Sox e acquifero Gran Sasso, domani in consiglio regionale qualcosa di chiarirà  

Teramo. L‘attenzione e il timore nei cittadini non nascerebbero solo dai dubbi sollevati dalle associazioni ambientaliste, dice Legambiente, sarebbero invece causati  dalla diffidenza verso le attività di ricerca, condotte nel centro. In breve tutti i soggetti in causa hanno colpa per la disinformazione o la strumentalizzazione, per presunzione o interesse proprio, messa in atto da sedicenti ambientalisti scientifici.

Se l’obiettivo è una concreta ed efficace politica di tutela per le falde del Gran Sasso e per l’acqua Bene comune, come scrive Legambiente Abruzzo, allora bisogna smetterla di disinformare. “Tutti abbiamo bisogno di acqua, non soltanto per bere, ma anche per generare e sostenere la crescita economica e la prosperità tramite attività quali l’agricoltura, la produzione energetica, l’industria manifatturiera, i trasporti o il turismo. L’acqua è un elemento centrale della nostra vita, degli ecosistemi naturali e della regolazione del clima. Negli anni sono stati diversi gli incidenti o i casi di inquinamento della falda che hanno portato anche all’interruzione del servizio di distribuzione dell’acqua potabile, basti ricordare l’episodio di maggio quando fu rilevata la non conformità dell’acqua per odore e sapore non accettabile o alla presenza dei solventi presenti nell’acqua del Gran Sasso captata dalla Ruzzo a scopi idropotabili, nel dicembre 2016 – prosrgue l’asdociaxione – Andando indietro nel tempo, nel 2002 si era verificato infine un incidente nell’ambito del progetto Borexino dell’Istituto nazionale di fisica nucleare che provocò la sospensione temporanea delle attività ed il successivo sequestro preventivo di una delle 3 sale dei laboratori, da parte della procura di Teramo in seguito ad un rapporto dell’ex Corpo forestale che registrava una serie di carenze nei sistemi di sicurezza”. Per Legambiente, a riaccendere le paure degli abruzzesi sarebbero stati la mancata comunicazione dell’avvio delle procedure legate al nuovo esperimento da parte dell’Infn e l’aver disatteso un protocollo istituzionale appena sottoscritto con la Regione. Punti di vista, potremmo rispondere ricordando ciò che è andato in onda sulle emittenti nazionali e le comunicazioni allarmanti di certe pseudo associazioni e certi pseudo ambientalisti in cerca di gloria mediatica. “In vista del consiglio regionale di domani, che ha come oggetto l’esperimento Sox e l’acquifero del gran Sasso non ammettiamo più impegni a metà. Per raggiungere l’obiettivo e avviare finalmente un’azione efficace di tutela della falda e di tutti quelli che dipendono dal suo utilizzo, a partire dall’ambiente e i 700 mila cittadini abruzzesi, è necessario che la politica mantenga e rafforzi il dialogo di recente avviato con i cittadini, le associazioni e tutte le parti in campo, per meglio precisare i problemi, le soluzioni e i relativi costi per garantire la messa in sicurezza definitiva del bacino acquifero del Gran Sasso”.


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