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Morto Guido Conti, il corpo trovato sulla Morronese. Suicidio, s’indaga sulle ragioni

Pacentro (Aq) Aggiornato 19.11.2017. Lo cercavano dal primo pomeriggio. È stato trovato morto ieri prima delle ore 21. Parcheggiata a pochi metri dal corpo la sua auto, una Smart, appena prima di superare i blocchi di sbarramento sulla Morronese, la strada chiusa da 2 anni, che dalla frazione Marane di Sulmona conduce a Pacentro, nell’aquilano, fascia esterna del Parco nazionale della Maiella. Si sarebbe seduto per compiere il gesto estremo forse perché ha pensato che cadendo avrebbe assunto una posizione scomposta.

Aggiornamento 1  e 2

Già comandante regionale dei Carabinieri forestali per l’Umbria, da un mese in pensione anticipata, il generale di brigata dei Carabinieri forestali, Guido Conti 58 anni, aveva accettato da poco un importante incarico come responsabile per l’ambiente e la sicurezza in Basilicata, del gruppo Total. Proprio in questa regione, ridotta ad un groviera dalle attività di estrazione, la Total esplorazione & produzione Italia è a capo del progetto Tempa Rossa, una di quelle iniziative economiche da capogiro che la banca d’affari Goldman Sachs ha considerato tra i 2oo progetti più importanti al mondo.

Tempa Rossa, tra il parco regionale di Gallipoli Cognato e il parco nazionale del Pollino, è un giacimento petrolifero situato nell’alta valle del Sauro, a fine giugno di quest’anno l’impianto sarebbe stato quasi completato. Conti ha accettato la proposta di lavorare per la Total perché, a suo dire, non poteva rifiutare l’offerta. Il centro Oli Tempa rossa sta nel cuore della Basilicata, in gran parte sul territorio del Comune di Corleto Perticara (Potenza) a 4 km dal centro di trattamento. I 5 pozzi già perforati si trovano sullo stesso territorio mentre il VI nel Comune di Gorgoglione. Altri 2 pozzi perforati sono situati sempre a Corleto Perticara e il centro di stoccaggio Gpl  nel Comune di Guardia Perticara. Il giacimento Tempa Rossa, scoperto nel 1989 dalla Fina (società belga poi assorbita dalla Total che a sua volta nel 2002 ottenne dall’Eni la cessione del 25% della concessione del giacimento di Gorgoglione) custodisce nel sottosuolo quella che i petrolieri chiamano una vera fortuna. Ossia, uno dei principali giacimenti petroliferi su terraferma. A pieno regime, la capacità produttiva giornaliera dell’impianto sarebbe di circa 50 mila barili di petrolio, 250 mila m³ di metano, 267 tonnellate di Gpl e 60 tonnellate di zolfo. Il gas naturale sarà trasportato nelle condotte Snam, rete locale, mentre l’olio nero passerà in tubi interrati per finire all’oleodotto Viggiano-Taranto che ha come terminale d’esportazione la raffineria Eni di Taranto che la società si appresta a migliorare, porto incluso. Sono 2 delle 7 sorelle, invise al fondatore dell’Eni Enrico Mattei, le compagnie petrolifere a capo del progetto sviluppato da Total E&P Italia affiancata da Shell (25%) e Mitsui E&P Italia B srl, quest’ultima non menzionata dal manifesto che però  indica Exxon Mobil al 25%. Trascorsi 19 anni dall’avvio delle perforazioni esplorative, effettuate nell’area dalla Total Mineraria Spa, esattamente il 15 aprile 2011 per il sito è ufficialmente segnata una situazione a rischio per la mancanza di una discarica che potesse raccogliere i fanghi petroliferi abbandonati nel terreno, ora in concessione alla Total, ma all’epoca di proprietà dell’Eni, senza dimenticare che Total mineraria Spa ha lavorato per l’Eni. Per l’area, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpab) resta preoccupata per l’eventuale inquinamento delle acque di falda e la regimazione di quelle di pioggia (in parte fonte Il Manifesto.it).

Sue sono le inchieste della mega discarica del polo chimico di Bussi (Pe) e dell’acqua avvelenata del fiume Pescara, l’inchiesta Mare monti sulle strade fantasma in Abruzzo e delle inchieste sul G8 all’Aquila e Roma e Cabina di regia che portò all’arresto tra gli altri dell’ex presidente del consiglio regionale d’Abruzzo. Sotto il suo comando sono partite le inchieste sui fiumi alla diossina, i sequestri di tutti i ripetitori delle maggiori reti televisive nazionali e regionali in Abruzzo per superamento dei limiti di legge, sulla truffa alla Thyssenkrupp di Terni con decine di arresti e avvisi di garanzia e sui maxi traffici di rifiuti in Umbria con più di 290 persone coinvolte e denunciate, Iron 1 e Iron 2 e tante  altre. Conti ha assunto il Comando di Campobasso a dicembre 2016 in concomitanza del passaggio del Corpo forestale dello Stato nel neo costituito Comando Carabinieri Unità tutela forestale ambientale e agroalimentare con il grado di Generale di Brigata (in parte fonte Tuttoggi.info).

