La Faglia Profonda: sotto il Morrone c’è molto di più

In valle Peligna, sotto il sistema di faglie del Morrone, c’è qualcos’altro che si muove in profondità anche verso la Maiella. Uno studio ha consentito d’individuare un Sovrascorrimento profondo nell’Abruzzo Citeriore che interessa la superficie costiera tra Lanciano e Ortona, (Ch) e verso Ovest, a 15-20 km sotto il massiccio della Maiella, comprende anche la terrazza di Sulmona, scivolando però a circa 25 km di profondità, nella Conca Peligna.

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É la faglia più pericolosa d’Italia quella del Morrone, a chiarirlo è l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). Pericolosa perché la massima magnitudine attesa in caso di attivazione è prevista con questi valori: M=6,66,7. “Il bacino di Sulmona è localizzato nella zona intermedia tra il dominio distensivo interno e compressivo interno” dichiara nel 2010  Giusy Lavecchia, ordinario di geologia strutturale all’Università di Chieti. É proprio questo l’anno in cui a Sulmona, la geologa ha parlato del sovrascorrimento nell’Abruzzo Citeriore. In sostanza, la valle Peligna starebbe in mezzo a zone tettoniche in continuo movimento per questo “Nell’area epicentrale di Sulmona esiste una doppia possibilità di terremoti – per – eventi relativamente superficiali tra i 10-15 km di profondità sulle faglie dirette del monte Morrone e/o monte Porrara – e per altri – eventi più profondi messi a fuoco tra i 25-15 km in profondità sulla prosecuzione del sovrascorrimento dell’Abruzzo Citeriore” sottolinea Lavecchia nella relazione che illustrò ai sulmonesi oltre 7 anni fa. Parlando di eventi relativamente superficiali non si esclude la probabilità di sisma di una certa potenza, a voler considerare le dichiarazioni dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

Faglia del monte morrone lo studio dei geologi Report-age.com 2016Occorre puntare alla prevenzione. Ai sopralluoghi di vulnerabilità sismica con microzonazione  degli edifici è indispensabile agganciare investimenti e stanziamenti statali necessari ad assicurare la resistenza soprattutto dei Comuni della dorsale appenninica su cui corre il rischio. Bisogna chiedere e ottenere la messa in sicurezza delle nostre città, impedire la realizzazione di progetti che potrebbero amplificare le conseguenze di terremoti che in aree a massimo rischio sismico non sono mai una sorpresa. Un progetto come il Rete adriatica con una centrale di compressione del gas naturale da costruire a Case Pente e annesso metanodotto, a poca distanza da un incredibile sistema di faglie, non rappresenta il modo migliore per essere pronti e superare, indenni, il mostro. 

Il rischio non può mai essere pari a zero per una infrastruttura costruita dagli esseri umani e va ridotto dunque anche evitando progetti definiti strategici, ma non per le comunità che li subiscono. Sulla terrazza Peligna è prevista una centrale di spinta del gas naturale ai piedi di monte Morrone, l’impianto pomperà il metano nelle condotte del gasdotto Rete adriatica che attraverserà il bacino sulmonese, la valle Peligna, per raggiungere, a circa 5 metri di profondità, tutti i territori dove si sono manifestati i crateri dei peggiori terremoti italiani di questi ultimi anni sugli Appennini, passando dall’Aquila a Norcia per Visso e così tanti altri luoghi colpiti dai più recenti eventi sismici. Proprio queste località dell’Appennino Centrale, segnano i punti del tracciato del metanodotto Brindisi-Minerbio (Bo) che attraversa aree a rischio sismico 1, il massimo, e fanno tappa nei pressi dell’Aquila, Norcia, Visso.

