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Pascoli sulle aree bruciate dagli incendi, interdette: ‘Ecco chi ci guadagna’ denuncia Appennino Ecosistema

L’Aquila. Appennino ecosistema punta il dito sugli allevatori che lucrano sui contributi dell’Unione Europea. Potrebbe essere questa una delle cause scatenanti degli incendi di agosto? Quasi 3 mesi d’indagine e non c’è ancora risposta.”Sabato scorso alcuni allevatori fuorilegge del monte Morrone hanno subito tratto beneficio dai pascoli ripuliti dagli incendi del monte Morrone” così l’associazione per la protezione degli ecosistemi e delle specie montane denuncia il pascolo brado del 4 novembre in aree percorse dal fuoco e proprio dove gli arbusti di ginepro nano, ingombranti e fastidiosi per il bestiame, sono stati inceneriti dalle fiamme. In queste aree l’attività è vietata in primis per 10 anni (legge 353/2000) e perché si tratta di Riserva integrale, ma anche per una terza ragione: siamo fuori tempo massimo per la demonticazione (vietata dal 15 e dal 30 ottobre anche dalla legge regionale  3/2014,  foto).

Ginepri nani sul MOrrone bruciati Report-age.com 2017

Ginepri nani sul Morrone bruciati Report-age.com novembre 2017

I pascoli di altitudine del Morrone sono stati occupati da quelli che l’associazione Ea definisce padroni incontrastati dei preziosi habitat di alta quota tutelati da un Sito d’interesse comunitario (Sic) e da una Zona a protezione speciale (Zps) istituiti in base alla direttiva Habitat dell’Unione Europea e da una zona a massima tutela del Parco nazionale della Maiella, una Zona A di Riserva integrale. Sono stati informati i Carabinieri del Parco nazionale della Maiella e l’ente parco “Sperando che ora qualcosa si muova, anche dopo gli allarmi lanciati da Salviamo l’orso, Lipu (Lega italiana protezione uccelli) e Altura (associazione che tutela gli uccelli rapaci e dei loro ambienti), che il 27 giugno e il 13 luglio hanno chiesto decisi interventi, ma senza risposta- continua l’associazione – E così i nuovi fuorilegge delle nostre montagne hanno continuato ad esercitare impunemente le loro attività illegali, lucrando sui cospicui contributi dell’Unione Europea concessi per il miglioramento del pascolo, in base al Piano di sviluppo rurale regionale. Il pascolo brado di vacche e cavalli costituisce oggi una delle principali minacce all’integrità degli ecosistemi e delle specie montane- sottolinea Appennino ecosistema. La presenza massiccia di questi animali nel Parco nazionale della Majella) sta infatti provocando gravi danni alle praterie naturali, agli ambienti umidi ed ai boschi di montagna in tutti gli Appennini Centrali, che fino a pochi decenni fa conoscevano la presenza soltanto degli ovini, sempre ben custoditi e meno dannosi, scrive in una nota Appennino ecosistema. “Ogni anno, con l’avvio alla monticazione del bestiame domestico nel territorio del Parco Maiella, si notano gravissimi danni a carico degli habitat tutelati dall’Unione Europea (in particolare, quelli prioritari 6210*, 6230* e 9210*) dovuti al pascolo brado di bovini ed equini, spesso lasciati al loro destino in montagna persino anche nel periodo invernale e senza alcuna custodia. Oltre che dannoso, il pascolo brado e nel bosco è vietato da norme di carattere generale e dalla legge regionale 3/2014 -aggiunge Ea – Nei territori protetti da Siti di Interesse Comunitario o Zone di Protezione Speciale dell’Unione Europea, inoltre, il pascolo oltre i limiti fissati per la monticazione e la demonticazione è vietato dalla delibera di giunta regionale n. 877 del 27/12/2016 (misure generali di conservazione per la tutela dei siti della Rete natura 2000 della Regione Abruzzo, con le sanzioni previste dalla L. n. 47/1985, art. 20) e i proprietari sono punibili per i danni arrecati dai loro animali agli habitat anche in base all’art. 733-bis del codice penale (distruzione o deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto), che prevede l’arresto fino a 18 mesi e l’ammenda non inferiore a 3 mila euro. Tali condotte illegali sono tanto più gravi in quanto si realizzano anche nelle Zone A di Riserva integrale individuate dal vigente Piano del Parco, che pone espresso divieto alle attività di pascolamento in tale Zona (salvo nulla osta dell’ente parco, rilasciabile solo se il pascolamento è finalizzato a mantenere l’equilibrio ecologico e le peculiarità naturalistiche delle aree), comunque vietate in modo assoluto se esercitate in forma brada e nel bosco, sia nelle Zone A sia in quelle B. I proprietari sono punibili, in questi casi, anche in base all’art. 13 e art. 30, c.1 della L. n. 394/1991 (interventi in assenza del nulla osta dell’Ente Parco ed in difformità dal Piano del Parco)” conclude l’associazione.

mariatrozzi77@gmail.com

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