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Sulmona: l’Ordine del giorno sulla Sanità approvato oggi manca di ” livello “

Sulmoma (Aq). È poco utile per rimettere in piedi la sanità Peligna, l’Ordine del giorno (Odg) della maggioranza approvato stamane in consiglio comunale. Il documento segue la lunga sospensione dell’assise civica, di 3 giorni fa e le delusioni dell’opposizione per non essere riuscita a far approvare un altro Odg dove il termine, primo livello, era scritto per inciso. 

Qualcuno lo ha definito un atto di disimpegno dei consiglieri di maggioranza in carica che, in materia sanitaria, serve a perdere o a guadagnare tempo. A suggerire una considerazione del genere è anche la proposta di istituire la solita  commissione, questa volta tecnico–politica per perseguire l’obiettivo di riequilibrare il sistema dei servizi sanitari. Certe commissioni in città paiono proprio funzionare a rilento. Nel documento sono state praticamente dimenticate le parole  Primo  livello e così niente battaglia per ottenere, dalla Regione, di riconsiderare l’ospedale di Sulmona come presidio ospedaliero di primo livello, attualmente è  classificato di base e questo non assicura un futuro dignitoso alla Sanità Peligna. L’esempio di Giulianova non viene seguito. Unica cosa accettabile è l’accenno all’area vasta e ad una collaborazione con i Comuni di Popoli (Pe) e dell’Alto  Sangro.