In breve, al terremoto che potrebbe generarsi dal sistema di faglie del Morrone in valle Peligna si aggiungerebbe la possibilità di un sisma generato a ulteriori profondità. Il terremoto del 1706 (Magnitudo momento 6.6  Catalogo parametrico dei terremoti italiani dell’Ingv – con epicentro nei pressi di Campo Di Giove – Aq) non risparmiò Sulmona, questo sisma “Può plausibilmente essere associato o al sistema di faglie del monte Porrara che rappresenta la continuazione, verso Sud, del monte Morrone, o ad una porzione del sovrascorrimento dell’Abruzzo Citeriore” e la professoressa chiarisce che si tratta di un sistema compressivo costiero che potrebbe essere stato causa di un altro terremoto sulla Maiella, quello del 26 settembre 1933 (Mw 6.0), generato probabilmente da una faglia trascorrente in direzione NNE-SSW collegabile ai movimenti profondi del massiccio della Maiella, la montagna più alta della catena degli Appennini dopo il Gran Sasso d’Italia. A Sud del Morrone è individuata una frattura: “Comincia in corrispondenza della chiusura meridionale del Morrone lungo la strada che da Pacentro (Aq) porta a Passo San Leonardo – spiega Fabrizio Galadini, dirigente della sede aquilana dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) – la faglia poi raggiunge Capo di Giove (Aq) e prosegue verso Sud, lungo il Porrara, sino alla stazione di Palena, sul Quarto di Santa Chiara. É una faglia attiva” chiarisce il dirigente Ingv.

Fig. 1 Zonazione sismotettonica faglia Maiella Report-age.com 2016
Fig.1 Zonazione sismotettonica

Il cuore della Maiella rispolveriamo gli atti di un interessante convegno svolto a Sulmona quasi 8 anni fa, documentato con una pubblicazione di giugno 2010 ‘La prevenzione dal terremoto, lo stato geologico della valle Peligna, il monitoraggio, la prevenzione’. É scritto negli atti del convegno organizzato dal compianto geologo e giornalista sulmonese, Antonio Mancini. “L’area di Sulmona e della valle Peligna e quella del massiccio Maiella si trovano localizzate proprio nella zona intermedia tra il dominio distensivo interno (area celeste fig. 1) e quello compressivo esterno (area rossa Fig.1)” viene spiegato nella relazione Tettonica attiva e terremoti in Abruzzo.

 

“Il massiccio della Maiella corrisponde ad una struttura compressiva anticlinalica che si sviluppa in direzione NW-SE al tetto di un sovrascorrimento non più attivo da alcuni milioni di anni – è indicato nell’atto – Basandosi sull’interpretazione di linee sismiche profonde è possibile però individuare un sovrascorrimento, probabilmente attivo, che arriva in prossimità della superficie nell’area costiera tra Lanciano e Ortona, (in provincia di Chieti ndb) e che poi si approfondisce verso Ovest, fino a profondità 15-20 km sotto il massiccio della Maiella e di 20-25 km sotto la conca Peligna”. 

Riassumendo, non è affatto remota la possibilità che sotto il sistema di faglie del Morrone e del monte Porrara possa esserci altra attività sismogenetica che genera forti terremoti. Anche per questa ragione occorre un monitoraggio ancora più puntuale, non basta puntare i satelliti dell’Agenzia spaziale europea (programma Copernicus – Sentinel) sulle faglie del Morrone e del massiccio della Maiella, occorre scrutare le profondità.

Sulmona era banco di prova per le buone pratiche della prevenzione sismica con una microzonazione sismica all’avangardia sul patrimonio storico e artistico del centro storico, ma i fondi stanziati per la ricerca saranno spesi invano se non si pianificano e finanziano interventi di messa in sicurezza. Il fatto di sapere del rischio non ci mette al sicuro se gli edifici restano vulnerabili, tenendo conto dei rischi  valutati dagli esperti in particolar modo per la valle Peligna.

