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La Faglia Profonda: sotto il Morrone c’è di più. No a Centrale e Metanodotto Snam sull’Appennino

Cava di inerti in cui sorgerebbe la centrale Snam (foto Trozzi)

In valle Peligna oltre al sistema di faglie del Morrone qualcos’altro scorre in profondità anche verso la Maiella. Studi affinati in questi ultimi decenni hanno consentito d’individuare un Sovrascorrimento profondo nell’Abruzzo Citeriore che interessa la superficie costiera tra Lanciano e Ortona, (Ch) e verso Ovest, a 15-20 km sotto il massiccio della Maiella, prende la terrazza di Sulmona a circa 25 km di profondità, nella Conca Peligna. Ai sopralluoghi di vulnerabilità degli edifici con una microzonanzione sismica è indispensabile far seguire stanziamenti statali necessari ad assicurare la resistenza delle strutture, anche di privati, su cui corre il rischio. Soprattutto bisogna chiedere e ottenere la messa in sicurezza delle nostre città, impedire la realizzazione di progetti come il Metanodotto degli Appennini, impropriamente chiamato Rete Adriatica, per la realizzazione di una centrale di compressione del gas naturale da costruire a Case Pente a poca distanza da questo incredibile sistema di faglie. Tutto per essere pronti e superare, indenni, il mostro. 

Faglia del monte morrone lo studio dei geologi Report-age.com 2016Il rischio non può mai essere pari a zero e va ridotto anche rimuovendo progetti definiti ‘strategici’ che potrebbero aggravare le conseguenze di un terremoto. Sulla terrazza Peligna è prevista una centrale di spinta del gas naturale da piazzare proprio ai piedi del Morrone che pomperà il metano nelle condotte del gasdotto Rete adriatica che attraverserà il bacino sulmonese per raggiungere, a circa 5 metri di profondità, i crateri degli Appennini, nel Centro Italia, passando dall’Aquila a Norcia, passando per Visso e tanti comuni colpiti dagli ultimi eventi sismici. Proprio queste località segnano i punti del tracciato del metanodotto Brindisi-Minerbio (Bo), aree a rischio sismico 1, il massimo.

“Il bacino di Sulmona è localizzato nella zona intermedia tra il dominio distensivo interno e compressivo interno” dichiara Giusy Lavecchia, ordinario di geologia strutturale all’Università di Chieti nel 2010 ed è proprio questo l’anno in cui a Sulmona, il geologo ha parlato del singolare sovrascorrimento nell’Abruzzo Citeriore. Dunque, la valle Peligna sta in mezzo a zone tettoniche in continuo movimento per questo “Nell’area epicentrale di Sulmona esiste una doppia possibilità di terremoti – per – eventi relativamente superficiali tra i 10-15 km di profondità sulle faglie dirette del monte Morrone e/o monte Porrara – e per altri – eventi più profondi messi a fuoco tra i 25-15 km in profondità sulla prosecuzione del sovrascorrimento dell’Abruzzo Citeriore” sottolinea Lavecchia nella relazione illustrata oltre 7 anni fa. In sostanza, al terremoto che potrebbe generarsi dal sistema di faglie del Morrone in valle Peligna si aggiungerebbe la possibilità di un sisma generato a ulteriori profondità. Il terremoto del 1706 (Magnitudo momento 6.6  Catalogo parametrico dei terremoti italiani dell’Ingv – con epicentro nei pressi di Campo Di Giove – Aq) non risparmiò Sulmona, questo sisma “Può plausibilmente essere associato o al sistema di faglie del monte Porrara che rappresenta la continuazione, verso Sud, del monte Morrone, o ad una porzione del sovrascorrimento dell’Abruzzo Citeriore” e la professoressa chiarisce che si tratta di un sistema compressivo costiero che potrebbe essere stato causa di un altro terremoto sulla Maiella, quello del 26 settembre 1933 (Mw 6.0), generato probabilmente da una faglia trascorrente in direzione NNE-SSW collegabile ai movimenti profondi del massiccio della Maiella, la montagna più alta della catena dei monti Appennini, dopo il Gran Sasso d’Italia. A Sud del Morrone è individuata una frattura: “Comincia in corrispondenza della chiusura meridionale del Morrone lungo la strada che da Pacentro (Aq) porta a Passo San Leonardo – spiega Fabrizio Galadini, dirigente della sede aquilana dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) – la faglia poi raggiunge Capo di Giove (Aq) e prosegue verso Sud, lungo il Porrara, sino alla stazione di Palena, sul Quarto di Santa Chiara. É una faglia attiva” chiarisce il dirigente Ingv.

Fig. 1 Zonazione sismotettonica faglia Maiella Report-age.com 2016

Fig. 1 Zonazione sismotettonica

Per sapere di più del cuore della Maiella rispolveriamo gli atti di un interessante convegno svolto a Sulmona quasi 8 anni

fa, documentato con una pubblicazione di giugno 2010 ‘La prevenzione dal terremoto, lo stato geologico della valle Peligna, il monitoraggio, la prevenzione’. É scritto negli atti del convegno: “L’area di Sulmona e della valle Peligna e quella del massiccio Maiella si trovano localizzate proprio nella zona intermedia tra il dominio distensivo interno (area celeste fig. 1) e quello compressivo esterno (area rossa Fig.1)”.