Testo dell’Ordine del giorno passato stamane

Premesso che la qualità dell’offerta sanitaria di un territorio è un tema centrale della politica di sviluppo territoriale e prioritaria per questa amministrazione nell’assunto che non ci può essere sviluppo e crescita senza una adeguata fruizione dei diritti essenziali primo tra tutti del diritto alla salute. Ilpresidio ospedaliero di Sulmona si colloca in un contesto territoriale interno caratterizzato da una superficie prevalentemente montana e dalla presenza di areea forte
valenza ambientale e la morfologia e l’orografia dell’area influiscono negativamente sulla mobilità della popolazione residente  contribuendo al fenomeno dell’isolamento socio ambientale e della marginalizzazione territoriale con una bassa densità demografica e dispersione della popolazione in un territorio vasto, che tali caratteristiche rendono iniqua una programmazione sanitaria che applica standard nazionali senza utilizzare le dovute perequazioni capaci di equilibrare la reale adeguatezza dell’offerta sanitaria dell’area interna alla reale fruibilità dell’offerta sanitaria rispetto ai bisogni di salute. Considerato che il presidio ospedaliero di Sulmona costituisce un punto di riferimento storicamente consolidato per il bisogno di salute di un territorio articolato situato in zone montane, di elevata altitudine e con difficoltà di percorrenza soprattutto durante l’arco temporale invernale, sia in ragione delle ostili condizioni metereologiche, sia a causa dello stato di oggettiva precarietà in cui versano le arterie stradali principali. La sanità Peligna, che ruota intorno all’ospedale di Sulmona ha negli anni mostrato un progressivo e inesorabile impoverimento in termini di investimenti e dotazione di personale al punto da ridurre la propria attrattività accentuando un saldo negativo tra mobilità attiva e passiva dell’utenza. Ne è prova la mancata sostituzione dei primari che negli ultimi 10 anni sono andati in pensione e che non sono mai stati sostituiti nelle 6
Uoc (Unità operativa complessa) di Ostetricia e Ginecologia, neurologia, terapia intensiva, Urologia, Radiografia, direzione sanitaria d ipresidio). Visto il decreto ministeriale 70/2015 “regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali e tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera”, che si prefiggeva l’avvio di un processo di riqualificazione della rete ospedaliera per rendere più specifica la missione ospedaliera di presa in carico in relazione ai contesti sociali in cui sono in carico, ma contemporaneamente indicava alle regioni l’obiettivo di perseguire l’integrazione dell’ospedale con la rete del territorio di riferimento, è stata alta la preoccupazione e l’attenzione che tale riforma non si configurasse come un’ulteriore ridimensionamento della struttura di Sulmona. Il Decreto del CA 55/2016 “Piano di riordino del servizio sanitario abruzzese” e il decreto79/2016 che ha approvato“ il riordino della rete ospedaliera” che hanno di fatto mantenuto tutti i servizi in essere nel presidio, considerato che le Uoc di cui sopra erano di fatto state trasformate in Uosd (Unità operativa  semplice dipartimentale) per mancata sostituzione dei primari e la dotazione di posti letto  è di 160 pressoché  invariata, si riteneva che per dare discontinuità all’azione portata avanti in passato fosse necessario un deciso
ammodernamento della sanità nel suo complesso che passa attraverso investimenti tecnologici e strumentali nonché adeguamenti di personale accanto ad un deciso potenziamento della rete sanitaria territoriale. Considerato che
in data 2 maggio il sindaco di Sulmona presentava agli atti della seduta del Comitato ristretto dei sindaci una nota prot. 16786 con osservazioni e richieste alla Bozza di atto aziendale, dopo aver sentito il sistema delle forze sindacali e i sindaci del territorio,con la quale ribadiva le richieste già espresse nella delibera di Consiglio Comunale n. 30del28/07/2016 e denunciava la mancata progettualità e visione rispetto ad una offerta complessiva di sanità per le aree interne ed in particolare dell’area della Valle Peligna che tenga conto dei reali bisogni di salute in
termini di Livewli essenziali di assistenza (Lea) e appropriatezza di servizi. Persiste la mancata attuazione di una efficace e moderna rete sanitaria territoriale ad integrazione della rete ospedaliera e perdurano allarmanti e progressive carenze nella dotazione organica del personale ospedaliero nonché carenza di sostanziali investimenti necessari per rendere moderni ed attrattivi i reparti e i servizi offerti sul territorio con situazioni particolarmente allarmanti (si veda il pronto soccorso di Sulmona). Poiché di contro, se da un lato è ormai certezza e prossima la disponibilità di un ospedale nuovo con caratteristiche costruttive e strutturali all’avanguardia, antisismiche e moderne, che vorremmo scongiurare restasse una cattedrale nel deserto, potendo ad oggi ospitare solo reparti sofferenti e inefficenti,dall’altra perdurano una crescente e drammatica carenza di personale rispetto al
relativo fabbisogno capace di garantire i Lea. Ciòè ancor più grave in un’area montana con
dispersione demografica e con un assetto complessivo dei servizi fortemente in disequilibrio
rispetto a quanto invece appare nell’area costiera,con rischio di ulteriore marginalizzazione e
spopolamento del territorio. Considerate le preoccupazioni provenienti dallo stesso manager Asl Tordera che ritiene
gravemente difficoltoso garantire gli standard definiti dal Dc 79/16 in relazione alle risorse economiche disponibili e dai tetti di spesa imposti dalla Regione Abruzzo allo stato attuale. Le preoccupazioni delle stesse organizzazioni sindacali che il sindaco ha incontrato in una riunione presso la casa comunale lo scorso 27 ottobre, che rappresentano ulteriori gravi situazioni relative alla condizione di lavoro di personale medico e non che per le carenze attuali e prospettiche (vista dotazione di personale di età media piuttosto alta e dunque prossima
alla pensione e contestuale blocco del turnover al 20% che non consente la progressiva sostituzione del personale cessato). Ritenendo dunque l’attuale assetto dei servizi non solo non rispondente agli standard sperati ma a forte
rischio di ulteriore ridimensionamento per il perdurare delle carenze suindicate, la necessità di aprire un confronto con i principali attori del territorio, inteso come area vasta comprendente la VallePeligna, l’Alto Sangroe la valle dell’Alto Pescara, per una proposta complessiva e alternativa di offerta di sanità pubblica del Centro Abruzzo proponendo di ridefinire gli standard ad indici demografici e territoriali più appropriati alle caratteristiche dell’area interna e dunque promuovere l’applicazione di opportune deroghe all’interno della normativa vigente al fine di garantire in modo inequivocabile e stabile un assetto quantitativo e qualitativo dei servizi sanitari adeguati ai bisogni di saluti di tale aree. Impegna il sindaco di Sulmona alla costituzione di una commissione tecnico–politica attraverso la quale perseguire l’obiettivo di riequilibrare il sistema dei servizi sanitari a livello provinciale a vantaggio di una reale riqualificazione e appropriatezza dell’offerta sanitaria dell’area di cui Sulmona risulta essere città baricentro territoriale e portare avanti un’azione politica
nei confronti della Regione Abruzzo e dell’Azienda sanitaria mirata alla salvaguardia del diritto alla salute attraverso una costante azione di monitoraggio dei bisognie delle condizioni del presidio ospedaliero e di una continua attività di sollecitazione e di rappresentazione di stimoli ed indicazioni agli organi preposti alla gestione della politica sanitaria in ragione della effettiva qualificazione del presidio con investimenti in risorse umane e beni strumentali. Da altresì mandato al Sindaco e all’amministrazione attiva di promuovere una utile azione di raccordo con le municipalità afferenti i presidi ospedalieri di Castel di Sangro e Popoli al fine di concordare una linea strategica comune da sottoporre alle competenti autorità regionali mirata alla riorganizzazione di tutti i presidi
che insistono nel territorio del Centro Abruzzo e finalizzata alla creazione di un Presidio ospedaliero unificato del Centro Abruzzo.

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