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Parte il Processo per l’uccisione dell’Orso di Pettorano sul Gizio

Sulmona (Aq). Martedì si terrà la prima udienza del processo per l’uccisione, nel 2014 a Pettorano sul Gizio, di un Orso marsicano che fu ribattezzato Biangio proprio in riferimento alla contrada in cui finì la sua disperata ricerca di cibo, agonizzante. Lì venne trovato da un passante che ne filmò gli ultimi attimi di via e che per le immagini chiese persino del denaro. Il plantigrade fu colpito alle spalle da un operaio che lo colpì con un fucile a pallettoni. L’associazione Salviamo l’orso annuncia che si costituirà parte civile nel dibattimento, anche il Wwf ad ottobre 2014 annunciò di costituirsi parte civile nel procedimento contro il presunto responsabile che in questo caso ha confessato di aver ucciso il polantigrade.

Aggiornamento 1 2, e 3

La morte dell’Orso Biagio, il 12 settembre 2014 ha dato un altro futuro alla comunità montana  del Genzana alto Gizio che è divetata banco di prova per le buone pratiche sull’Orso dato che questi grandi mammiferi fanno sono spesso visita in paese, attratti dal cibo e soprattutto dai pollai, un tempo, poco protetti dell’area. Oggi le rimesse sono tutte in sicurezza grazie ai recinti elettrici forniti e montati dai volontari delle associazioni e dal Parco nazionale della Maiella. Si apre il 7 novembre il processo a colui che, per sua stessa ammissione, uccise a fucilate un giovane esemplare di orso marsicano 3 anni fa. “L’ultimo responsabile di un atto di bracconaggio nei confronti di un orso d’Abruzzo, individuato e processato, risale a più di 30 anni fa, nel frattempo sono stati circa 80, solo dal 1971, i plantigradi uccisi con armi da fuoco o con il veleno, la causa di metà di queste morti è stata ufficialmente accertata, senza ombra di dubbio, mentre per l’altra metà si sospettano le stesse cause nonostante i resti degli animali siano in condizioni tali da non permettere l’individuazione certa della causa – spiega l’associazione a tutela della subspecie Appenninica – Sono numeri impressionanti, ma ancor più impressionante è stata l’impunità di cui hanno goduto gli autori di questa vera e propria strage ai danni di una specie che è ufficialmente protetta dagli anni 30 dello scorso secolo. Una specie innocua (come i recentissimi studi genomici hanno dimostrato), particolarmente mite ed amata dalla maggioranza degli abruzzesi e degli italiani che purtroppo ha pagato e continua a pagare un prezzo altissimo a causa l’intolleranza di pochi individui senza scrupoli ed accecati dalla propria ignoranza. Mai si sono registrati casi di aggressione all’uomo da parte dell’orso in Appennino e da circa 50 anni gli eventuali danni da esso arrecati ai piccoli allevamenti ed agli orti sono puntualmente rimborsati dagli Enti parco e da un anno anche dalla stessa Regione che per questo ha approvato un’apposita legge. Non vi puó esser dunque alcuna giustificazione per atti come quello commesso nel 2014 a Pettorano, dove grazie ad una rapida e qualificata indagine del personale dell’ex Corpo Forestale dello Stato si è potuti giungere in pochi giorni a ricostruire l’accaduto e ad individuare chi aveva sparato all’orso – conclude l’associazione – Finalmente dopo  più di 30 anni, dall’ultima volta in cui era accaduto, la magistratura riesce a portare di nuovo in giudizio il responsabile di un inutile atto di crudeltà, le cui azioni hanno arrecato un gravissimo danno  non solo alla conservazione di una specie protetta da leggi nazionali ed europee ma anche all’immagine delle comunità rurali abruzzesi  da sempre fiere  dell’animale simbolo delle loro montagne” Salviamo l’Orso dunque si costituirà parte civile nel procedimento e ci uniamo per i ringraziamenti rivolti dall’associazione agli inquirenti per l’ottimo lavoro svolto. Che la giustizia faccia il suo corso!

mariatrozzi77@gmail.com

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Necrologio dell’Orso Bruno Marsicano a cura di Maria Trozzi

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