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Animali nella Calamità, si lavora per Assistere anche loro nelle Emergenze

Roma. Dall’entrata in vigore della legge istitutiva della Protezione civile (n.225 del 1992) l’assistenza agli animali non è ancora contemplata tra le finalità esplicite delle azioni di protezione civile, tante norme e procedure che però in nessun modo e punto considerano gli animali. 

L’argomento è stato affrontato a Roma con l’obiettivo di lavorare per una Protezione civile animali e le associazioni animaliste si sono confrontate con il legislatore chiedendo di cominciare a considerare, nelle leggi di riordino della Protezione civile, il problema degli animali nelle calamità. Nella sala Nilde Iotti della Camera dei deputati, le associazioni animaliste sono intervenute per chiedere misure di intervento che tengano conto della necessità di soccorrere gli animali che, come le persone, vengono colpiti dal terremoto, dalle alluvioni, da slavine o dal maltempo. Ai cani del terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009 costruirono delle cucce, durante la tragedia gli si poteva fare la lastra, le bestie erano così smunte e smagrite da fare impressione. Gli allevamenti delle masserie colpite da terremoto e maltempo spesso restano al freddo e senza fieno, alcuni animali scappano terrorizzati dal fuoco e recuperarli è un’impresa. Occorre pensare anche a loro nelle emergenze e l’intervento di Michele Pezone, responsabile dei diritti degli animali per la Lega nazionale per la difesa del cane, alla Camera dei deputati punta proprio a questo: “Anche nel Piano nazionale di Prevenzione da attuarsi nel periodo 2014-2018, approvato il 13 novembre 2014 dalla Conferenza Stato-Regioni, dove è stata inserita anche la Sicurezza alimentare e Sanità pubblica veterinaria, di piccoli animali proprio non si parla e quando questi sono contemplati troviamo riferimenti a nozioni che sono già dentro le leggi (tipo la necessità di prevenire il randagismo o altre ovvietà). Questo perché chi si occupa di Sanità Pubblica Veterinaria principalmente si occupa di grandi animali, igiene e salubrità degli alimenti, zootecnia etc, ma solo marginalmente di piccoli animali – prosegue l’avvocato degli animali – In molte Regioni la gestione delle emergenze non epidemiche non è di fatto considerata nei Piani sanitari regionali, soprattutto per quanto concerne la componente veterinaria: mancano programmi, piani, protocolli, procedure, manuali. Solo poche regioni, come l’Emilia Romagna, si sono distinte positivamente in tale senso e si avvalgono dei disaster manager. Ad esempio, tra il terremoto dell’Aquila del 2009, gestito attraverso poteri straordinari dati a Bertolaso (che a sua volta aveva incaricato l’istituto zooprofilattico di Teramo, centro di referenza nazionale per la disastrologia) e quello del 24 agosto 2016, c’è stato il terremoto dell’Emilia nel 2012 e questa regione ha dimostrato di essere ben organizzata perché aveva fatto i piani preventivi per gestire le emergenze non epidemiche, aveva già fatto esercitazioni che coinvolgevano i dipartimenti veterinari. Anche la Lombardia ha un buon livello di organizzazione da questo punto di vista. Tutto questo deve diventare la regola in tutte le regioni. Anche alcune Asl hanno approvato dei piani di prevenzione per emergenze non epidemiche, come quella di Mantova”. (..continua qui)

mariatrozzi77@gmail.com

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Animali da Salvaguardare in caso di Calamità: nasce il progetto Protezione Civile Animali

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