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Dopo Tutti Morti, il Sansificio riprende a fumare. ‘Senza autorizzazione’ Nsc annuncia un esposto in Procura

Treglio (Ch). La riaccensione del sansificio Vecere, per ricavarne l’olio e altri sottoprodotti, lascia sgomenti gli abitanti di Treglio e l’intero comprensorio frentano. Nuovo senso civico annuncia un esposto in procura e sottolinea che il camino dell’impianto ha ripreso a fumare dal 3 novembre, senza autorizzazione, dichiara il movimento civico. La consapevolezza che dai controlli alla ciminiera risulta l’emissione anche di sostanze pericolose, tra cui monossido di carbonio, terrorizza la popolazione e mette a rischio i bambini, ma stranamente non ferma l’attività dello stabilimento. Lo smaltimento della sansa, in alternativa al sansificio, è possibile, ma nessuno ascolta le proposte avanzate dal Nsc.

Aggiornamento

“Un comportamento gravissimo che danneggia tutti anche gli agricoltori e i frantoiani ai quali il sansificio, prima dell’inizio della stagione olearia, ha evidentemente confermato di poter trattare le sanse – spiega il movimento Nuovo senso civico –  Peccato che gli amministratori sapevano bene di non avere alcuna autorizzazione. Tutto questo serve a scatenare proprio una guerra tra poveri al solo scopo di conseguire profitti? – si domanda il gruppo ambientalista della provincia di Chieti – Frantoiani agricoltori contro cittadini. Siamo e saremo sempre a sostegno all’agricoltura, ma non possiamo accettare i soprusi. I frantoiani, gli agricoltori, dovevano essere informati della mancanza dell’autorizzazione del sansificio che invece, da giorni, accoglieva camion di sansa. Se ci fosse stato rispetto delle regole gli stessi frantoiani non sarebbero stati messi in difficoltà. D’altra parte, le emergenze sono sempre utili a qualcuno. Quello che impressiona è anche l’atteggiamento dei rappresentati di categoria dei frantoiani. Come potevano non sapere, visto anche il clamore mediatico sulla vicenda, che uno degli impianti più importanti nel trattamento delle sanse fosse privo di autorizzazione”. In vista della raccolta dell’olivo per l’olio gli agricoltori avrebbero dovuto individuare delle soluzioni alternative, riconosce il movimento civico. “Rabbia, perché a niente sembrano essere serviti 8 anni di lotta. Incredulità, di fronte al ruolo non pervenuto della politica, che ha lasciato solo il sindaco Massimiliano Berghella insieme ai suoi cittadini. Sgomento, perché nonostante l’accertato impatto inquinante del sansificio, la proprietà va avanti per la sua strada, avendo cura di garantirsi i propri  guadagni a spese della salute dei cittadini. Le ragioni di questa riaccensione vanno individuate nel mancato pronunciamento degli uffici regionali per il rilascio dell’autorizzazione unica ambientale in occasione della conferenza dei servizi decisoria, un singolare caso di silenzio assenso. Dovevano dire sì potete riaccendere, ignorando le condanne della magistratura, oppure no non potete riaccendere in linea con le condanne e la volontà popolare. Hanno scelto di non pronunciarsi e Vecere ha riacceso, da un punto di vista amministrativo, senza problemi: della serie non mi avete detto no e io riaccendo. Una decisione aggravata dal fatto che la proprietà dell’impianto non ha ottemperato alle prescrizioni imposte dalla magistratura, a seguito dell’accertamento delle emissioni di monossido di carbonio in livelli 3 volte superiori al consentito, come emerso dalle indagini che hanno portato alle condanne penali dei Vecere. È qui che casca l’asino, o meglio, è qui che ci auguriamo cada, se la legge è davvero uguale per tutti, grazie al ruolo che potrà avere la magistratura, in sostituzione di quello non pervenuto della politica, trincerata dietro l’immobilismo degli uffici tecnici, a cui dovrebbe imporre direttive in linea con il rispetto delle leggi e della volontà popolare. Riponiamo quindi la nostra massima fiducia nella magistratura, con il carico di responsabilità che ne segue, fiduciosi nei confronti di un intervento che ripristini al più presto la legalità. È questo che confidiamo di ottenere con la denuncia che presenteremo in procura, ricordando che chi inquina uccide”.

