Bussi Officine Cent'anni di Veleni Report-age.com 2017

Critiche al Desorbimento dei Veleni di Edison: Vaniloquio che fa Perdere Tempo

“Un fuoco di fila preventivo contro la tecnica, proposta da Edison” così Giovanni Damiani, già direttore tecnico dell’Agenzia regionale per la tutela ambientale (Arta), commenta le critiche al singolare sistema di bonifica del Sito d’interesse nazionale (Sin) di Bussi sul Tirino proposto per la discarica dei veleni. Si chiama desorbimento termico e a proporlo per l’area Tre Monti è Edison. In breve, si perdere tempo a criticare ciò che non si conosce mentre sarebbe stato utile verificare subito l’efficacia della tecnica proposta dal colosso chimico che non piace naturalmente a chi di queste cose capisce niente eppure non perde occasione per parlare. 

Giovanni Damiani foto Maria Trozzi Report-age.com 21.10.2017
Giovanni Damiani foto Trozzi

Tra le colorite osservazioni dei non addetti ai lavori non mancano sospetti di complotto: “Vogliono cuocere i rifiuti iniettandovi vapore.. lasciandoli lì dove sono adesso – e ancora – gli ambientalisti sono contrari – senza specificare però quali e attribuendo a un unico soggetto la rappresentanza di tutteo il mondo ambientalista regionale, e ancora – I rifiuti riscaldati per renderli innocui, ma non verranno tolti e resteranno lì “. Tanta, troppa disinformazione e domandiamo delle precisazioni a Damiani che spiega: “Desorbimento è il contrario di assorbimento. Uno strato di limo e argilla, ad una profondità di circa 8-12 metri in falda sotto la discarica e il fiume, ha mostrato con le indagini integrative svolte di aver trappolato per assorbimento sostanze organo-clururate che sono migrate verticalmente anche per trascinamento, e non per solubilizzazione, delle acque meteoriche nel corso dei decenni. Il problema è come estrarre quel materiale per bonificare quei terreni profondi – chiarisce Damiani – Esistono tecniche di desorbimento finalizzate a riportare in superficie gli inquinanti, portati a temperature elevate nel sottosuolo per poterli estrarre e trattare. Dal riscaldamento underground e dalla pressione che si verifica, si ottiene la rottura delle molecole, una loro volatilizzazione (gassificazione) per estrarli in superficie insieme al vapore. É falso affermare che i rifiuti resteranno lì dove di trovano o che verrebbero solo resi innocui. Per il miscuglio di inquinanti e vapore estratti e portati in superficie, a lotti di 5 metri² alla volta, è previsto una doppia linea di depurazione. Separate le fasi (gas e vapore e fase liquida), una linea depurerà dagli inquinanti estratti sotto forma di gas e un’altra l’acqua. Secondo poi, si fa confusione tra i rifiuti in superficie, speciali e non pericolosi da rimuovere, e gli inquinanti andati in profondità per cui è proposta l’estrazione per desorbimento. Chi sostiene che gli inquinanti in profondità vanno rimossi in modo diverso, senza suggerire alternativa, non si rende conto di quello che dice – spiega il già direttore tecnico Arta – La rimozione meccanica richiederebbe uno scavo di qualche ettaro, profondo come un palazzo a 4 piani. Lo scavo andrebbe fatto dentro la falda che dovrebbe essere confinata con opere che richiedono un impegno pari alla costruzione di alcune dighe. Durante lo scavo occorrerebbe estrarre comunque l’acqua di infiltrazione con potenti idrovore azionate h24 se basta, occorrerebbe poi demolire l’autostrada i cui piloni sono infissi dentro l’area da scavare e risistemare il traffico che non può essere sopportato dalla vecchia strada. Si pensi alle salite di Scafa a Collemorto e alle file di camion che salgono a passo d’uomo. Si tratterebbe, ancora, di sistemare tutto il materiale scavato da qualche parte. E poi, una volta raggiunto lo strato contaminato in profondità, procedere ad asportarlo e a trattarlo. Vi pare una cosa realisticamente possibile? Il desorbimento termico può funzionare, dipende dalle temperature a cui si opera, dai tempi di trattamento, dall’efficacia dell’estrazione, dall’estensione delle aree trattate ciascuna a piccoli lotti di 5 m². Per carità, il no a priori sollevato ha creato confusione e pervaso i mezzi di informazione. É inaccettabile e frutto d’ignoranza. Da censurare anche le istituzioni che si fanno intimidire da quei no, eccezion fatta per l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) – conclude il tecnico – Ieri si sarebbe potuto esprimere parere favorevole discutendo la tecnica e richiedendo al ministro di apporre prescrizioni per condizioni operative, obiettivi di concentrazioni limite da raggiungere e verifiche di efficacia. Invece il vaniloquio ha contribuito, involontariamente, solo ad accumulare ritardi e persino a mettere a rischio l’impegno di Edison nella bonifica”.

mariatrozzi77@gmail.com