A novembre 2016 al ministro delle infrastrutture (Delrio) sottolineammo la contraddizione di uno studio di prevenzione sismica e dela realizzazione di una centrale di spinta del metano in area a massimo rischio sismico e idrogeologico e in questo articoo (la risposta qui)

Versante occidentale del Monte Morrone. Frecce nere indicano segmento faglia orientale, le bianche il segmento di faglia occidentale
Versante Occidentale Morrone, frecce nere indicano segmento faglia orientale, bianche  segmento faglia occidentale

La faglia del Morrone (fig. 8) si sviluppa per circa 25 chilometri da Nord Ovest-Sud Est in 2 strutture parallele principali che si allungano da Pacentro a Popoli (Pe) e viceversa. In diverse pubblicazioni dell’Ingv è chiarito che “In profondità le 2 strutture sono plausibilmente collegate in un unico piano di faglia che si sviluppa sino a circa 12-14 km. L’ultimo forte terremoto, probabilmente associato alla faglia del Morrone, è quello del II secolo d.C., sono trascorsi quasi 2000 anni – anche per questo quella del Morrone è chiamata faglia silente – Inoltre, è notorio che quanto maggiore è il tempo di ricarica di una faglia tanto maggiore è il terremoto atteso” il massimo terremoto atteso per la faglia del Morrone è pari a Mw 6.6 – 6.7 dichiarano dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Nel Laboratorio di geodinamica e sismogenesi dell’Università di Chieti, nel 2010 si accerta che per l’area epicentrale di Sulmona esiste una doppia possibilità di terremoti. Già prima del 2009 è chiaro, in sostanza, che l’area aquilana e il bacino di Sulmona sono a più alta pericolosità nell’Italia centrale e nei calcoli il Laboratorio dell’università considera non solo i terremoti storici, ma lo studio delle faglie geologiche attive.

La prevenzione del terremoto, lo stato geologico della valle Peligna Report-age.com 2016
Fig. 9

Il convegno La sismicità nella valle Peligna: stato delle conoscenze e prevenzione si è svolto il 27 febbraio 2010 a Sulmona (Aq). In una pubblicazione (Fig. 9) del 18 giugno dello stesso anno sono raccolti gli interventi dei relatori del convegno, tra questi, la relazione Terremoti e faglie attive della valle Peligna e del massiccio della Maiella, di Giusy Lavecchia, ordinario di geologia strutturale all’Università di Chieti, cui si aggiungono le relazioni di Gaetano de Luca responsabile rete regionale monitoraggio sismico del centro nazionale terremoti Ingv, Christian Del Pinto, responsabile scientifico del centro funzionale della Protezione civile del Molise, Michele Tataseo, dell’Università La Sapienza di Roma, facoltà di Architettura.

mariatrozzi77@gmail.com

Curiosità. L’associazione Orsa Pro Natura ha tirato fuori la questione della Faglia profonda, denominata Sovrascorrimento dell’Abruzzo Citeriore del massiccio della Maiella che si approfondisce verso Ovest fino a una profondità di 15-20 km sotto la conca Peligna. “Giusy Lavecchia, ordinario di geologia strutturale della Università Gabriele D’Annunzio scrive:  Il terremoto del 1706 (Mw 6.8) può essere associato o al sistema di faglie dirette Sw immergenti del monte Porrara (ndr. Massiccio della Maiella), che rappresenta la continuazione verso Sud del sistema del Morrone, o ad una porzione del sovrascorrimento dell’ Abruzzo Citeriore. Il terremoto del 1933 (Mw 6) può essere attribuito allo stesso sistema compressivo……..(omissis). In conclusione, nell’area epicentrale di Sulmona esiste una doppia possibilità di terremoti: 1) eventi relativamente superficiali, enucleatisi tra 10-15 km sulle faglie dirette  del monte Morrone e/o del monte Porrara; 2) eventi più profondi, enucleatisi tra 25-15 km sulla prosecuzione in profondità del sovrascorrimento dell’ Abruzzo Citeriore“.

Novembre 2016 Graziano Delrio, ministro delle infrastrutture ospite a Sulmona per lanciare il Piano di prevenzione sismica Casa Italia sul rischio di costruire la centrale di spinta e il metanodotto Snam, del progetto Rete adriatica, a Case Pente ossia sul terrazzamento di Sulmona e proprio a ridosso delle faglie risponde così alla giornalista Maria Trozzi

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