“Il 3 novembre 2017 l’odore acre è tornato ad infestare l’aria del Comune di Treglio. Lo stabilimento della società Sansifici Vecere  è tornato a funzionare. Tutto questo è accaduto nonostante l’autorizzazione sia ormai scaduta e, fatto ancor più sconvolgente, dopo che il tribunale di Lanciano nello scorso luglio abbia accertato il superamento dei limiti emissivi imposti dalla legge. Circostanze gravissime se si considera che in uno dei pareri espressi dall’Agenzia regionale per la tutela ambientale (Arta) si dichiara:  l’attività del sansificio deve essere autorizzata perché prevede necessariamente l’emissione in atmosfera di alcune sostanze classificate come pericolose per l’ambiente e la salute dell’uomo. Appare quasi inutile dire come proprio per questi motivi la normativa prevede limiti di concentrazione che non devono essere superati. É del tutto evidente che se le sostanze non avessero una classificazione tale di pericolosità non sarebbe necessaria l’autorizzazione. Se la situazione non fosse così tragica potrebbe apparire quasi grottesca. L’attività dell’impianto è attività insalubre di prima classe, che secondo l’autorizzazione del 2011 si sarebbe dovuta delocalizzare, a questo si erano impegnate tutte le autorità e la stessa proprietà. Ciò nonostante l’ impianto non solo è rimasto lì dov’ è, ma in questi giorni viene riavviato senza alcuna autorizzazione. Ed il paradosso vuole che l’assenza di autorizzazioni determini l’assenza persino di controlli per l’impianto che è formalmente spento. La ricomparsa del fumo dal camino rischia di minare il rapporto di fiducia con le istituzioni cancellando i frutti di una battaglia condotta chiedendo, semplicemente, il rispetto della legge. Proprio per questo il primo cittadino di Treglio si è costituito parte civile nel processo contro gli amministratori del sansificio e si è battuto perché nel procedimento amministrativo per la nuova autorizzazione venissero correttamente valutati gli interessi primari, come quello alla salute, della popolazione, esprimendo parere negativo igienico sanitario assieme alla Azienda sanitaria locale Lanciano-Vasto oltre al parere negativo, in materia di Valutazione di incidenza ambientale (Vinca) congiuntamente con il Comune di Rocca San Giovanni (Ch). Peccato che gli uffici regionali dopo l’istruttoria nella quale emergevano le criticità dell’attività hanno deciso di non decidere – prosegue Nsc –  La presenza del sansificio con i suoi fumi è da sempre per il Sindaco di Treglio Massimiliano Berghella motivo di grande preoccupazione che si trasformava in rabbia pensando ai bambini delle scuole che non possono essere accompagnati dalle insegnanti a giocare all’aperto quando il camino fuma, alle finestre delle aule serrate anche nelle giornate assolate. Ai bambini di Treglio il Sindaco sa di non poter offrire le stesse opportunità, sa di non poter persino garantire gli stessi diritti. Sino a che quel cammino butterà fumo i suoi non saranno bambini uguali agli altri. Nella vicenda di Treglio purtroppo, ancora una volta, le istituzioni si prestano ad un baratto: tutelare interessi economici a discapito del diritto a vivere in un ambiente sano. Viene invocata la necessità di bilanciare gli interessi. Altrettanto vergognoso pare considerare il sansificio come l’unico modo attraverso il quale smaltire le sanse. Chi si occupa, con competenza e capacità di agricoltura, sa benissimo che sono state individuate soluzioni di smaltimento che non comportano rischi per l’ambiente. Una montagna di false congetture ancora una volta tenta di giustificare un’attività illegittima che condiziona la vita delle persone” conclude il movimento civico.

mariatrozzi77@gmail.com

 

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