Il ministro Fedeli: Cultura umanistica nei percorsi di formazione dei detenuti

Sulmona (Aq). A fine mandato il ministro dell’istruzione, Valeria Fedeli, propone l’introduzione della cultura umanistica nei percorsi di formazione degli istituti di pena e nella Casa di reclusione di via Lamaccio che oggi celebra, anche con il vice del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini e la senatrice Paola Pelino, il Bicentenario della nascita dello studioso Francesco De Sanctis, primo ministro della pubblica istruzione dopo l’Unità d’Italia.

Valeria Fedeli
Foto Maria Trozzi

La proposta di legge delega per inserire la cultura umanistica tra i percorsi di recupero per i detenuti in carcere è un’ottima idea peccato che arrivi allo scadere del tempo massimo. Il 27 dicembre il Presidente della repubblica scioglierà le Camere, si va a nuove elezioni. Resta l’utilità del convegno, tenuto oggi nel penitenziario ovidiano, a conferma che il diritto all’istruzione è da considerarsi tra i fondamentale in un Paese che si dice civile e che non è tale se anche uno solo dei cittadini non va a scuola. Questo citando De Sanctis che, tra i maggiori promotori dell’Unità d’Italia, affrontò l’esperienza del carcere borbonico attraverso la cultura. la Cultura come “Possibilità di guardare oltre le sbarre restando dietro le sbarre” interviene la Fedeli, un ottimo strumento per il reinserimento dei detenuti. Legnini, nel suo intervento, sottolinea che il Consiglio superiore della magistratura è impegnato sotot l’aspetto rieducativo della pena e per l’umanizzazione della detenzione. Il  Csm ha istituito una commissione che lavora sul tema dell’esecuzione penale, sottolinea: “Affinché il detenuto non debba scontare 2 volte la pena, una per i reati commessi e un’altra per le condizioni nelle quali vive l’esperienza detentiva” e il vice del Csm  ricorda anche le figure di detenuti che, come De Sanctis, hanno vissuto positivamente l’esperienza del carcere. Tra questi menziona gli abruzzesi Silvio e Bertrando Spaventa e Panfilo Serafini, di Sulmona. Apprezzabile la citazione de I quaderni del carcere, le lettere, che Antonio Gramsci  scrisse dal 1929 nelle prigioni fasciste.

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