“Il massiccio della Maiella corrisponde ad una struttura compressiva anticlinalica che si sviluppa in direzione NW-SE al tetto di un sovrascorrimento non più attivo da alcuni milioni di anni – è scritto nella relazione Tettonica attiva e terremoti in Abruzzo – Basandosi sull’interpretazione di linee sismiche profonde è possibile però individuare un sovrascorrimento, probabilmente attivo, che arriva in prossimità della superficie nell’area costiera tra Lanciano e Ortona, (in provincia di Chieti ndb) e che poi si approfondisce verso Ovest, fino a profondità 15-20 km sotto il massiccio della Maiella e di 20-25 km sotto la conca Peligna”. Riassumendo, non è affatto remota la possibilità che sotto il sistema di faglie del Morrone e del monte Porrara possa esserci un altro genere di attività sismogenetica che genera forti terremoti. Anche per questa ragione non basta puntare sull’entroterra abruzzese i satelliti dell’Agenzia spaziale europea (programma Copernicus – Sentinel) che monitora non solo la faglie del Morrone, ma anche il massiccio della Maiella e le sue profondità. Non basta che Sulmona sia il banco di prova per le buone pratiche della prevenzione con una microzonazione sismica all’avangardia sul patrimonio storico e artistico del centro storico, occorre chiedere con forza i fondi necessari per rendere sicuri gli edifici tenendo conto dei rischi  valutati dagli esperti per questa valle.

Versante occidentale del Monte Morrone. Frecce nere indicano segmento faglia orientale, le bianche il segmento di faglia occidentale

Versante Occidentale del Morrone, le frecce nere indicano il segmento di faglia orientale, le bianche il segmento di faglia occidentale

La faglia del Morrone (fig. 8) si sviluppa per circa 25 chilometri da Nord Ovest-Sud Est in 2 strutture parallele principali che si allungano da Pacentro a Popoli (Pe) e viceversa. In diverse pubblicazioni dell’Ingv si spiega che “In profondità le 2 strutture sono plausibilmente collegate in un unico piano di faglia che si sviluppa sino a circa 12-14 km. L’ultimo forte terremoto, probabilmente associato alla faglia del Morrone, è quello del II secolo A. D. sono passati circa 2000 anni – anche per questo quella del Morrone è chiamata faglia silente – Inoltre, è notorio che quanto maggiore è il tempo di ricarica di una faglia tanto maggiore è il terremoto atteso” il massimo terremoto atteso per la faglia del Morrone è pari a Mw 6.6 – 6.7 riferiscono dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Nel Laboratorio di geodinamica e sismogenesi dell’Università di Chieti, nel 2010 si accerta che per l’area epicentrale di Sulmona esiste una doppia possibilità di terremoti. Già prima del 2009 è chiaro, in sostanza, che l’area aquilana e il bacino di Sulmona sono a più alta pericolosità nell’Italia centrale e nei calcoli il Laboratorio dell’università considera non solo i terremoti storici, ma lo studio delle faglie geologiche attive.

La prevenzione del terremoto, lo stato geologico della valle Peligna Report-age.com 2016

Fig. 9

Il convegno La sismicità nella valle Peligna: stato delle conoscenze e prevenzione si è svolto il 27 febbraio 2010 a Sulmona (Aq). In una pubblicazione (Fig. 9) del 18 giugno dello stesso anno sono raccolti gli interventi dei relatori del convegno, tra questi, la relazione Terremoti e faglie attive della valle Peligna e del massiccio della Maiella, di Giusy Lavecchia, ordinario di geologia strutturale all’Università di Chieti, cui si aggiungono le relazioni di Gaetano de Luca responsabile rete regionale monitoraggio sismico del centro nazionale terremoti Ingv, Christian Del Pinto, responsabile scientifico del centro funzionale della Protezione civile del Molise, Michele Tataseo, dell’Università La Sapienza di Roma, facoltà di Architettura.

mariatrozzi77@gmail.com

Curiosità. Ieri, l’associazione Orsa Pro Natura ha tirato fuori la questione della Faglia profonda, denominata Sovrascorrimento dell’Abruzzo Citeriore del massiccio della Maiella che si approfondisce verso Ovest fino a una profondità di 15-20 km sotto la conca Peligna. “Giusy Lavecchia, ordinario di geologia strutturale della Università Gabriele D’Annunzio scrive:  Il terremoto del 1706 (Mw 6.8) può essere associato o al sistema di faglie dirette Sw immergenti del monte Porrara (ndr. Massiccio della Maiella), che rappresenta la continuazione verso Sud del sistema del Morrone, o ad una porzione del sovrascorrimento dell’ Abruzzo Citeriore. Il terremoto del 1933 (Mw 6) può essere attribuito allo stesso sistema compressivo……..(omissis). In conclusione, nell’area epicentrale di Sulmona esiste una doppia possibilità di terremoti: 1) eventi relativamente superficiali, enucleatisi tra 10-15 km sulle faglie dirette  del monte Morrone e/o del monte Porrara; 2) eventi più profondi, enucleatisi tra 25-15 km sulla prosecuzione in profondità del sovrascorrimento dell’ Abruzzo Citeriore“.

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Faglie della Maiella e del Morrone dal satellite 2016Il respiro della valle Peligna visto dai satelliti: spiano le faglie del Morrone e le profondità della Maiella

Ad un passo da Centrale e Gasdotto Snam. Retroscena del Rete adriatica

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