un’alternativa elettrica di queste dimensioni importerebbe la installazione di piloni,  tralicci e monostelo, per piazzare anche un bell’elettrodotto  sulla valle Peligna e sino a Case Pente, località individuata per gli interesse della multinazionale che punta a diventare hub del trasporto del gas.

Reazioni. Il sottosegretario regionale con delega all’ambiente Mario Mazzocca: annuncia ricorso al Tar: “Nella prossima seduta dell’esecutivo regionale promuoverò la produzione di idoneo ricorso giudiziario sul recente provvedimento assunto dal governo sulla Centrale Snam in Sulmona. Abbiamo già affrontato tale eventualità, ipotizzandone il relativo scenario, nella odierna seduta di Giunta Regionale. Il recentissimo atto governativo si sostanzia nella condivisione dei pareri favorevoli nel procedimento autorizzativo invocando il preminente interesse strategico nazionale dell’opera; fra questi pareri vi è il Decreto di Compatibilità Ambientale rimesso dal ministero dell’ambiente il 27 marzo 2011 (la Regione Abruzzo, assente in detta ed in altre pregresse occasioni, non espresse parere alcuno). La scelta ubicazionale del governo, per altro interessante un’area ad alto rischio sismico e ad elevato valore ambientale, negli ultimi 3 anni è stata costantemente e competentemente osteggiata e respinta dalla Regione Abruzzo in tutte le forme possibili. La battaglia, pertanto, continua, per ora al Tribunale Amministrativo regionale del Lazio (sulla centrale di compressione), successivamente (in ordine al 4′ tratto di metanodotto) nelle sedi deputate, ribadendo i paletti che riteniamo difficilmente sormontabili in ordine alla mancata osservanza di disposizioni legislative da tempo vigenti e relative al tema degli usi civici“. Alla gravissima decisione del consiglio dei ministri di autorizzare la centrale di compressione gas a Sulmona “Non posso che rimanere basita e sentirmi offesa come cittadina e come amministratore che vive in un paese che ho sempre creduto democratico ma che in questo momento stento a riconoscere tale – interviene l’assessore del Comune di Sulmona, Alessandra Vella – Non possono essere assunte decisioni senza ascoltare la voce dei cittadini e ignorare i rischi a cui gli stessi vengono violentemente esposti. Non possiamo e non dobbiamo accettare tutto questo”. “Una notizia di cui non c’era bisogno e che va contro ogni possibile buon senso – per Pierpaolo Pietrucci, presidente commissione regionale ambiente e territorio – Quella localizzazione, così come quella che rischia di essere conseguente del metanodotto, è stata ampiamente e in più occasioni osteggiata dalle popolazioni e dalla Regione. Proprio la Regione si è espressa sempre contro, l’ultima volta ieri con il vicepresidente Giovanni Lolli, anche attraverso atti che ho promosso in consiglio, e lo stesso hanno fatto i sindaci e i Comuni interessati. Bene hanno fatto il presidente Luciano D’Alfonso e il sottosegretario Mazzocca a chiarire da subito che la battaglia dell’Abruzzo continua al Tar, e presso le altre sedi per quanto riguarda il metanodotto. Una battaglia di cui sono convinto e a cui parteciperò con tutt’impegno possibile, come ho fatto sin dall’inizio quando ho combattuto assieme alle Asbuc e ai Comuni per tenere alta la tensione e l’iniziativa su una questione e una opposizione che ora è diventata fortunatamente prioritaria per tanti”. La decisione del Governo è l’ennesima ferita ad un territorio che davvero potrebbe fare dell’ambiente la risorsa primaria della propria economia, dichiara Massimo Carugno, regretario nazionalòe Psi: “. Bisogna dire però che questa è una decisione che parte da molto lontano e che ha parecchi progenitori equamente divisi tra le opposte parti politiche. La decisione finale è stata assunta ieri, e forse non era più possibile cambiarla, ma la genesi del progetto, e la discussione sulla sua opportunità, parte molti anni prima quando in Italia e in Abruzzo comandavano altri. Allora forse davvero si poteva fare qualcosa e buona parte di responsabilità grava proprio su chi, allora, governava il territorio a Sulmona come in Regione e non credette con convinzione di cambiare le cose”.

mariatrozzi77@gmail.com

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