In prima linea contro i rimboschimenti sul monte Morrone, dopo gli incendi di agosto, in un convegno di fine novembre ha aperto gli occhi sull’incendio che ha carbonizzato parte della montagna di papa Celestino V. Il generale ha sottolineato che i vecchi rimboschimenti di Pino nero, gestiti proprio dal padre che era Ispettore Generale del Corpo Forestale dello Stato, avevano già svolto il loro ruolo e raggiunto l’obiettivo di formare uno strato di terreno utile alla ricolonizzazione delle specie vegetali del posto e che l’incendio, da questo punto di vista, ha aperto la strada. Chiarendo inoltre, proprio quella sera, l’inutilità dei costosi rimboschimenti cui affannosamente si è lanciata la Regione Abruzzo già annunciandoli la sera del 20 agosto. 

Da giovedì scorso, già aveva lasciato l’incarico alla Total da un giorno, era in giro per incontrare un po’ di persone, amici, conoscenti e anche un avvocato, sembrava davvero preoccupato. Auto con le chiavi inserite nel quadro e a circa 20 metri il corpo del generale, nel territorio di Pacentro. Conti è stato trovato morto, dorso verso l’alto, con un buco sulla tempia destra e con la pistola sul petto, non sarebbe quella d’ordinanza, almeno così raccontato i primi che lo hanno visto. I Carabinieri forestali lo cercavano dal tardo pomeriggio di ieri e hanno ritrovato il corpo quando già era buio. È andato sul posto il procuratore capo della Repubblica del tribunale di Sulmona, Giuseppe Bellelli. Avrebbe lasciato un messaggio di addio a moglie, figlie e sorella, sul sedile della sua auto una lettera con su scritto di non renderla nota alla stampa: “No giornalisti”, 3 fogli A4 pieni di riflessioni. Nel testo ci sarebbero anche dei riferimenti alla tragedia di Rigopiano del 18 gennaio, l’albergo nato dai resti di un rifugio alpino (1950) e ampliato sulla breccia di una vecchia valanga. Per evitare la tragedia “Avrei potuto fare di più” domanda nello scritto. Scosse di terremoto e neve, quel giorno, produssero una slavina che, 120 mila tonnellate di neve e detriti, sommerse il resort in cui c’erano 40 persone, sotto le macerie, 29 morti. I contenuti di quello che potrebbe essere l’ultimo scritto di Conti sono riferiti da un take di agenzia poi riportato sui quotidiani. Da quanto scritto, sembra che Conti si sentisse in colpa per aver firmato il documento sulle prescrizioni per il vincolo idrogeologico nella realizzazione della piscina dell’albergo, ai tempi in cui era comandante a Pescara, nel 2007. Le autorizzazioni che importano di più per la realizzazione della struttura ricettiva erano però di competenza della Regione, del Comune, del Parco e della Sovrintendenza.

La famiglia ha segnalato la scomparsa del generale non riuscendo più a contattarlo. Da casa non mancano le armi, 2 antichi fucili e una pistola, che in un primo momento si scriveva fossero scomparse. Alle ore 10.30 del 18 novembre il suo profilo Facebook è già cancellato, sembra che l’abbia eliminato proprio il generale ieri. Qualcuno racconta di un suo post sulla Total che poi sarebbe stato rimosso.  Ultimo collegamento su WhatsApp è delle ore 9.52 di ieri. Da una prima ricognizione, l’anatomopatologo  Guido Polidoro certifica la morte attorno alle ore 19 di ieri (17.11.2017). I funerali si celebreranno lunedì alle ore 15 nella chiesa della Tomba. La camera ardente sarà allestita presso il tribunale di Sulmona. Non c’è dubbio, per la Procura, che si tratti di suicidio però sono ancora tutte da chiarire le cause, s’indaga.

mariatrozzi77@gmail.com 

La lettera. «Da quando è accaduta la tragedia la mia vita è cambiata, quelle vittime mi pesano come un macigno perché tra i tanti atti ci sono prescrizioni a mia firma. Non per l’albergo di cui non so nulla, ma per l’edificazione del centro benessere dove solo poi appresi di non esserci state vittime. Ma ciò non leniva il mio dolore. Pur sapendo e realizzando che il mio scritto era ininfluente ai fini della pratica autorizzativa, mi sono sempre posto la domanda: potevo fare di più? Nel senso, potevo prestare attenzione in indagini per mettere intoppi o ostacolare in qualche modo quella pratica? Probabilmente no, ma avrei potuto forse creare problemi, fastidi. Pur non conoscendo neppure un rischio valanghe, anche perché il Cta non ne notiziava neppure all’ufficio di Pescara, e ignorando la cosa del tutto, vivo con il cruccio. In quel periodo ero presissimo e concentrato in tante grandi inchieste che mi assorbivano mentalmente e fisicamente. Totalmente. Potevo fare di più? Non lo so. Vivo con questa domanda. Avrei potuto indagare ma nulla mi fece sospettare nulla. Rigopiano è stato uno dei motivi che mi ha convinto a lasciare il mio lavoro, o a tentare di fare altro, o a disinteressarmi di tutto questo. Ho cercato di non pensarci, di trovare altri stimoli, avventure, progetti inutili. Non vivo, vegeto, facendo finta di essere vivo. Rispettate la mia famiglia, fate che cada il silenzio, onoratemi».

 

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