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Incendi Morrone: Analogia tra roghi di Piemonte e Lombardia, dice il Capo dei Vigili del fuoco di Sulmona

Sulmona (Aq). Di analogia con gli incendi del Piemonte e della Lombardia parla stamane il capo dei vigili del fuoco di Sulmona, Enzo Paolo Giovannone, a margine della funzione sacra dedicata alla protettrice dei Vigili del fuoco, Santa Barbara, celebrata oggi con una santa messa nella cattedrale San Panfilo. 

Il comandante Giovannone è stato impegnato, ad agosto, nelle operazioni di spegnimento dei roghi sul monte Morrone, i primi focolai sono stati accesi il 19 agosto sulla pista forestale che, in territorio di Pacentro (Aq), conduce agli stazzi d’alta quota, nel cuore del Parco nazionale della Maiella. Fuochi accesi, innescati, anche il giorno dopo, sul versante occidentale della montagna sacra di Papa Celestino V. Il fuoco tiene banco su monte Morrone e le montagne vicine per 20 giorni, circa 2 mila 500 ettari di bosco in cenere. Questi incendi avrebbero degli elementi in comune con quelli del Piemonte accesi dal 10 ottobre al 3 novembre, spenti come quelli del Morrone grazie anche alla pioggia. Si parla di 150  diversi focolai in quasi tutte le province piemontesi e, in particolare, in val Susa, nel Torinese e nel Cuneese. Il fenomeno “Ha avuto una progressione esponenziale  – ha dichiarato a Repubblica.it l’assessore regionale all’ambiente Alberto Valmaggia – Si è passati dalle 2 segnalazioni del 19 ottobre alle 14 del 22 ottobre“. Da una stima sarebbero più di 3 mila gli ettari di bosco bruciati in Piemonte. In Lombardia altri incendi che a metà ottobre, per lunghe settimane, hanno messo sotto scacco il Parco del Campo dei Fiori di Varese, Tavernerio (Como), Tremosine (Brescia), Veleso (Como), Romagnese (Pavia) e in provincia di Sondrio il rogo di Forcola e quello di Novate Mezzola (Sondrio). Complessivamente sono bruciati 800 ettari di terreno, soprattutto bosco ceduo e conifere, il bilancio è stato tracciato dall’assessore regionale lombardo alla sicurezza, Simona Bordonali (Fonte Ansa). Incendi anomali non solo per la poca manutenzione sulle montagne, per questa Estate considerata tra le più aride degli ultimi 70 anni, per l’Autunno caldo e siccitoso e per un cambiamento nella macchina degli interventi per queste emergenze, legato anche all’accorpamento del Corpo forestale all’Arma dei Carabinieri. Il trait d’union di questi incendi sarebbe da ricercare anche altrove, magari verificando quali interessi economici si celano nelle aree boschive colpite dal Nord al Sud dell’Italia, boschi e praterie che fanno gola per le risorse che producono, anche se in parte bruciano, e  soprattutto per i fondi che aziende e società, attive su diversi fronti, ottengono dall’Unione Europea.

Enzo Giovannone

Al comandante dei Vigili del fuoco abbiamo subito chiesto come mai l’incendio del Morrone sia durato così tanto, Giovannone risponde volentieri alla domanda: “Ci siamo trovati in una situazione in cui, visto che sono stato uno dei tanti ad effettuare interventi proprio sul sito.. si spegneva da una parte e si riaccendeva dall’altra. Una grande virulenza di questo incendio, il tipo di vegetazione, una lettiera importante che non ha consentito uno spegnimento pronto ed efficace almeno ai primi tentativi e poi una brezza continua che alimentava questo.. non sappiamo adesso se oltre a questo, le altre ragioni, non abbiamo certezze”. Chiediamo se il perdurare del fuoco sul monte  sia stato determinato anche dalle montagne trascurate? Il comandante dei Vigili del fuoco di Sulmona ritiene che siano state diverse le ragioni: “La gestione, soprattutto nei parchi chiaramente è molto complessa, quindi puntare il dito non è.. ma ci sono anche realtà al di fuori dei parchi che hanno problematiche di questo tipo”. Nel suo intervento in chiesa Giovannone fa riferimento all’incendio del Morrone sottolineando le analogie di questo con altri roghi in Piemonte e Lombardia:  “Sì, e mi piace rimarcarlo. Abbiamo visto in Piemonte e in Lombardia, abbiamo visto che anche lì, l’hanno detto pure i colleghi intervistati, ma anche gli altri corpi dello Stato, si spengeva da un lato e ricominciava da un altro. Quando si manifestano azioni concomitanti e ad innesco di un evento così grave e continuano a permanere durante lo sviluppo di questo evento non è facile, capite, intervenire, perché comunque le forze in campo .. abbiamo buttato metri cubi e metri cubi di acqua e anche a terra abbiamo fatto il nostro lavoro, ma non è così facile gestire. Quest’anno è stata veramente una stagione molto secca, molto calda che non ha favorito le autoaccensioni, ma certamente non ha favorito l’estinzioni degli incendi”.

mariatrozzi77@gmail.com

 

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