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Una Cava Sì l’altra No: un ambientalismo Selettivo mette in luce solo certi Scempi

Popoli (Pe). É una della più grandi stranezze dell’Abruzzo interno. Passa inosservata, anche se è sotto gli occhi di tutti, la cava di ghiaia in località Santa Lucia non fa rumore nonostante le 7 ruspe nel sito. Le immagini dal satellite sono state scattate quest’anno. Dov’è il problema? La cava sembra essere, per dimensioni, molto più grande di quella presa di mira da un gruppetto di contestatori sempre concentrati altrove. La concessione per estrarre in questa cava è scaduta dal 2013 e da circa 4 anni nell’area sembra proprio che si estragga ancora. Non è dato sapere quanto, ma il materiale estratto sarebbe venduto anche fuori regione e senza trasformazione della materia prima sul posto. Un’attività quest’ultima che garantisce insediamenti produttivi e decine di posti di lavoro, accade così per la Fassa Bortolo.

Immagini da Google Map 2017

Non finiscono qui le stranezze del sito all’ombra della Maiella che sfiora un’area protetta. Non sapendo più quando si estrae nella cava a Santa Lucia per i canoni e gli indennizzi, da impiegare nel ripristino ambientale, la Regione ha continuato ad applicare all’azienda la stessa quota determinata all’inizio dell’attività estrattiva, partita circa 10 anni fa. Indennizzi incerti che l’amministrazione popolese non riceverebbe forse nemmeno a titolo di acconto, salvo conguaglio, perché non è dato sapere quanto realmente si cava e si è estratto in questi anni. Un mistero che ha dell’incredibile tutti sanno e solo qualche amministratore denuncia. Eppure il sito è visibile, ad occhio nudo, già dalla statale 17, è documentato anche dalle immagini di Google Map, ma qualche ambientalista concentra i suoi sforzi solo sull’ampliamento di un’altra cava che, a suo dire, minaccerebbe le sorgenti del Pescara, ma è gestita da chi, sotto stretto controllo della Regione e in base alla documentazione richiesta, sarebbe in regola.

Perché non si denuncia con la stessa enfasi lo scempio perpetrato in località Santa Lucia? Perché tutto questo silenzio per le ruspe che divorano la montagna Madre? Troppi gli interrogativi da sciogliere, ma se solo metà dell’impegno profuso contro l’ampliamento della cava di Pizzo Carluccio, verso colle della Pietrosa, s’indirizzasse alle anomalie, dirompenti, della cava a Santa Lucia, sempre a Popoli, questo sarebbe un mondo migliore e nessuno più si accomoderebbe.

La storia. Dall’idea di risanare una vecchia cava nasce lo scempio a Santa Lucia di Popoli, il procedimento parte nel 2004. Il 15 gennaio di quell’anno la giunta regionale trasmette gli atti al Comune di Popoli per il parere, non vincolante, sull’attività di estrazione. L’amministrazione comunale è contraria. A marzo dello stesso anno, ai consiglieri comunali non piace che la riqualificazione ambientale di una cava dismessa, impiantata negli anni ’70 per la costruzione dell’autostrada A/25, debba passare per un progetto di coltivazione nella zona A/1 nel Piano paesistico regionale, conservazione integrale. Il sospetto è che si voglia far passare per risanamento un intervento che in realtà consiste nello sfruttamento di una nuova cava. Infatti il progetto della cava si compone di 4 fasi con un movimento di materiale per 300 mila m³, circa 55 mila m³ per 5 anni  di estrazione, tanto per cominciare! Il piano di coltivazione però va ben oltre la cava dimessa interessando anche altri terreni dell’area, inoltre, non esiste nemmeno una strada accesso, a parte fosso Malepasso, del demanio. L’attività estrattiva parte, resta disattesa la richiesta di rivedere il progetto per finalizzarlo veramente al recupero ed alla riqualificazione ambientale perché non è ammissibile che per risanare il 10% di un’area si permetta di estrarre materiale sul restante 90% del terreno. A luglio 2004 sulla stessa questione viene espresso sempre parere contrario anche se un consigliere comunale interviene sottolineando, quasi 14 anni fa, che la tutela dell’ambiente non deve essere di pregiudizio all’occupazione, dice il politico in aula consiliare: “Ambiente e sviluppo possono andare di pari passo. Lo sfruttamento di una cava è  possibile ove venga  accompagnato da un progetto di ripristino e di piantumazione” di cui però non troviamo traccia.

Rischi dalla Cava. In una relazione del 2011 il sindaco, Concezio Galli, riporta che da una verifica nell’area della cava, a Santa Lucia, l’attività di estrazione di materiale inerte ha determinato un vero e proprio bacino imbrifero modificando, senza alcun criterio logico, la regimentazione delle acque meteoriche e creando così i presupposti di un possibile danno ambientale aggravato anche dal mancato e contestuale ripristino dello stato dei luoghi. Le ditte però continuerebbero l’attività d’estrazione, indisturbate, anche persistendo la probabile scadenza del periodo di validità dell’autorizzazione e, già d’allora, il primo cittadino denuncia il mancato pagamento del canone (Legge regionale 6 dell’8/2/2005) per l’attività estrattiva.

Ancora in attesa del Piano cave in Abruzzo abbiamo imparato che le promesse si trasformano in aria fritta e così la tanto annunciata legge regionale per vietare le esportazioni di terra fuori regione per le cave abruzzesi attive e per imporre l’attività di trasformazione sul posto. Paradosso, non risultando alcuna attività estrattiva in atto, a Santa Lucia si continuerebbe a cavare senza alcuna verifica e controllo. Eppure dalle immagini, di Google map, si contano ben 7 ruspe nel sito. Verso maggio di quest’anno, l’ufficio tecnico del Comune presenta un esposto alla Procura di Pescara, ai Carabinieri forestali, per conoscenza al prefetto, alla Regione etc etc. Questo dopo le relazioni e le segnalazioni dell’allora assessore comunale all’ambiente, Giovanni Diamante. Risultato: si cava! Bisogna saper ascoltare tutte le campane, non soltanto quella che suona più forte.

mariatrozzi77@gmail.com

Immagini satellitari su Google map

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